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La maledizione del Seminario di Paolo VI, non c’è due senza tre

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Maggio 2010
in Lombardia
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2002 Don Luigi Facchi: Pedofilia, parroco sotto inchiesta

Il sacerdote, ex vicerettore del Seminario, è stato allontanato dal paese per decisione del pm. Incredulità a Ome, nel Bresciano, per le accuse contro don Luigi.

BRESCIA, 30 Giugno 2002 – Per 5 anni era stato il vicerettore del seminario di Brescia poi, settembre ‘ 99, la curia di Brescia gli ha affidato la parrocchia di Ome. Giovedì mattina, molto presto, i carabinieri hanno suonato in canonica. Da allora don Luigi Facchi, 42 anni, in paese non s’ è più visto. Indagato per pedofilia, dopo un primo interrogatorio gli è stato notificato l’ obbligo di dimora in un altro comune. Una misura cautelativa disposta dal pm in attesa di completare gli accertamenti. I fatti risalirebbero agli anni in cui il religioso era il curato di Gottolengo. Ma la denuncia sarebbe scattata solo pochi mesi fa.

2007 Don Marco Baresi: arrestato il Vicerettore del Seminario

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La maledizione di via Bollani stessa accusa per il suo predecessore.

BRESCIA, 28 Novembre 2007. In arresto il vicerettore del Seminario di Brescia, don Marco Baresi, stessa accusa per il suo predecessore. Originario di Chiari, dopo una breve esperienza a San Zeno, era stato chiamato a sostituire don Luigi. L’ex responsabile patteggiò la condanna e ora si occupa di una biblioteca e di preti anziani. Sembra un brutto scherzo della sorte. Ma don Marco Baresi, nel seminario di Brescia, era stato chiamato a risolvere un problema. Ed ora il problema – con accuse quasi identiche a quelle di otto anni prima – è diventato lui. Fino al 1999, infatti, ad occuparsi dei ragazzi delle scuole medie era don Luigi, che attorno al 2002 ha patteggiato una condanna per reati collegati alla pedofilia commessi proprio negli anni in cui era vicerettore dell’istituto diocesano di via Bollani e successivamente è stato trasferito ad occuparsi di una libreria e dei preti più anziani. Don Marco era stato indicato come suo sostituto – incarico delicatissimo, dato il precedente – nonostante avesse trent’anni appena compiuti.

2010 Don Claudio Ballerini: prete si masturba in piazza Partigiani a Perugia: condannato a 6 mesi.

Il sacerdote, ex vicerettore al seminario, originario di Brescia già sospeso dal servizio sacerdotale per problemi analoghi.

PERUGIA, 1 aprile 2010 – Si sarebbe masturbato alla fermata degli autobus, in piazza Partigiani, con la “piena visione” di due adolescenti che l’hanno denunciato. Accadono, accadono anche nella tranquilla Umbria episodi di devianza sessuale destinati a creare problemi al Vaticano. “E’ un fatto molto brutto perché riguarda un sacerdote” chiarisce il pubblico ministero Gianluca Proietti nel corso della requisitoria.

Ieri l’ultima tappa del processo che si è svolto con il rito abbreviato davanti al giudice monocratico del tribunale di Perugia, Anna Rita Cataldo. Il pm aveva sollecitato una condanna a un anno di reclusione sostenendo la piena responsabilità del religioso i suoi precedenti e chiedendosi se siano state fatte segnalazioni al Vaticano sul comportamento dell’ecclasiastico. La difesa invece, puntando sui problemi di salute psichica dell’imputato ne aveva chiesto l’assoluzione. “Siamo ai limiti della sussistenza del reato”.

I fatti risalgono al 2008 e coinvolgono don Claudio Ballerini, cinquantenne originario di Brescia, prete del nord Italia, già sospeso dal servizio sacerdotale per problemi analoghi dettati – ha sostenuto la sua difesa – anche da problemi di natura psicologica. Il religioso si è trasferito in Umbria: è ospite della Comunità Figli della Misericordia di Collevalenza (“per un processo di rafforzamento dell’identità umana e vocazionale dei sacerdoti”) perché sta seguendo un percorso di recupero in un istituto di cura.

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Nel pomeriggio raggiunge il capoluogo umbro e su una panchina, in pieno giorno, davanti a due ragazzine compie atti di autoerotismo. Ha un giornale in mano e sembra che in parte tenti di nascondersi ma le sedicenni, spaventate, avvertono subito il 113. Una pattuglia della squadra volante identifica immediatamente il religioso che è in abiti civili e lo denuncia per atti osceni in luogo pubblico. Non è la prima volta. Nel 2002 si beccò una multa, nel 2006 il tribunale di Verona lo condannò a 6 mesi per lo stesso reato e la Curia, presso cui prestava servizio, lo sospese.

Don Claudio Ballerini è però stato anche e soprattutto educatore nel Seminario di Brescia. Prima come Vicerettore nella comunità delle Medie poi, ritirato d’urgenza dall’incarico per incipiente esaurimento nervoso, riciclato a fare il Padre Spirituale di tutto il Seminario Minore.

E’ notorio infatti che chi da segni di squilibrio psichico tra un gruppo di quaranta ragazzi in cammino vocazionale meriti di diventare la guida spirituale di oltre cento ragazzi dai 12 ai 19 anni.

Un ragazzo, all’epoca un seminarista in cura spirituale dal Ballerini, afferma: “il sacerdote nelle ore di pastorale ci faceva formidabili letture di romanzi alla Uccelli di Rovo. Aveva un libro in particolare col quale voleva dovevamo fare meditazione; era la storia di un giovane prete continuamente insidiato nella virtù da parrocchiane moleste, e diceva che queste cose succedevano, quindi dovevamo prepararci. Diventare prete era una sofferenza, diventare non era per niente facile. Un giorno, a furia di insistere su questi toni  e parlare del dolore del sacerdozio fece esplodere un mio compagno francescano, che si alzò in piedi in aula e gli urlò che aveva letteralmente rotto i c******i con quella viacrucis vocazionale e che a noi invece l’idea di diventare prete garbava moltissismo, peccato solo avessimo  davanti esempi di depressione cosmica come la sua”.

Erano i primi anni novanta, il padre spirituale sarebbe rimasto in carica parecchi anni, con la stima dei Superiori e la pazienza dei seminaristi, nonostante in molti avessero chiesto di poter cambiare Superman, così chiamavano il loro direttore spirituale per via di una certa somiglianza fisica. Ora Superman non vola più davvero.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.