Ravenna, 10 aprile 2014 – «Possono indagare quanto vogliono e cercare nel computer o in altri posti. Quello che c’era da scoprire sta tutto lì, in quelle intercettazioni riportate nell’ordinanza. Non c’è nulla d’altro da scoprire. Non ci sono altri ragazzi…»: è questo, in sintesi, il portato del lungo colloquio chedon Giovanni Desio ha avuto ieri in carcere con il suo difensore, l’avvocato Battista Cavassi.
In sostanza il religioso ha affidato al legale la propria ammissione perché se ne facesse interprete anche nei confronti del pubblico ministero inquirente per spiegare la scelta di non farsi interrogare. Il difensore deve aver adeguatamente rappresentato all’indagato il vantaggio processuale che potrebbe derivare daun’ampia ammissione di fatti che ancora la polizia giudiziaria deve scoprire. «Non c’è nulla da scoprire. Quanto era da scoprire è già venuto alla luce del sole» avrebbe detto don Desio.
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