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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Condannato per abusi celebra messa in Italia (video)

Condannato per abusi celebra messa in Italia (video)

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Novembre 2012
in Liguria
Reading Time: 2 mins read
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LIBERO D’AGOSTINO

A settanta anni suonati don Italo Casiraghi è tornato a celebrare messa. L’ex parroco di Gordola è tornato all’altare con sulle spalle la croce di una condanna, nel 2005, a sei mesi di detenzione per ripetuti atti sessuali con fanciulli. Tentati e consumati, recitava la sentenza. Don Italo, celebra messa in Italia a Pietra Ligure, ma il suo passato in Ticino, riportato alla luce da una video inchiesta, sta scuotendo la parrocchia del piccolo Comune  in provincia di Savona.

A Pietra Ligure, 10mila abitanti, si conoscono tutti e quel video che  da mesi circola su youtube, e di cui in Ticino ha dato notizia Liberatv, ha turbato parecchio gli animi dei parrocchiani. Le immagini e il servizio realizzati da Franceso Zanardi, sono rimbalzati pure sui blog e sulla stampa regionale, facendo riemergere una storia che sette anni fa aveva scosso il cantone e messo sottosopra la diocesi di Lugano.

All’epoca il caso aveva riempito le pagine dei giornali, con le cronache di una vicenda triste quanto torbida. Con gli scabrosi messaggi telefonici che don Italo inviava ripetutamente ad alcuni ragazzini che frequentevano la parrocchia di Gordola, le foto osé e il resoconto del suo rocambolesco arresto il giorno in cui aveva un appuntamento con una adolescente, ma era stato poi subito bloccato da una poliziotta che si era nascosta in un armadio.  Una vicenda dai risvolti pesanti che aveva coinvolto diverse famiglie  e che si credeva ormai dimenticata.

Dopo la condanna, don Italo si era ritirato in Italia e per anni non si era più parlato di lui. Sino al febbraio scorso, quando la video inchiesta di Zanardi, noto attivista italiano che si batte per diritti di gay e contro la pedofilia nella Chiesa, l’ha scovato a Pietra Ligure. Nel video si vede lo stesso Zanardi che ferma don Italo Casiraghi per strada e si accerta della sua identità per poi riprenderlo in chiesa mentre celebra la messa. Immagini che hanno inquietato la piccola comunità dei fedeli, che mai avrebbero sospettato un passato tanto pesante.

Oggi a Petra Ligure sono in molti a domandarsi se è giusto che un prete condannato per atti sessuali con fanciulli, possa celebrare messa.

Un interrogativo che divide i parrocchiani e gli stessi uomini di Chiesa (vedi intervista a lato con don Sandro Vitalini). Se per alcuni don Italo ha pagato per le sue colpe, e quindi ha tutto il diritto di ritornare alla vita religiosa, per altri fargli celebrare messa, non in un istituto, ma in una parrocchia è una scelta eccessiva. Soprattutto in tempi in cui non si placano le polemiche per gli episodi di pedofilia nella Chiesa e per l’impegno delle gerarchie vaticane nel combattere questo triste quanto diffuso fenomeno.
[email protected]

http://www.caffe.ch/stories/Attualit%C3%A0/41159_condannato_per_abusi_celebra_messa_in_italia/
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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.