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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Preti pedofili, spacciatore: «Don Seppia mi chiedeva bimbi tra i 10 e i 12 anni»

Preti pedofili, spacciatore: «Don Seppia mi chiedeva bimbi tra i 10 e i 12 anni»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Luglio 2011
in Liguria
Reading Time: 2 mins read
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Il pusher: quando proposi una 15enne mi disse che non era di suo gradimento. Per tre anni l’ho rifornito di cocaina

ROMA – Don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente (Genova), arrestato a maggio per abusi sessuali su minori e cessione di stupefacenti, avrebbe chiesto a uno spacciatore 26enne della Guinea che viveva a Milano di procurargli bambini tra i 10 e 12 anni. Lo ha raccontato lo stesso pusher, fermato per spaccio il 21 giugno su richiesta del pm di Milano Luca Gaglio, durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip del capoluogo lombardo Maria Vicidomini.

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«Don Riccardo Seppia mi chiedeva di procurargli non solo cocaina, consegnatagli per tre anni puntualmente ogni due settimane, ma anche bambini tra i 10 e i 12 anni. E quando gli ho proposto una ragazzina portoghese di 15, mi ha risposto che non era di suo gradimento». È quanto ha dichiarato davanti al gip di Milano Maria Vicidomini lo spacciatore del prete finito in carcere nei mesi scorsi per pedofilia.

Il 26enne porta quindi nuove fonti di prova a carico del parroco, la cui posizione ora è al vaglio della procura di Genova. A gennaio lo spacciatore aveva cercato di raggiungere la Spagna per sposarsi e ottenere così la cittadinanza. La Polaria lo ha bloccato in aeroporto e lo ha denunciato a piede libero per sostituzione di persona perché cercava di superare la dogana con un passaporto falso. Un modo per non ostacolare l’indagine in corso della procura di Milano. Il fermo è scattato in occasione di un nuovo tentativo del 26enne di andare a sposarsi in Spagna con una portoghese. Stava per partire con l’aiuto di un camionista quando sono scattate le manette. Il monitoraggio dei carabinieri nel frattempo ha documentato da parte dell’indagato un’attività quotidiana di spaccio di droga, quasi esclusivamente cocaina.

Ha servito don Seppia dal 2008 fino al dicembre 2010 finché il cliente si è rivolto a uno spacciatore genovese. Gliela consegnava a domicilio, comprandone piccole dosi che tagliava un attimo prima di portargliele. Quando è stato fermato, il 26enne era in possesso di 14 ovuli di cocaina che ha ingoiato nel tentativo di nasconderli . È stato piantonato in ospedale finché li ha espulsi e nella sua abitazione gli investigatori hanno trovato anche 20 grammi di cannabis. Alle spalle ha giá una condanna per droga ed è recidivo specifico infraquinquennale. Era stato indicato come proprio spacciatore dallo stesso don Seppia, il cui arresto è stato recentemente confermato dai giudici del Riesame di Genova.
Martedì 05 Luglio 2011 – 18:50

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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