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La disposizione dell’Alta Corte di Istanbul arriva a seguito della decisione della Corte Costituzionale dello scorso 15 dicembre 2015, in base alla quale i reati di pedofilia, e nello specifico commessi nei confronti di minori di 15 anni, sono da considerare alla stregua di abusi sessuali ordinari. A pronunciarsi a favore della riforma sono stati 7 giudici, contro altri 6: la modifica prende a sua volta le mosse da un rinvio da parte di un tribunale locale, secondo cui la legislazione turca non consente di distinguere tra i reati di abusi sessuali in base all’età delle vittime. La cesura ora pone come limite, ingiustificabile, l’età di 12 anni: dai 13 anni in su, dunque, le vittime sono considerate adolescenti consapevoli della natura di un atto sessuale. La decisione, in assenza di un nuovo pronunciamento, diventerà legge effettiva il 13 gennaio 2017. Nello specifico, inoltre, la Corte è intervenuta sulla norma che punisce gli abusi sessuali sui minori, sostenendo che la punizione per i reati sui bambini fra i 12 e i 15 anni non può essere uguale a quella che coinvolge gli under 12. I legislatori hanno sei mesi di tempo per riformulare la legge, dopodiché si creerà un vuoto legislativo.La stessa Corte ha inoltre annullato un provvedimento in base al quale chi è giudicato colpevole del reato di pedofilia deve scontare una pena di almeno 16 anni di prigione. L’annullamento definitivo è previsto per il 23 dicembre 2016. Una legge che potrebbe avere dei risvolti devastanti: già ora, 3000 uomini accusati di stupro di minori hanno sposato le loro giovani vittime, pur di sfuggire alla pena.
La pratica dei matrimoni in Turchia con ‘spose-bambine’, seppure necessiti di essere distinta da quanto accade in altri paesi asiatici dove la situazione è ben più preoccupante (India e Pakistan in primis), è molto diffusa nella provincia di Şanlıurfa nel sud-est del Paese: lì, il 39% delle donne sposate con uomini adulti ha non più di 16 anni, in base a quanto analizzato dalla Fondazione Social Democratica, con sede a Istanbul. L’inasprimento dei diritti dei minori e delle donne arriva adesso, dopo anni in cui in Turchia c’erano stati dei barlumi garantisti: solo ad aprile del 2014 furono presentate al Parlamento turco alcune proposte di legge volte a inasprire le pene nei confronti dei colpevoli dei reati di abusi sessuali sui minori. A proporle, furono il ministro della famiglia, Aysenur Islam, l’allora primo ministro Recep Tayyip Erdogan e il ministro della giustizia Bekir Bozdag: all’epoca la società turca rimase scioccata dal ritrovamento di una bambina di 6 anni, legata, uccisa e abusata nella città di Adana. Un altro caso che in Paese aveva destato fortissimo sgomento aveva riguardato Muharrem Büyüktürk, l’insegnante condannato a 508 anni di carcere per aver abusato sessualmente di 10 bambini di 12 anni. Il governo era anche convinto che proprio la riforma scolastica del 4+4+4 (che estende l’obbligo scolastico fino ai 18 anni) e la diffusione delle scuole religiose, le imam-hatip, avrebbero bloccato il diffondersi dei matrimoni forzati e contratti da bambine innocenti e ignare.
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