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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » I genitori del ragazzo abusato a Milano scrivono al Papa: «Non abbiamo mai avuto risposte»

I genitori del ragazzo abusato a Milano scrivono al Papa: «Non abbiamo mai avuto risposte»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Marzo 2019
in Lombardia
Reading Time: 4 mins read
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di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – «Caro Papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione». Inizia così la lettera aperta firmata Cristina ed Ettore Battaglia e inviata a Il Messaggero.

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«Ti abbiamo scritto più volte, e recapitato le nostre missive attraverso diversi canali ufficiali a partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costantemente ed incessantemente già dal lontano 2015, ma fino ad ora senza alcuna risposta nel merito». Il caso denunciato da questa famiglia tira direttamente in ballo il ruolo dell’arcivescovo di Milano che avrebbe insabbiato il caso.

Nella lunga lettera si ricostruiscono tutte le tappe della vicenda giudiziaria e viene spiegato che il dossier «contiene i documenti probanti l’insabbiamento dell’abuso da parte della Diocesi» ed è stato consegnato durante i giorni del summit al Vescovo Scicluna, attraverso padre Lombardi.

«Per noi, come per tutte le vittime, per poter credere alla buona fede, alla coerenza, alla tolleranza zero occorre capire la declinazione delle parole nei fatti. Ti ringraziamo se vorrai rispondere». I firmatari della lettera indicano una serie di punti di opacità del sistema. «Nel nostro caso è provato che Monsignor Mario Delpini, unitamente a Monsignor Pierantonio Tremolada, hanno saputo subito (il giorno successivo all’abuso) che il sacerdote don Mauro Galli – oggi condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi di reclusione dal Tribunale di Milano – aveva portato a letto nostro figlio Alessandro Battaglia. Lo stesso Delpini ammette, sotto giuramento alla Polizia, che aveva ricevuto immediatamente la telefonata del Parroco che riferiva dell’allora presunto abuso sessuale. Delpini aggiunge che lo stesso prete, don Galli, da lui personalmente incontrato immediatamente nei giorni successivi (dicembre 2011), ammetteva di aver dormito con il minore nel suo lettone matrimoniale (…) Ancora Delpini giura alla Polizia di essere stato lui in persona a decidere il semplice spostamento del prete, da una parrocchia all’altra, ammettendo ancora ad occuparsi di pastorale giovanile».

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La famiglia Battaglia si chiede se dietro questo comportamento ci sia l’opera del diavolo. «Dunque se dietro a questo, come tu stesso annunci, c’è l’azione di satana, è possibile che tu abbia promosso Delpini Arcivescovo di Milano? È possibile che, ora che sai che lo stesso Arcivescovo è influenzabile, in qualche misura, dal maligno, possa governare la nostra Diocesi di Milano? Un Vescovo che ha preferito salvare l’istituzione mettendo a rischio altre potenziali vittime, spostando il prete pedofilo da una parrocchia all’altra, può dunque continuare a svolgere tale ministero? Oppure rientra nei casi specificati dal tuo già attuale Motu Proprio Come una madre amorevole che parla di rimozione dei vescovi per cause gravi come questa?»

La lunghissima lettera è piena di riferimenti dottrinali e magisteriali.

«Caro Papa Francesco tu dici che la Chiesa è vittima insieme agli abusati, ma nel nostro caso la chiesa vittima non si è vista: nel processo civile non si è seduta al nostro fianco, per chiedere i danni, magari costituendosi come noi parte civile, parte offesa, danneggiata. No, al contrario: sia il prete don Mauro Galli, che il suo Parroco di allora, che l’Arcivescovo di Milano con una diffida firmata dai tre loro distinti avvocati ci minacciava la richiesta di danni se non mettevamo a tacere la stampa sul caso. Non quindi affianco alla vittima eventualmente per chiedere i danni al carnefice, bensì congiunta al carnefice per chiedere i danni alla vittima! ».

«Caro papa Francesco nel nostro bel paese, l’Italia, esistono, ed esistevano già, le Linee Guida della Conferenza Episcopale per la tutela dei minori. Sottovalutare e coprire favorisce il dilagare del male… si può considerare una non sottovalutazione la certezza del fatto che il prete abbia portato nel suo letto un bambino? Delpini riferisce alla Polizia che lo stesso prete pedofilo glielo aveva subito confessato e, anche lo stesso prete (don Galli), lo giura in tribunale. Aveva confessato al suo Vescovo prima del suo spostamento da una parrocchia all’altra, trasferimento che poi è avvenuto immediatamente proprio per insabbiare».

La famiglia Battaglia ironizza poi sulla vicinanza della Chiesa alle vittime. «L’unica vicinanza della difesa è stata fisica in aula di Tribunale, pochi metri, per tentare di screditare la credibilità di nostro figlio Alessandro Battaglia. L’unica vicinanza del nostro Arcivescovo è stato per mezzo del suo avvocato per minacciarci la richiesta dei danni, e quando noi ti scrivevamo monsignor Delpini non era ancora Arcivescovo di Milano. La vicinanza del nostro nuovo parroco di Rozzano, don Roberto Soffientini, è stata quella di riceverci, su nostra richiesta, per dirci che siamo brutte persone che sputano nel piatto in cui mangiano, si fosse almeno limitato a quel non tocca a me da te citato».

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«Caro Papa Francesco, ma occorre un summit mondiale per rendere consapevoli i Vescovi che abusare, insabbiare non è una cosa buona, questo l’obbiettivo? La consapevolezza? Occorre un “vademecum” per aiutare i presidenti delle conferenze episcopali per far capire a tutti i Vescovi dei loro paesi che violentare un bambino e spostare i preti che si macchiano di tale crimine da un oratorio all’altro non risponde esattamente all’obbiettivo che hai dovuto chiarire?: “L’obiettivo della Chiesa sarà, dunque, quello di ascoltare, tutelare, proteggere e curare i minori…”. Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete? E in che tempi?».

https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_abusi_papa_francesco_oggi_ultime_notizie-4334974.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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