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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Papa Francesco sarà denunciato alle Nazioni Unite per aver nascosto il caso Próvolo

Papa Francesco sarà denunciato alle Nazioni Unite per aver nascosto il caso Próvolo

Un gruppo rappresentativo, composto da vittime e avvocati che denunciano abusi sessuali da parte di religiosi a Mendoza, noto come "Caso Provolo", denuncerà il Vaticano e la Chiesa cattolica davanti alla sede delle Nazioni Unite in Svizzera per aver coperto gli atti criminali e perché non collaborano durante le indagini giudiziarie. Inoltre, incontreranno vittime abusate in Italia, mentre l'intervista al Papa argentino richiesta dalla delegazione è ancora senza risposta.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
24 Gennaio 2020
in World
Reading Time: 4 mins read
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Per Máximo Paz, per ANRed – Le derivazioni dei casi enfatici verificatisi a Mendoza dai molteplici attacchi sessuali di preti su bambini sordi all’Istituto Cattolico Antonio Próvolo di Luján de Cuyo continuano il loro percorso di denuncia. Dopo che nel novembre dello scorso anno il reclamo ha raggiunto una marcata condanna nei confronti degli autori di abusi, le vittime, insieme ai loro avvocati, riveleranno all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) un documento contro il Vaticano che descriverà in dettaglio le accuse di azioni di occultamento nel processo di giudizio.

Gli avvocati Sergio Salinas e Lucas Lecour – membri dell’Associazione Xumek, una comunità dedicata alla promozione e alla difesa dei diritti dei bambini – e quattro vittime dirette, su invito di Ending Clergy Abuse (ECA), una ONG dedicata all’argomento degli abusi sessuali perpetrati da religiosi in tutto il mondo, sarà la delegazione che presenterà il mese prossimo presso la sede delle Nazioni Unite a Ginevra, in Svizzera, un rapporto in cui Papa Francesco e la Chiesa cattolica saranno accusati di aver coperto gli atti criminali e la mancanza di collaborazione nel già storico processo noto come “Caso Provolo”. Denunce attraverso la relazione saranno formulate specificamente in seno al Comitato contro la tortura e al Comitato sui diritti dell’infanzia dell’organizzazione internazionale.

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Sebbene tale strumento di imputazione sia in istanze preparatorie, le accuse nei confronti della Chiesa per insufficiente collaborazione nel famoso caso scoppiato a Mendoza è stata una costante che ha formato un cardine durante il processo giudiziario, che ha finito per condannare il sacerdote Nicola Corradi, il sacerdote Horacio Hugo Corbacho e il giardiniere Armando Ramón Gómez, rispettivamente a 44, 45 e 18 anni di prigione. Ancora di più: dopo la sentenza dello scorso novembre, il commissario apostolico Alberto Bochatey ha pubblicato una dichiarazione intitolata “Se un membro soffre, tutti soffrono con lui”, dove cerca di negare la denuncia e di rendere conto, a modo suo, dell’effettiva collaborazione del chiostro cattolico, messo alle strette per le accuse contro di lui. Tale pubblicazione non è stata sufficiente per l’accusa che ha affrontato la causa chiamando a deporre Dante Simón – un inviato speciale di Papa Bergoglio per agire come informatore e amministratore dello scandaloso processo – partendo da una denuncia, in cui l’inviato è stato accusato di aver ostacolato il percorso probatorio, ostruzione alla giustizia, disobbedienza e falsa testimonianza.

In tal senso, si osserva che sebbene il processo penale abbia trovato la sua condanna in prima istanza, resta da sapere cosa si determinerà nei processi che saranno condotti nella giurisdizione civile, dove verrà stabilito il corrispettivo risarcimento economico per le vittime. Il procedimento civile è contro l’Opera di San José, il nome legale dell’Istituto Próvolo e, in solido, l’Arcivescovo potrebbe essere responsabile. In quella zona procedurale, in cui è posta in gioco l’aspetto monetario, oltre alla punizione, la Chiesa, come determinata dalla difesa degli abusi sessuali, passa anche a verdetti contorti basati sui loro interessi materiali. Senza andare oltre, all’inizio del mese in corso, un avvocato patrocinante – anche un membro dell’organizzazione di appartenenza di Salinas e Lecour -, mandò una lettera a Bergoglio stesso per denunciare la Chiesa sul suo atteggiamento nei confronti di ciò che ora si sviluppa attraverso la giurisdizione civile. Lì dice: «Solo pochi giorni fa e dopo che il tribunale penale ha condannato gli accusati per gli eventi accaduti, in una dimostrazione esemplare di attivismo giudiziario, una Camera civile ha convocato le parti per cercare di raggiungere un accordo in modo che le vittime abbiano un risarcimento. Tutti i tentativi non hanno avuto successo, da allora una Camera civile ha convocato le parti per cercare di raggiungere un accordo affinché le vittime ottengano un risarcimento. Tutti i tentativi non hanno avuto successo, da allora il dialogo con la controparte è stato come negoziare con una compagnia di assicurazioni. La priorità della controparte era compensare sempre al minor costo possibile. Va chiarito che con meno della metà del denaro ricevuto dall’Associazione per la vendita della proprietà in cui ha lavorato, è sufficiente a risarcire le vittime (in riferimento a dove ha lavorato l’Istituto Próvolo, che è stato chiuso e venduto). Bochatey, ipocritamente, fa dichiarazioni pubbliche di solidarietà con le persone colpite ma, privatamente, protegge meschino la tasca di un ordine i cui membri hanno abusato sessualmente di persone sordomute a Verona, La Plata e Mendoza.»

Le denunce in Europa si svolgeranno tra il 14 e il 22 febbraio. La delegazione, a nome di tutti gli abusati, terrà incontri con numerose entità internazionali e ONG, al fine di rendere visibile il caso pilota in Argentina a livello internazionale, che ha completamente svelato le azioni dei sacerdoti in relazione ai crimini sessuali verso minori e vulnerabili.

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Va aggiunto che l’Onu quest’anno valuterà il Vaticano – come Stato – in relazione alle sue prestazioni in conformità con i regolamenti che emergono dalla Convenzione contro la tortura e dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia, con l’antecedente negativo nella ultime decisioni dell’organizzazione internazionale prese nel 2014 , dove si è concluso che “la Santa Sede ha violato la Convenzione nei casi in cui è stata denunciata di abuso e ignorato le accuse, e che, per quanto ne sappiamo, è accaduto almeno cinquanta volte”, ha affermato il relatore del caso dalla commissione contro la tortura, Felice Gaer.

Il tour includerà anche un passaggio attraverso l’Italia, dove incontreranno le vittime che hanno subito gli stessi attacchi, abusi e crimini a Verona. Come atto conclusivo, il gruppo delegato ha richiesto una visita a Roma a Papa Francesco, oltre ad altre autorità ecclesiastiche, al fine di presentare di persona il problema trasformato in un paradigma sull’abuso sessuale religioso.

Il silenzio in risposta alla richiesta di incontri, fino ad oggi, da parte dello Stato della Chiesa cattolica e del suo leader, l’ex cardinale di Buenos Aires Jorge Bergoglio, ora Papa Francesco, è totale. Appare solo l’eco delle ultime notizie conosciute del mondo religioso: i 50 rosari benedetti dal più alto funzionario vaticano dato a militari condannati per crimini contro l’umanità. Rete L’ABUSO

(traduzione con Google)

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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