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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » La Chiesa e gli scandali: nessuno può tirarsi indietro

La Chiesa e gli scandali: nessuno può tirarsi indietro

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Settembre 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Non basta piangere. Non basta pregare. Questo è il tempo per aprire gli occhi, capire, e infine agire. Ma agire sul serio, tutti insieme. L’uragano che si sta scatenando sulla Chiesa a partire da Philadelphia con i tanti casi di abusi sessuali – senza dimenticare il duro memoriale dell’arcivescovo Viganò contro papa Francesco – non può essere liquidato con una scrollata di spalle, con frasi di circostanza («pochi casi isolati di servi infedeli, la struttura è sana»), con l’illusione che basti «congelarsi», non far nulla, aspettare e tutto si rimetterà a posto da sé. Lo scandalo è enorme.

di Umberto Folena

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La quantità e (sigh) la «qualità» degli abusi su bambini, ragazzine, donne e seminaristi non lasciano dubbi: non sarà la regola, forse, ma neanche un’eccezione. La Chiesa non è stata capace di impedire che il marciume allignasse a lungo e in profondità dentro di sé. Era forse questo il «fumo di Satana» penetrato nella casa di Dio di cui un lontano 29 giugno 1972 parlò Paolo VI, sostanzialmente ignorato? Il cardinale Nicholas Di Nardo, arcivescovo di Houston, parla di «catastrofe morale». Va preso sul serio.

Quanto sta accadendo, scrive Paola Lazzarini sugli «Stati generali», «è una cosa che spezza il cuore di ogni fedele, che mina alla radice la fiducia nel clero e, per chi è genitore, scatena paure difficili da controllare». È bene essere chiari: viviamo tempi terribili che potranno tramutarsi in tempi meravigliosi, se la comunità ecclesiale saprà operare, sul serio, quella conversione radicale a cui papa Francesco invitava lo scorso 20 agosto. Tempi terribili che però potrebbero trascinare la Chiesa verso un fatale declino, se non saprà operare uno scarto, assieme del cuore e delle opere, e dopo aver pianto e pregato, non agirà con determinazione. Tempi apocalittici che possono essere scongiurati, e tramutarsi in un tempo di grazia, se ogni pensiero e azione sarà nel segno della carità e della verità, unite.

Se qualcuno in Italia si illude e pensa che in fondo si tratta di problemi della Chiesa americana, e dunque se la sbrighino loro, si sbaglia almeno due volte. Primo: nella Chiesa cattolica il problema del fratello più lontano è il problema di tutti. Secondo: un marciume tanto diffuso indica ormai senza scampo che ad aver bisogno di una profonda conversione non sono alcuni singoli «servi infedeli», o alcune Chiese nazionali, ma l’intera struttura.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Il primo «peccato strutturale» da abbandonare è il clericalismo. È lui a indurre alcuni pastori a sopire, nascondere, celare il marcio nella convinzione che far scoppiare il bubbone danneggerebbe la Chiesa, ed è lei innanzitutto da salvaguardare, addirittura prima delle vittime, di persone – volto, carne e sangue di Cristo – violate. Il clericalismo spinge a tollerare le proprie infedeltà, i propri vizi, perfino le proprie perversioni perché il clericale si considera al di sopra di ogni giudizio ed è tanto inflessibile con il popolo quanto indulgente verso se stesso e i confratelli.

Il clericalismo induce il pastore a concepirsi come guida solitaria, duce mai in discussione, non come servitore; spinge a non apprezzare il contributo dei laici, ritenuti mai abbastanza pronti, o forse soltanto «fuori» dal cerchio autosufficiente del clero; infine può indurre alcuni laici, in cerca di spazio, a clericalizzarsi, ossia ad assumere pensieri, linguaggio e comportamenti tipici del presbitero. L’antidoto al clericalismo è a disposizione da mezzo secolo e si chiama Concilio Vaticano II. Basta attuarlo, ponendo al centro dei processi educativi e formativi, di laici e clero, la comunità ecclesiale. Forse bisognerà avere il coraggio (c’è chi ha già cominciato) di affidare il candidato al sacerdozio alla sua comunità, dove continuerà a crescere e servire, studiando alla Facoltà teologica, seguito nel suo cammino spirituale, con numerosi momenti comunitari, ma sotto gli occhi di tutti, con periodiche verifiche del suo profilo umano, psicologico e spirituale.

In questo tempo drammatico è inevitabile che le tentazioni fiocchino. Di quella dell’inerzia abbiamo detto. La più distruttiva è di chi potrebbe approfittare della crisi e dello sconcerto per ingaggiare una sorta di guerra civile nella Chiesa. Prigioniero della propria personale paranoia, coglie l’occasione per addossare la responsabilità della crisi su un nemico da combattere e annichilire: gli omosessuali, tutti potenziali pedofili; papa Bergoglio, «l’eretico», l’usurpatore; lo stesso Concilio. Una cosa va detta con chiarezza: la conversione ormai non più rimandabile è una vera «sfida», per l’impegno morale richiesto, ma da affrontare senza guerre, senza crociate, senza odio, senza altro male. Di male abbiamo fatto il pieno: fine. Niente livori, niente rigurgiti acidi, basta con l’apologetica sciatta alla disperata ricerca di nemici su cui riversare risentimento e odio.

Un’ultima parola a chi, in questo tempo difficile, si ritrova il cuore colmo non di odio, per fortuna, ma di amarezza sì, fino a rischiare di restarne travolto e abbandonare la Chiesa stessa, per sfiducia. Questo è il tempo di restare e lottare. La Chiesa, con laici consapevoli di cosa comporti il dono del battesimo e presbiteri non clericalizzati, ha la forza di farcela, scrollandosi di dosso putrescenze, lentezze, ritualità mummificate, silenzi colpevoli. Può farcela ma nulla è scontato. E nessuno può tirarsi indietro. «Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro oggi».

https://www.toscanaoggi.it/Opinioni-Commenti/La-Chiesa-e-gli-scandali-nessuno-puo-tirarsi-indietro

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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