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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Pedofilia: teologo svizzero Küng contro il Papa: faccia “mea culpa”

Pedofilia: teologo svizzero Küng contro il Papa: faccia “mea culpa”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Marzo 2010
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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 17/03/10
Pedofilia: teologo svizzero Küng, Papa faccia “mea culpa”

Il Papa dovrebbe fare “mea culpa” sui casi di abusi sessuali su minori che stanno scuotendo la Chiesa cattolica. Ne è convinto il teologo riformista svizzero Hans Küng, che è intervenuto oggi su questo tema con un articolo pubblicato sulla “Süddeutsche Zeitung”.
“Cinque anni di pontificato senza nulla cambiare a queste pratiche funeste”, ha sottolineato il teologo lucernese, professore emerito di teologia ecumenica all’Università di Tubingia. “La decenza richiederebbe che il principale responsabile della dissimulazione (di questi casi) da decenni, nel caso specifico Joseph Ratzinger, facesse il proprio mea culpa”.
In relazione alla cascata di rivelazioni di abusi sessuali commessi nel corso di decenni da membri del clero, vicenda che sta scuotendo la Chiesa cattolica tedesca da metà gennaio, Küng non risparmia critiche neanche all’episcopato tedesco e al suo presidente, l’arcivescovo Robert Zollitsch. Questi dovrebbe “affermare chiaramente che in futuro nessun caso sarà trattato senza il convolgimento della giustizia”.(ats)

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http://www.bluewin.ch/it/index.php/572,257244/Pedofilia__teologo_svizzero_Kueng,_Papa_faccia_mea_culpa/it/news/diversi/sda/

Küng contro il Papa sulla pedofilia

Roma,
Un dura condanna del Vaticano e del suo modo di gestire lo scandalo pedofilia appare oggi sulle pagine della Sueddeutsche Zeitung. A firma del teologo svizzero Hans
Küng, noto per le sue critiche al pontificato di Giovanni Paolo II e anche di Benedetto XVI, uno dei teologi piu’ ‘progressisti’ del panorama cristiano.
“Cinque anni di pontificato senza mai modificare queste pratiche funeste. La decenza esigerebbe che il principale responsabile della dissimulazione da decenni (di queste vicende), vale a dire Joseph Ratzinger, facesse un “mea culpa”, scrive il teologo
nell’articolo, con un titolo chiarissimo: “La responsabilita’ di Ratzinger”.
“Nessun’altra persona nella Chiesa ha visto passare sulla sua scrivania tanti casi di abusi”, continua Hans Küng, citando i 24 anni in cui il futuro papa Benedetto XVI ha guidato la Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio), durante i quali ha trattato tutti i casi di abusi sessuali in seno alla chiesa del mondo intero “nel piu’ assoluto segreto”.
Hans Kueng non risparmia neppure l’attitudine dell’episcopato tedesco e del suo presidente, l’arcivescovo Robert Zollitsch, dopo l’emersione, in tutta la sua gravita’, dello scandalo negli istituti scolastici cattolici della Germania. “I Vescovi, invece
di chiedere perdono alle vittime, non dovrebbero riconoscere di essere dei complici? (…) La protezione dei loro sacerdoti sembra aver contato di piu’, per i Vescovi, che la protezione dei bambini”, scrive ancora il teologo.
Kueng rivolge un pressante invito affinche’ all’interno della Chiesa si apra un dibattito sul celibato dei preti, citando numerose “dichiarazioni di psicoterapeuti e psicoanalisti che individuano una relazione evidentissima” tra celibato e pedofilia.

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Professore emerito di teologia ecumenica all’Universita’ di Tubinga, Hans Kueng, 81 anni, venne sollevato dall’incarico dal Vaticano nel 1979, in seguito a una disputa teologica sul dogma dell’infallibilita’ papale.

www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=138962

Pedofilia e Chiesa, Kung: “Il problema è il celibato”

Prima gli Stati Uniti, poi l’Irlanda, la Germania e l’Olanda: l’ombra della pedofilia destabilizza l’equilibrio della Chiesa cattolica e pone seri interrogativi sulla castità dei suoi sacerdoti. Papa Benedetto XVI ha recentemente parlato di «crimini enormi», di una piaga da combattere. Per Hans Kung, la ferita è più profonda, non si tratta di casi isolati, ma di un problema interno al clero: il celibato. Kung, fra i maggiori teologi cattolici prima che gli venisse revocata la “missio canonica” e che chiamò proprio l’attuale pontefice alla cattedra di teologia di Tubinga, è uno dei più influenti critici delle dottrine della Chiesa di Roma.
Per lui l’unica soluzione per fermare la deriva morale di alcuni ambienti religiosi è quella di abolire l’insostenibile obbligo del celibato. Il teologo svizzero smonta le presunte certezze, dietro le quali si rifugia spesso il popolo dei cattolici, e scrive le sue obiezioni.
«Gli abusi sessuali compiuti dai sacerdoti non hanno nulla a che fare con il celibato. Obiezione! (…) Come mai si registrano in massa proprio nella chiesa cattolica, guidata da celibatari? Chiaramente queste colpe non sono attribuibili esclusivamente al celibato. Ma quest’ultimo è la più importante espressione strutturale dell’approccio teso che i vertici ecclesiastici hanno rispetto alla sessualità». Kung, conosciuto in ambienti vaticani come “il ribelle” critica questa regola imposta «che non esisteva ancora nel primo millennio e fu imposta nell’undicesimo secolo». Se la prende con il silenzio delle gerarchie ecclesiastiche e contro quella «prassi decennale di insabbiamento dei casi di abuso».
IRLANDA Pochi mesi fa la pentola di decenni di maltrattamenti ai ragazzini negli istituti cattolici è stata scoperchiata a Dublino, nella cattolicissima Irlanda: migliaia di testimoni hanno accusato preti e suore irlandesi di abusi e violenze nei confronti di minorenni. Due dossier del governo irlandese, il rapporto Ryan del maggio 2009 e il rapporto Murphy del novembre 2009, hanno costretto il Vaticano a esporsi su un argomento finora tabù.
USA Negli Stati Uniti Uniti la ferita della pedofilia era stata messa a nudo nel 2004 dal «John Jay Report» confermando 6700 accuse di molestie commesse da 4392 preti americani (il 4 per cento del totale) dal 1950 al 2002. «È una grande sofferenza per la Chiesa negli Stati Uniti, per la Chiesa in generale e per me personalmente il fatto che tutto ciò sia potuto accadere» , aveva affermato Joseph Ratzinger nel 2008, dicendosi «mortificato» e assicurando: «Faremo tutto il possibile affinché questo non si ripeta in futuro. I due aspetti della giustizia – aggiunse – sono che i pedofili non possono essere sacerdoti e che bisogna aiutare le vittime in ogni modo».
GERMANIA I vescovi cattolici tedeschi per la prima volta meno di due settimane fa hanno ammesso di aver “sottovalutato” la diffusione degli abusi sessuali da parte del clero in Germania. Hanno provato a correre ai ripari, dopo che a Monaco, la città di papa Ratzinger la Procura ha aperto le prime inchieste: il presidente della conferenza episcopale, Robert Zollitsch, ha annunciato un giro di vite condannando le violenze. Nonostante già nel 2002 i vescovi approvarono delle linee-guida rigorose per stroncare la piaga della pedofilia, chiudendo la loro assemblea generale a Friburgo hanno comunque ammesso un parziale fallimento e hanno promesso che pagherà ogni diocesi per le sue “pecore nere”. Ora spunta anche lo scandalo pedofilia nel coro di voci bianche di Ratisbona, all’epoca in cui a dirigerlo c’era Georg Ratzinger, fratello del Pontefice.
OLANDA In Olanda, invece, nel mirino è finita una scuola di ’s-Heerenberg, con tre preti accusati di abusi. I vertici religiosi locali però hanno taciuto, preferendo non commentare i casi dei docenti dell’istituto affiliato al monastero salesiano di Don Bosco negli anni ‘60 e ‘70 che avrebbero molestato almeno tre studenti.
«La Chiesa non dovrebbe quindi attendersi un mea culpa anche da parte del Papa, in collegialità con i vescovi?», si domanda Kung.

http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/pedofilia-e-chiesa-kung-il-problema-e-il-celibato-271636/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

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