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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » sicilia » Lettera aperta di Marco Marchese in risposta all’Arcivescovo Carmelo Ferraro

Lettera aperta di Marco Marchese in risposta all’Arcivescovo Carmelo Ferraro

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Gennaio 2007
in Sicilia
Reading Time: 4 mins read
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Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta che Marco Marchese ha indirizzato all’Arcivescovo, ai parroci, a tutti i fedeli di Agrigento e anche al nostro giornale:

“scrivo questa lettera in riposta a quella che il vescovo di Agrigento ha scritto e fatto leggere nelle parrocchie della provincia poco prima di Natale.

Scrivo ancora una volta per esprimere tristezza ed amarezza. E dubbi…

Eccellenza, lei scrive aprendo la sua lettera con le parole “carissimi fratelli e sorelle in nel Signore Gesù,”, mi chiedo cosa significano queste parole e soprattutto se io sono suo fratello nel Signore Gesù. Lei scrive dicendo “voglio aprirvi il mio cuore, sollecitato dalla triste vicenda di cui, nostro malgrado, siamo stati protagonisti in una recente trasmissione televisiva”. Cosa significa per Lei aprire il suo cuore? E quando quella sera di novembre del 2000 le ho raccontato degli abusi che avevo subito, perché non ha aperto il suo cuore? Bè, del resto lo scrive lei stessa: per aprire il suo cuore deve essere sollecitato da una “triste vicenda”, e forse quando le ho raccontato degli abusi questi non erano abbastanza tristi!!!!

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Ma ancora oggi, rileggendo la sua letterina mi chiedo cosa intendesse con “triste vicenda” di cui suo (il nostro forse voleva riferirsi al plurale maestatis perché non penso che i suoi “fratelli e sorelle” c’entrino nulla) malgrado è stato protagonista nella trasmissione di mi manda rai tre. La triste vicenda è quella che è successa a me quando avevo appena 12 anni? O è triste il fatto che dopo averne parlato non sono stati presi provvedimenti da parte della chiesa agrigentina? O è triste il fatto che abbia richiesto il risarcimento? O è triste il fatto che la curia ha chiesto il risarcimento a me?

Mi aiuti a capire!

Forse avrebbe preferito che quella trasmissione non fosse mai andata in onda, vero?

“Per amore della verità, sento di precisare quanto segue” sono le sue parole, le ricorda? E continua citando un passo del vangelo che dovrebbe farci tremare: chiunque scandalizza uno solo di questi più piccoli è meglio per lui che gli sia messa al collo una macina di mulino e sia gettato in mare!. Mi sono permesso di riportare tutto il passo del vangelo che lei ha accennato, sa, magari non tutti sanno che fine ha augurato Gesù a chi scandalizza i bambini. Ma qual è lo scandalo? Quello di un pedofilo che abusa di 7 ragazzini, o quello di un prete che dice ad un ragazzino di starsene in silenzio, o di un vescovo che licenzia una delle vittime con un libro, senza mai più risentirlo per sapere come sta? O di un vescovo che non interviene permettendo a quel pedofilo di abusare ancora di altri bambini? O di quel vescovo che chiede i danni alla vittima? Qual è lo scandalo? Me lo chiedo ancora e ce lo chiediamo in tanti. “Condanniamo ogni forma di pedofilia e qualsiasi connivenza con essa”…..

“Al fine di evitare ogni fraintendimento rinunzio ad ogni forma di richiesta di risarcimento, ma ritengo opportuno precisare che non potevo e non posso esercitare il diritto-dovere di difendere la diocesi, da ogni accusa ad essa ingiustamente rivolta” Oggi mi chiedo se questa sua decisione è stata presa solo dopo che la “triste vicenda (così la chiama lei), di cui, nostro malgrado, siamo stati protagonisti, è stata resa nota nella trasmissione di mi manda rai tre! E se non avessi avuto il coraggio di raccontare ancora una volta gli abusi subiti a tutta Italia, avrebbe rinunziato alla richiesta di risarcimento? “Al fine di evitare ogni fraintendimento…” cosa può essere frainteso in tutto questo eccellenza? Lei ha il diritto dovere di difendere la diocesi… certo! Aveva anche il diritto e dovere di difendere i bambini affidati ad un suo ministro! Invece….

Conclude la sua missiva con queste parole “Il natale ci invita a cercare la via della pace e per questo invito a chiedere al Signore di condurci alla meta della riconciliazione, del perdono e della concordia” Certo, il Signore è grande, ma non può fare tutto da solo…. Quante volte ha cercato di riconciliarsi con i suoi “fratelli e sorelle nel Signore Gesù”? Quante volte li ha cercati?

Tutto questo quando i giornalisti di Agrigento hanno minacciato di non venireLe a fare gli auguri di Natale…. Ringrazio di cuore chi ha mostrato di avere un cuore e una coscienza (come il segretario provinciale dell’Assostampa di Agrigento, Nino Randisi, e il presidente dell’Associazione culturale docenti cattolici, Alberto Giannino, e il Presidente del centro Padre Nostro di Palermo e i tanti che mi sono stati vicini) ma ancora oggi, come nel 2004 quando le ho scritto la prima volta, mi chiedo cosa sarebbe stato se non avessi avuto il coraggio di denunciare tutto alla magistratura, se non avessi avuto accanto persone come quelli di “mi manda rai tre” e tutti quei giornalisti che cercano di raccontare i fatti con coscienza morale, sociale e cristiana! Cosa ne sarebbe adesso?

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Sa, in associazione arrivano tante email di chi è stanco di questo silenzio, di questo atteggiamento connivente, e di chi aspetta una mano tesa per potersi riconciliare. Per questo mi auguro presto di poter incontrare il santo padre ed insieme cercare di aiutare molte vittime di uscire dal proprio silenzio e riconciliarsi con questa amata Chiesa. Sono contento che a settembre lascia la guida della chiesa agrigentina e spero che il suo successore sappia rivolgere una maggiore attenzione a questi fatti.

Amo questa chiesa e cerco ogni giorno di aiutare chi ha subito la mia stessa esperienza e che sono stati traditi nello spirito ancor prima che nel corpo, di continuare ad aver fede nella chiesa nonostante il cattivo esempio di pochi, fa dimenticare quello buono di tanti altri.

Sempre dalla parte dei bambini”.

Marco Marchese

http://www.agrigentonotizie.it/notizie/leggi/4081.html/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.