La Chiesa sconfessata

La Santa Sede ha ripetutamente e palesemente violato la Convenzione sui diritti dell’infanzia. Ecco le responsabilità degli ultimi tre papi che emergono dall’indagine Onu sulla pedofilia clericale. Bergoglio compreso

« Comitato è fortemente preoccupato perché la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, né ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini, e perché ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili». È questo uno dei passaggi più significativi del durissimo atto accusa delle Nazioni unite contro la Chiesa di Roma per la fallimentare gestione della pedofilia clericale, elaborato in virtù della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. Ratificata nel 1990 dalla Santa Sede, la Convenzione prevede come clausola ineludibile per i firmatari l’obbligo di adottare ogni misura possibile per tutelare i diritti fondamentali dei minori, in quanto persone, e per proteggere la loro crescita da qualsiasi situazione a rischio. Secondo l’organizzazione con sede a Ginevra, rappresentata dalla Commissione sui diritti del fanciullo (Crc), l’essenza della Convenzione è stata ripetutamente e palesemente violata dal Vaticano come si evince dalle 16 pagine del rapporto preliminare pubblicate il 5 febbraio al termine di una capillare inchiesta avviata a luglio 2013.

L’indagine e la condanna, senza precedenti nei confronti di uno Stato sovrano aderente all’Onu, sono soprattutto il risultato delle denunce presentate raccolte nel corso di anni da alcune organizzazioni delle vittime di preti pedofili. I dossier finiti sul tavolo della Crc, firmati tra gli altri da Survivors voice Europe e Survivors network of those abused by priests, hanno documentato centinaia di migliaia di abusi compiuti nel mondo. Le vittime hanno chiesto di conoscere i motivi per cui le gerarchie ecclesiastiche locali e la Curia romana, il governo centrale della Chiesa, per decenni abbiano ignorato le denunce contro pedofili tristemente noti. Tra cui spicca il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado, “protetto” di Giovanni Paolo II che il 27 aprile prossimo sarà santificato quasi a tempo di record da papa Francesco e dal papa emerito Benedetto XVI. La loro testimonianza si è aggiunta alle inchieste che negli Stati Uniti hanno provocato il collasso di una decina di diocesi sotto il peso miliardario dei risarcimenti alle vittime, e delle indagini conoscitive condotte dai governi del Canada per il genocidio dei nativi canadesi, dell’Irlanda e dell’Australia. Tutte indicano che la cultura della segretezza e il terrore dello scandalo pubblico da parte del Vaticano hanno avuto come diretta conseguenza la distruzione della vita di migliaia di bambini e diffusione planetaria del fenomeno criminale.

Il periodo esaminato dalla Crc – dal 1990 in poi – chiama in causa Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger. Quest’ultimo sia come cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (Cdf), sia come pontefice. È il papa polacco che definisce l’abuso un delitto contro la morale in violazione del sesto comandamento nel Nuovo codice di diritto canonico del 1983. Ed è il suo successore che lo ribadisce in primis – da cardinale – nella lettera De delictis gravioribus del 2001, che aggiorna l’elenco dei delitti secondo il diritto canonico per i quali la Cdf si riserva l’ultimo giudizio; e poi nelle Nuove norme sui delicti graviora del 2010, dove Benedetto XVI per la prima volta parla di “crimine” ma conferma che l’abuso di un «chierico con un minore» rientra nella categoria dei “delicta contra mores”, cioè dei delitti contro il costume e la morale cattolica. Peraltro è proprio il papa emerito che nel 2013 parla testualmente di «abuso morale di minorenni da parte di sacerdoti» nella lettera al matematico Odifreddi su Repubblica.

Questo è il punto centrale di tutta la vicenda. Il Comitato raccomanda infatti alla Santa Sede una completa revisione del suo assetto normativo, in particolare del Codice di diritto Canonico, per garantire la completa aderenza alla Convenzione: perché «gli abusi sessuali dei bambini non sono un “delitto contro la morale” ma crimini» violenti contro delle persone. In sostanza, è difficile pensare di poter prevenire e combattere questo crimine se, trattandosi di un’offesa a Dio, la sanzione consiste nel perdonare i pedofili e restituirli all’opera pastorale dopo che hanno fatto penitenza. Difatti il Rapporto Onu condanna la pratica di trasferire i responsabili di abusi di parrocchia in parrocchia, definendola un tentativo di coprirne i crimini e di sottrarli alla giustizia. Una prassi che «mette a rischio i bambini di molti Paesi, con decine di autori di abusi sessuali che sono ancora in contatto con i minori».

L’indagine, condotta da 18 esperti indipendenti in diritti umani, si è conclusa il 16 gennaio 2014 con l’audizione tra gli altri del nunzio apostolico presso l’Onu, cardinale Silvano Maria Tomasi, e l’ex promotore di giustizia vaticano mons. Charles Scicluna. L’interrogatorio era stato anticipato da un dossier di 25 pagine con le repliche della diplomazia vaticana alle domande recapitate dal Comitato nel luglio del 2013 in vista, appunto, dell’audizione. «La Chiesa di Roma si è difesa da par suo, con risposte evasive ed elusive» racconta a left Sue Cox, co-fondatrice di Survivors voice Europe con Ton Leerschol, presente all’audizione. Secondo la Santa Sede la campagna “tolleranza zero” di Benedetto XVI dopo la grande crisi europea del 2009-2010 e le scuse pronunciate ad esempio nella famosa lettera pastorale ai cattolici irlandesi, avrebbero portato i loro frutti nella lotta alla pedofilia. E la volontà di proseguire la sua opera espressa da papa Francesco mostrerebbero l’intenzione di garantire la massima trasparenza nella soluzione dei crimini. Sebbene papa Bergoglio abbia detto che la soluzione dei crimini “sessuali” sia vitale per la credibilità della Chiesa, la stessa istituzione da lui presieduta si è però rifiutata di dare all’Onu alcune informazioni chiave, tra cui i nomi dei sacerdoti pedofili. Perché? Perché, dice la Santa Sede, gli obblighi derivanti dalla Convenzione sono limitati al territorio di Città del Vaticano, mentre gran parte delle questioni riguardano casi di competenza della giustizia dei Paesi in cui gli abusi hanno avuto luogo e ai quali si attengono le linee guida dei vescovi locali. E poco importa se queste regole “locali” aderiscano al Codice di diritto canonico e alle Nuove norme introdotte da Benedetto XVI e Francesco I nel 2013. Pertanto il Comitato nelle sue conclusioni ha dovuto ricordare alla Santa Sede che, «ratificando la Convenzione si è impegnata ad attuarla non solo sul territorio dello Stato della Città del Vaticano ma anche quale supremo potere della Chiesa cattolica attraverso singoli individui e istituzioni posti sotto la sua autorità». Il rapporto presenta «limiti gravi», ha commentato a tal proposito il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. «In particolare – ha aggiunto – sembra grave la non comprensione della natura specifica della Santa Sede».

A proposito di Bergoglio, l’Onu gli riconosce il merito di aver istituito nel dicembre 2013 una Commissione per la protezione dei bambini. Ma, pur senza nominarlo, è papa Francesco il destinatario del sollecito a modificare il Codice di diritto canonico dando seguito all’attuazione della Convenzione che lui stesso ha stabilito per decreto a luglio 2013, una settimana dopo l’avvio dell’inchiesta Onu (e 23 anni dopo la ratifica). «I rilievi di Ginevra sono ineccepibili e siamo di fronte a un avvenimento storico», commenta Sue Cox. «Il Vaticano ha reagito sdegnando le accuse e paventando complotti come sempre accade quando viene messo alle strette di fronte alle prove delle sue gravi responsabilità». Secondo l’attivista, la storia dimostra che la Chiesa non farà nulla per cambiare spontaneamente: risolverà il “caso pedofilia” solo se viene costretta. «Quindi – dice – io credo che sia importante mantenere alta la pressione affinché le sue azioni siano sempre più trasparenti. Possono quindi essere determinanti le denunce come quella ricevuta dall’Onu, depositate alla Corte europea dei diritti dell’uomo e alla Corte penale internazionale. Quanto alla Commissione di Bergoglio, ben venga. Sebbene in realtà non ce ne sia bisogno perché per chiudere i conti con questa storia criminale è sufficiente che lui soddisfi le richieste delle Nazioni unite».

http://www.left.it/2014/02/13/la-chiesa-sconfessata/15055/

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