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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi in Cile, il Papa dimette Karadima dallo stato clericale

Abusi in Cile, il Papa dimette Karadima dallo stato clericale

Redazione WebNews by Redazione WebNews
27 Settembre 2018
in Città del Vaticano, World
Reading Time: 3 mins read
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Il sacerdote 88enne al centro dello scandalo che sta scuotendo la Chiesa cilena. Tra i suoi allievi a Santiago del Cile il vescovo Barros ora dimesso

IACOPO SCARAMUZZI CITTÀ DEL VATICANO
Papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale Fernando Karadima, sacerdote al centro dello scandalo degli abusi sessuali in Cile.

Papa Francesco, si legge in una nota diramata questo pomeriggio in spagnolo dalla Sala stampa vaticana, «ha dimesso dallo stato clericale Fernando Karadima Farina, dell’arcidiocesi di Santiago del Cile. Il Santo Padre ha preso questa decisione eccezionale in coscienza e per il bene della Chiesa. Il Santo Padre ha esercitato la sua “potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente” (Codice del Diritto Canonico, canone 331), cosciente del suo servizio al popolo di Dio come successore di San Pietro. Il decreto, firmato dal Papa giovedì 27 settembre 2018, è entrato in vigore automaticamente a partire dallo stesso momento, e comporta altresì la dispensa da tutti gli obblighi clericali. È stato notificato a Karadima Farina venerdì 28 settembre 2018».

Karadima, oggi 88 anni, influente sacerdote della borghesia di Santiago sin dai tempi di Pinochet, nella parrocchia del Bosque, è stato condannato per pedofilia dalla Congregazione per la Dottrina della Fede in primo grado a febbraio del 2011 e in via definitiva il successivo giugno. Papa Francesco ha nominato un suo allievo, il vescovo Juan Barros, nella diocesi di Osorno, nel 2015, ed ha dapprima ignorato le proteste dei fedeli nei suoi confronti, e definito «calunnie» le denuncie delle vittime di Karadima che accusavano Barros di avere insabbiato le denuncie di Karadima. Poi, dopo le riserve espresse dai suoi stessi collaboratori, a partire dal cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, il Papa ha deciso di inviare in Cile monsignor Charles Scicluna e monsignor Jordi Bartomeu per una istruttoria sul caso. Dopo aver ricevuto il rapporto di questa visitazione, Francesco ha invitato in Vaticano tre note vittime di Karadima, ha poi scritto ai fedeli cileni per chiedere scusa ed ha convocato i vescovi cileni che, duramente ripresi, a maggio hanno rassegnato in blocco le dimissioni nelle sue mani. Tra i primi dei sette presuli dei quali il Pontefice argentino ha accettato le dimissioni, sinora, c’è monsignor Juan Barros.

Esultano le vittime di Karadima che sono state ricevute dal Papa a Casa Santa Marta. «Il pedofilo Karadima espulso dal sacerdozio. Nessuno avrebbe pensato che sarebbe venuto questo giorno. Un uomo che ha rovinato la vita a tante persone», ha commentato su Twitter Juan Carlos Cruz. «Ringrazio Papa Francesco per avere infine preso questa decisione. Spero che molti sopravvissuti sentano oggi un lieve sollievo».

Nel commentare la decisione, il cardinale di Santiago del Cile, Riccardo Ezzati, ha detto che il Papa ha agito «per il bene della Chiesa e nella Chiesa c’è tutto il popolo di Dio, il bene delle persone che sono state vittime e hanno sofferto gli abusi, il bene dei fedeli che sono chiamati a camminare con rettitudine di vita, il bene dei sacerdoti che sono chiamati a camminare in accordo con i grandi valori della loro vocazione e per il bene della società». I «cattolici di Santiago e le persone di buona volontà», ha proseguito il porporato italo-cileno, «siamo chiamati a accogliere questa decisione del Santo Padre» con «fede e fedeltà alla azione del Santo Padre», e a farlo «con atteggiamento di collaborazione con il compito proprio della Chiesa di riparare a ogni danno causato alle vittime e anche a tutte le persone che hanno sofferto e soffrono per questo fatto, e anche in vista di un cammino che vogliamo sia sempre più trasparente di accompagnamento delle situazioni di formazione affinché non succedano più (gli abusi, ndr.), affinché il “mai più” sia una realtà nella nostra Chiesa di Santiago». La decisione papale è stata comunicata a Karadima questa mattina in un incontro di «mezz’ora».

Ci sono «due chiavi» per interpretare la decisione del Papa, ha commentato il direttore della sala stampa vaticana, Greg Burke: «La prima è che il Papa agisce in coscienza, la seconda è la motivazione, per il bene della Chiesa. Papa Francesco sta agendo come pastore, come padre, per il bene di tutto il popolo di Dio. La dimissione dallo stato clericale di Fernando Karadima è un passo in più nella linea ferrea di Papa Francesco di fronte agli abusi. Eravamo davanti a un caso molto serio di marciume che andava strappato alla radice. Si tratta di una misura eccezionale, senza dubbio, ma i delitti gravi di Karadima sono stati un danno eccezionale in Cile».

http://www.lastampa.it/2018/09/28/vaticaninsider/abusi-nella-chiesa-del-cile-il-papa-dimette-karadima-dallo-stato-clericale-GrWwRtrkS3Gv96NgwAIpCL/pagina.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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