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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » carabinieri » Calenzano, prete che molestò bambina di 10 anni vive vicino a una scuola materna. Abitanti: “Devono sbatterlo in carcere”

Calenzano, prete che molestò bambina di 10 anni vive vicino a una scuola materna. Abitanti: “Devono sbatterlo in carcere”

Don Paolo Glaentzer oggi vive a Fabbriche di Casabasciana, piccola frazione di 146 abitanti a pochi chilometri da Bagni di Lucca, controllato a distanza da una pattuglia di Carabinieri. Ma i cittadini hanno lanciato una petizione, che ha raccolto 56mila firme, per allontanare il prete e chiedere al ministro della giustizia, Alfonso Bonafede, di mandarlo in carcere

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Settembre 2018
in Toscana
Reading Time: 3 mins read
A A
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di Giacomo Salvini

A Fabbriche di Casabasciana tutti conoscono la storia di don Paolo Glaentzer, eppure nessuno sa precisamente dove stia. Ma non è difficile arrivarci: la piccola frazione di 146 abitanti a pochi chilometri da Bagni di Lucca è un insieme di stradine laterali alla statale Brennero che porta alle montagne dell’Abetone (Pistoia) e la villetta dove abita l’ex prete di Calenzano, arrestato a fine luglio per aver molestato una bambina di 10 anni, si trova proprio lungo una di queste. Dall’altra parte della carreggiata, a poche decine di metri di distanza, c’è una scuola dell’infanzia frequentata dai bambini del paese. “Proprio qui, accanto a una scuola, dovevano farlo venire?”, si chiede con la garanzia dell’anonimato un residente del paese. Don Glaentzer da un mese a questa parte è barricato in casa: non risponde ai giornalisti e non può uscire, controllato a distanza da una pattuglia di Carabinieri della stazione di Bagni di Lucca che ogni tanto si affacciano in paese.

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Ma questo non basta a tranquillizzare gli abitanti: molti di loro hanno firmato una petizione per allontanarlo da Casabasciana e chiedere al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, di accettare la richiesta della Procura e mandarlo in carcere. “Chi commette questi atti deve scontare la pena prevista dalle legge, senza attenuanti legate all’età o al ruolo che riveste”, si legge nella petizione a cui hanno aderito ben 56mila persone.

Don Glaentzer, ex parroco della chiesa di Sommaia a Calenzano (Firenze), lo scorso 23 luglio era stato trovato seminudo nell’abitacolo della sua macchina, a Calenzano, con una bambina di 10 anni con la maglietta e i pantaloni abbassati. Ai magistrati della Procura di Prato che lo avevano accusato di violenza sessuale aggravata aveva confessato: “È successo altre volte – aveva detto alla pm Laura Canovai – ma era sempre stata lei a prendere l’iniziativa”. Poi al Corriere Fiorentino aveva detto che non pensava che la bambina avesse 10 anni: “gliene davo 15”. Durante l’interrogatorio con i magistrati il parroco aveva anche dichiarato di conoscere molto bene la famiglia della bambina e di aver donato ai genitori circa 7mila euro “per le difficoltà economiche e quelle di salute in cui versava il padre”.

La Procura per il parroco reo confesso aveva chiesto il carcere per la gravità dell’episodio ma il gip del Tribunale di Prato aveva concesso solo i domiciliari perché, nonostante ci sia il pericolo di reiterazione del reato, l’uomo è anziano e dopo aver confessato non potrà inquinare le prove né scappare. La curia di Firenze, di cui peraltro l’uomo non faceva parte, aveva preso subito provvedimenti: l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, si era detto “colpito e addolorato” per la vicenda e aveva subito sospeso Don Glaentzer dall’esercizio del ministero pastorale. Dopo la decisione del giudice Francesco Pallino, sulla piattaforma Change.org è partita una petizione per allontanare l’ex prete dal piccolo paese che fino a oggi ha raccolto ben 56mila firme: “Non possiamo permettere che un cittadino, avvantaggiato dal ruolo che riveste, possa abusare di una bambina ed evitare di essere punito come previsto dalla legge!”, si legge nella raccolta firme indirizzata al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. A lanciare la petizione è stato Massimiliano Vintaloro, residente a Prato (a pochi chilometri da Calenzano), che punta il dito contro la magistratura: “È stato un episodio molto grave e per un reato di questo tipo si deve andare in carcere – dice a Ilfattoquotidiano.it – A una persona comune sarebbe andata diversamente, mentre don Glaentzer, in quanto prete, ha goduto di favori che tutti noi non abbiamo. La mia petizione è stata un piccolo gesto per smuovere le coscienze, anche se credo che non farà cambiare idea al giudice”. Intanto l’ex prete rimane lì, nella sua casa di Casabasciana, a pochi metri dalla scuola materna.

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/09/19/calenzano-prete-che-molesto-bambina-di-10-anni-vive-vicino-a-una-scuola-materna-abitanti-devono-sbatterlo-in-carcere/4636006/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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