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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Albenga » Albenga, l’ultima crociata: il vescovo Oliveri manda un prete pedofilo a dire messa

Albenga, l’ultima crociata: il vescovo Oliveri manda un prete pedofilo a dire messa

Redazione WebNews by Redazione WebNews
31 Ottobre 2014
in Liguria
Reading Time: 3 mins read
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 Albenga – D’accordo, scisma è troppo. Però le foto delvescovo Mario Oliveri assiso in trono, oppure mentre celebra la messa circondato da tricorni, paramenti sfolgoranti d’oro e scarpe con la fibbia d’argento – che costano un patrimonio e vengono ordinate a un noto calzolaio romano – hanno fatto andare su tutte le furie il Papa.

E la pantofola rossa sul profilo Facebook di don Simone Ghersi, ex cappellano di bordo della Costa Crociere sbarcato per comportamento troppo esuberante, al pari del prete ex modello di Prada Julio Abalsamo? Un atto di devozione nei confronti del Papa emerito, non richiesto e anzi molto ambiguo.

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Del resto don Simone continua a pregare per «il nostro papa Benedetto», durante le messe che celebra nella chiesetta delle Cappe Bianche di Loano, don Julio è sempre in prima fila nelle semicarbonare messe tridentine… Soprattutto hanno irritato il Santo padre ipizzi preziosissimi dei seminaristi, stretti al loro vescovo nella tradizionale foto d’inizio anno scolastico.

Sarebbe questa la chiesa povera, si sarebbe inalberato Francesco con i collaboratori più intimi? Se è così lo facciamo chiudere, quel seminario! I quattordici seminaristi di Albenga, altro particolare non gradito al pontefice, risultano tutti studenti fuori sede. L’ennesima conferma della politica pastorale di Oliveri, bussate e vi sarà aperto, che nel corso dei ventiquattro anni di episcopato ha visto affollare le parrocchie ponentine di sacerdoti espulsi dalle altre diocesi: gay dichiarati, molestatori di uomini e donne, esibizionisti, preti a gettone (ce n’è uno che fa il barista durante la settimana e celebra la messa nel week-end), truffatori… Peccatori conclamati, per di più irriconoscenti.

Il primo a scaricare Oliveri, dopo le anticipazioni del Secolo XIX sull’imminentecommissariamento della diocesi, è stato il direttore della Caritas don Filippo Bardini,ordinato prete dal medesimo vescovo, quattro anni fa, malgrado fosse stato allontanato senza troppi riguardi dal seminario di Savona. Una vicenda emblematica. Nella relazione firmata nel 2005 dal rettore don Claudio Doglio, corroborata da un’analoga analisi dell’abate di Finalpia don Romano Cecolin, si tratteggia una figura di sacerdote estremamente inquietante: il curriculum scolastico di don Bardini «è gravemente lacunoso, assolutamente fuori dalle norme richieste dall’autorità ecclesiastica per ricevere gli ordini sacri», e uno.

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«La sua preparazione teologica in genere è ridotta al minimo dei luoghi comuni devozionali, con tendenze fondamentaliste», e due. «La dottoressa… mi ha detto fra l’altro che il suo quoziente di intelligenza è molto basso: unito all’ignoranza e al fanatismo può produrre una miscela esplosiva», e tre. Oliveri si è sempre identificato con il buon pastore, la sua umanità è riconosciuta da tutti, ma era il caso di ordinare sacerdote un uomo «fissato su alcune questioni come l’omosessualità e il demoniaco»?

E lasciare che diventasse direttore della Caritas un soggetto che ha manifestato «seri problemi nel campo dell’aggressività e della sessualità, con diversi casi concreti che hanno lasciato intuire un lato oscuro potenzialmente rischioso»? Oggi Bardini nega tutto, «sono calunnie di una persona che ho danneggiato». Però nega anche don Renato Giaccardi, che ha patteggiato quattro mesi per induzione e sfruttamento della prostituzione minorile: irretiva adolescenti e li compensava con dieci euro in più se fornivano il telefono di un coetaneo. «Erano loro a cercare me!», si è sempre difeso lui. Oliveri lo ha mandato a Loano, a celebrare messa nell’istituto delle suore della Visitazione.

Bardini: «In mezzo alle bambine, capite? Io l’ho detto al vescovo, è una follia. Per questo lo contesto, non è scarsa riconoscenza»! Va da sé che la miscela di accuse, rancori e denunce reciproche rischia di provocare un incendio pericolosissimo. Oliveri e il suo vicario, Giorgio Brancaleoni, per ora hanno deciso di allontanare dal seminario Marco Lunardi, uno dei tradizionalisti più esuberanti.

Ma dallo stesso istituto filtrano voci di liti furenti fra il vicario, che è anche il rettore, e un ex fiorista che ha di recente scoperto la propria vocazione. Nervosismo. Eccessi. La curiosa composizione del clero e l’attaccamento eccessivo alla liturgia tradizionale – quasi tutti gli altari della diocesi sono stati girati, in omaggio al motu proprio concesso da Ratzinger – sono in queste ore all’attenzione di Francesco.

http://www.ilsecoloxix.it/p/savona/2014/10/31/ARyvSjQC-pedofilo_vescovo_crociata.shtml

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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