La rete degli orrori del prete pedofilo, brutalizzati altri bambini. Trotta alla sbarra

Per l’ex sacerdote e allenatore di calcio la storia non è ancora finita. Possibile nuovo processo a carico di Giovanni Trotta, 55enne già condannato per pedofilia e violenze nei confronti di minorenni. Ci sarebbero altri 9 presunti casi di abusi sui quali l’uomo dovrà rispondere davanti al giudice in un’aula di tribunale. Appuntamento con l’udienza preliminare il prossimo 7 febbraio al cospetto del gup Roberto Oliveri Del Castillo.

È l’ennesima mazzata per Trotta, già condannato alla pena di 8 anni di reclusione e al pagamento di 64mila euro di multa. L’ex sacerdote ed ex allenatore di una scuola calcio giovanile di Pietramontecorvino, era accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di un 11enne e di produzione, distribuzione, divulgazione, condivisione e pubblicizzazione di materiale pedopornografico ai danni del bambino. I fatti risalgono agli anni 2013 e 2014, commessi a Pietra ma anche a Casalnuovo Monterotaro.

La sentenza era stata emessa al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato in cui i genitori della giovane vittima si erano costituiti parte civile ottenendo dal giudice il risarcimento danni con provvisionale immediatamente esecutiva di 30mila euro. Il gup aveva inoltre condannato Trotta all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, dagli uffici attinenti la tutela dei minori, da qualunque incarico nelle scuole e da ogni ufficio pubblico o privato frequentato da minori.

I FATTI

Abuso su minori, ben sette adescati in chat e cinque finiti letteralmente nella sua rete e convinti, in alcuni casi, a seguirlo in abitazione per avere rapporti. Fatti commessi ai danni di G.A (classe 2002), D.N. (classe 2002), F.A. (classe 2001), C.G. (classe 2001) e T.G. (classe 2002). Con l’accusa di violenza sessuale, adescamento di minori, pornografia minorile e divulgazione di materiale pedopornografico, agenti del compartimento della polizia postale di Bari notificarono in carcere un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del 55enne Giovanni Trotta, ridotto allo stato laicale dal 16 marzo 2012, già detenuto dall’aprile 2015. L’uomo fu arrestato per presunti abusi sessuali commessi nei confronti di un 11enne.

I fatti contestati, commessi a Pietramontecorvino, risalgono al 2014, epoca in cui l’indagato era già stato ridotto allo stato laicale e aveva cominciato a fare l’allenatore di una squadra di calcio. Per Trotta scattò subito l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti dei cinque minori affidati alla sua custodia in quanto dirigente e allenatore della squadra di calcio frequentata dai bambini, nonché docente di lezioni private. Per lui anche l’accusa di pornografia minorile e divulgazione di materiale pornografico realizzato mediante lo sfruttamento sessuale, “che distribuiva e diffondeva agli stessi ed anche ad altri minori, – spiegò la Procura di Bari – al fine di attrarli a sé e di metterli in competizione tra di loro, per via telematica e mediante l’applicazione WhatsApp del telefono cellulare in suo uso”.

Trotta adescò due 12enni, un ragazzo e una ragazza, attraverso la chat Messenger del loro profilo Facebook. Le vittime erano tutte di sesso maschile tranne la minorenne “utilizzata dall’arrestato – spiegò la Procura – al fine di ottenere materiale pedopornografico da spendere come esca con i bambini di sesso maschile di cui abusava e che si erano dimostrati più restii a recarsi presso la sua abitazione; dimostrando fintamente interesse per i soggetti di sesso femminile, infatti, Trotta riuscì a convincere anche i minori più diffidenti a recarsi presso la sua abitazione ed a perpetrare i suoi turpi crimini contro l’infanzia”.

Il materiale sequestrato a don Giovanni Trotta venne definito “agghiacciante” per i contenuti sia delle foto che delle chat con le piccole vittime. Trotta, che si faceva chiamare “don Gianni” e che nascondeva alle famiglie di non essere più sacerdote, abusava di minori che venivano affidati alla sua custodia. L’uomo, infatti, impartiva lezioni private ed era conosciuto nell’ambiente sportivo quale allenatore di una Società di Calcio per minori che, a novembre 2014, prima della perquisizione domiciliare disposta dalla Procura, lo aveva allontanato per “comportamenti contrari ai principi e ai valori cui la società si ispira”, pur non presentando nessuna denuncia nei suoi confronti.

A quanto ricostruito dagli investigatori anche grazie a computer, telefoni e macchine fotografiche sequestrati durante la perquisizione, “don Gianni” aveva continui dialoghi in chat con i minori di cui poi abusava, tutti incentrati sulla pornografia: alle vittime l’ex sacerdote avrebbe chiesto di inviare foto e a sua volta avrebbe inviato immagini che lo raffiguravano nudo, sul letto. Aveva anche “comprato” il silenzio di un bambino con la promessa che lo avrebbe aiutato a diventare un bravo calciatore oppure un modello.

I REATI COMMESSI A CASA SUA

Don Giovanni Trotta consumava gli abusi sessuali all’interno della sua abitazione, luogo in cui i minori si recavano per il doposcuola. Qui l’uomo, abusando delle loro condizioni di inferiorità fisica e psichica e forte dell’ascendente che aveva sui bambini, li induceva a compiere e subire atti sessuali, consumati singolarmente o in gruppo; induzione che rafforzava millantando la sua qualità di sacerdote, facendosi chiamare Don Gianni, nonché con la promessa di farli giocare al computer e a vari giochi, oppure sfruttando il social network Facebook, sul quale si accreditava come “amico degli amici“, inviando loro migliaia di chat, quasi tutte dal contenuto erotico e pedopornografico.

I VIDEO PEDOPORNOGRAFICI

Poi li costringeva a produrre materiale pedopornografico, che veniva realizzato, con continue sollecitazioni, all’interno della abitazione dell’uomo, su un soppalco, attraverso rappresentazioni di pornografia minorile prodotte mediante lo sfruttamento sessuale dei minori, effettuate con il telefono cellulare, con una fotocamera digitale o prodotte, su sua richiesta, dagli stessi minori. I video venivano distribuiti e divulgati dall’ex sacerdote sia alle stesse vittime, con l’unico scopo di metterle in competizione tra di loro e di insinuare in loro curiosità di natura sessuale, sia ad altri soggetti, tutti minorenni.

LE FOTO SHOCK

Analoghi contenuti avevano le chat con le quali intratteneva costanti dialoghi con i minori di cui poi abusava, nonché con i minori che adescava in rete, con dialoghi tutti dal contenuto pornografico e pedopornografico, avviati nonostante fosse consapevole dell’età delle vittime, cui chiedeva di inviare foto degli organi genitali ed alle quali mandava fotografie che lo raffiguravano nudo, sul letto, con l’organo genitale in erezione.

IL PROVVEDIMENTO DELLA CHIESA

L’arrestato riusciva a carpire la fiducia dei minori e la loro buona fede, oltre che la fiducia dei loro genitori, perché forte del suo ruolo di sacerdote, non avendo mai rivelato di essere stato ridotto allo stato laicale con provvedimento adottato dalla Congregatio Pro Doctrina Fidei Prot. N. 5/200 del 16 marzo 2012 per ragioni connesse alla commissione di delicta contra sextum Decalogi praeceptum cum minoribus con il quale era stato dispensato dallo stato del sacro celibato e dagli oneri sacerdotali, nonché perché conosciuto nell’ambiente sportivo, quale allenatore della ‘Società Calcio Pietramontecorvino’, costituita da minori tutti in età prepuberale e perché si proponeva quale insegnante di doposcuola dei bambini di cui poi abusava.

L’ALLONTANAMENTO DALLA SOCIETÀ DI CALCIO

L’11 novembre 2014 la società calcistica dei Monti Dauni, prima della perquisizione domiciliare disposta il 21 dello stesso mese, lo allontanava per “comportamenti contrari ai principi ed ai valori cui la società si ispira“, senza però sporgere alcuna denuncia.

LA FRAGILITÀ DEI BAMBINI

Tutti i bambini brutalizzati da don Giovanni Trotta hanno riferito di aver riposto nell’uomo grande fiducia, costituendo per loro, in ragione del ruolo e della età, un valido punto di riferimento. L’arrestato ha approfittato invece della loro ingenuità, connessa all’età e della loro fragilità affettiva, in quanto alcuni di loro erano figli di genitori separati o con problematiche familiari ed, in un caso, appena rimasti orfani di padre. Tutte circostanze ben note all’arrestato.

FOTO E CONVERSAZIONI AGGHIACCHIANTI

Il materiale acquisito dal Compartimento Polizia Postale di Bari nel corso della perquisizione disposta dalla Procura della Repubblica di Bari, che ha portato al sequestro di computer, telefoni e macchine fotografiche, è risultato agghiacciante per i suoi contenuti, sia in relazione alle foto prodotte, che ai contenuti delle chat inviate dall’ex religioso.

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