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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » l’Italia latita ma molti Stati hanno adottato una semplice soluzione per rendere giustizia alle vittime

l’Italia latita ma molti Stati hanno adottato una semplice soluzione per rendere giustizia alle vittime

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
15 Dicembre 2020
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 2 mins read
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Il senso di disperazione delle vittime del clero italiane, e il palese fallimento di Istituzioni e magistratura, nonché della cultura civile di un paese tra i più industrializzati – incapace o connivente poco importa – ma che di fatto non è stato capace di mettere mano a una soluzione. Tutto ciò ha portato, proprio nel nostro paese, un vero paradosso: vediamo le vittime chiedere giustizia a chi ha permesso per decenni il loro stupro, in quanto in balìa di governi incapaci. Quasi un invito alle vittime a farsi giustizia da sé.

Dico paradosso perché nel resto del mondo le vittime chiedono giustizia allo Stato e alla magistratura, non agli aguzzini, a loro si chiede semplicemente di cambiare linea, di denunciare alle autorità civili i crimini e rimuovere dalla chiesa il pedofilo.

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Molti paesi di fronte alla consapevolezza di quello che per la chiesa è un problema endemico, hanno adottato una soluzione alquanto indolore e laica, perché non rivolta alla sola chiesa e al tempo stesso modernamente in linea con quanto è oramai abbondantemente appurato dalla scienza medica. Da anni di è consapevoli che il “disturbo post traumatico da stress”, di cui soffrono tutte le vittime di violenza sessuale, ha tempi di maturazione molto lunghi. Lo stesso crimine viene equiparato dagli psicologi di tutto il mondo a un “omicidio psichico”.

La soluzione che ha restituito, in primis, dignità e giustizia alle vittime e, al tempo stesso, ha fatto in modo che la chiesa attuasse finalmente provvedimenti di tutela non più rivolti alla sola Istituzione, ma questa volta anche ai minori che la frequentano, è stata così semplice quanto efficace.

È semplicemente bastato un Decreto Legislativo che rimovesse, come accade da sempre per l’omicidio fisico, anche per quello psichico i termini di prescrizione. Nell’introduzione della nuova norma hanno lasciato una finestra di sei mesi, un anno – a seconda dei paesi – che permettesse alle vittime già prescritte, di denunciare i crimini subiti.

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Incredibile all’apparenza, anche se in realtà razionalmente ovvia, la reazione delle conferenze episcopali di quei paesi che hanno reagito come sempre in tutela dell’Istituzione, ma di riflesso questa volta anche verso le vittime e la prevenzione.

È infatti accaduto il miracolo!!!

Sono state le stesse conferenze episcopali, per la prima volta nella storia, a convocare le vittime note alla chiesa tentando accordi di risarcimento. Senza più prescrizione l’alternativa era che lo decidesse un tribunale, e di sicuro non avrebbe stabilito cifre irrisorie come quelle proposte dal clero. Per esempio in Germania inizialmente era stato stabilito un indennizzo di 5.000€, oggi arrivato a 50.000€.

Cifre ancora irrisorie se paragonate alle tabelle ufficiali, tuttavia toccando anche quel poco nel portafogli della chiesa, di riflesso lei stessa ha iniziato, per tutelarsi, a trattare e non a sottovalutare, come era sempre accaduto, anche le nuove segnalazioni.

È pur vero che ancora oggi in tutto il mondo, la scarsa collaborazione della chiesa non ha ancora portato a norme che garantiscano la salute psicofisica dei minori che la frequentano, tuttavia si è passati grazie agli Stati che hanno adottato questa soluzione, da un muro di gomma – che in Italia non è mai stato contrastato in alcun modo – ad una speranza concreta per le vittime di poter finalmente accedere a percorsi terapeutici che potessero rendere loro almeno la dignità ed una vita più serena.

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Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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