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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cassazione » Forteto, la comunità degli abusi e le amicizie a sinistra: tra i pellegrinaggi dei candidati e le relazioni eccellenti

Forteto, la comunità degli abusi e le amicizie a sinistra: tra i pellegrinaggi dei candidati e le relazioni eccellenti

Redazione WebNews by Redazione WebNews
23 Luglio 2018
in Toscana
Reading Time: 3 mins read
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La struttura in provincia di Firenze accoglieva ragazzi in affidamento dal tribunale dei minori ed era guidata dal “Profeta” Rodolfo Fiesoli (condannato a oltre 15 anni di pena). Da qui sono passati numerosi dirigenti del centrosinistra. Ma era con sindaci e dirigenti locali, hanno dimostrato le commissioni d’inchiesta, che Fiesoli e i suoi assistenti sono riusciti a intessere rapporti

L’immagine della comunità del Forteto alla fine è stata oscurata da una condanna esemplare: i 15 anni e 10 mesi che la Cassazione, nel dicembre 2017, ha inflitto a Rodolfo Fiesoli,che si faceva chiamare il Profeta e che è stato ritenuto responsabile degli abusi psicologici e sessuali avvenuti nella struttura nei confronti di minori e disabili dati loro in affidamento dal tribunale dei minori. Ma per anni la comunità, tra Vicchio e Dicomano, è stata un fiore all’occhiello della sinistra, un’esperienza economica e sociale all’avanguardia.

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Basti il fatto che sul Forteto il consiglio regionale toscano ha dovuto dedicare addirittura due commissioni di inchiesta per capire quali e quanti fossero i rapporti della comunità con la politica. La prima ha lavorato dal 2012 al 2013 per verificare le numerose storie di abusi. “Uscì fuori un vaso di Pandora”, ricorda il presidente della commissione Stefano Mugnai, Forza Italia. Prima di iniziare il lavoro, il presidente del consiglio regionale Alberto Monaci (ex Dc e poi Pd) gli raccomandò prudenza e cautela. La commissione andava infatti a toccare i fili di un’inchiesta scottante e il rischio di bruciarsi e di non portare a termine con efficacia i lavori poteva essere alto. Dal 2015 al 2016 è entrata in azione invece la seconda commissione, stavolta presieduta dal democratico Paolo Bambagioni per capire quali connessioni politiche abbiano consentito uno scandalo come quello del Forteto.

Chi ad esempio si candidava nel Mugello veniva portato dai dirigenti locali del centrosinistra a visitare il Forteto. Come ad esempio l’ex pm Antonio Di Pietro e l’ex senatrice Vittoria Franco. Ma non solo loro. Dal Forteto sono passati, tra gli altri, anche Piero Fassino, Rosi Bindi, Susanna Camusso e  Livia Turco. Sindaci e dirigenti locali del centrosinistra invitavano i big per mostrare loro il Forteto e i suoi prodotti agricoli. Nella relazione conclusiva della seconda commissione si parla di “turisti per caso”: politici che venivano portati a visitare “un’esperienza comunitaria e cooperativistica di valore”, ma senza conoscerla o avere legami.

Tuttavia la lunga processione di politici, dirigenti regionali e sindacalisti della sinistra al Forteto, che si trova tra Vicchio e Dicomano, in provincia di Firenze, rende l’idea della capacità gelatinosa di Fiesoli e dei suoi compari nello stabilire relazionieccellenti. “Politica e Forteto hanno interagito lungo due binari distinti – si legge nella relazione della commissioneconsiliare -: un primo, più superficiale, che vede protagonistipolitici nazionali e qualcuno di livello regionale come i vertici della Regione; un secondo più profondo e articolato che riguarda quanti hanno esercitato ruoli politici e nelle istituzioni a livello locale, comunale o metropolitano”.

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Esemplare l’audizione di Di Pietro che racconta come nel 1997, quando era candidato nel Mugello per l’Ulivo, fu il comitato elettorale locale a pianificargli l’incontro con Fiesoli e sodali. Di Pietro in seguito scriverà la prefazione al libro di Lucio Caselli, Il Forteto. Storie e realtà raccontate dal medico di famiglia, edito proprio dal Forteto. E grazie ai buoni uffici dell’allora senatrice Vittoria Franco i responsabili del Forteto ottennero di presentare nella sala Spadolini di Palazzo Madama un proprio libro, Una scuola per l’integrazione.

Ma non solo la politica è stato il terreno di accreditamento della banda di Fiesoli. Anche il mondo sindacale, soprattutto di sinistra, e persino il mondo cattolico. Molti i personaggi contattati dal Fiesoli che coltivava rapporti ossequiosi con una certa sinistra cattolica. Così sfruttando i rapporti con nomi altisonanti, il Forteto ha potuto mettere in scena, dentro le sue stanze e le sue mura, gli abusi più osceni. In nome di Dio(cattolicissimi Fiesoli e i suoi amici) e contro Dio.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/21/forteto-la-comunita-degli-abusi-e-le-amicizie-sinistra-tra-pellegrinaggi-dei-candidati-e-le-relazioni-eccellenti/4483507/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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