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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Le vittime di abusi sessuali chiedono di indagare su Karlic e Puiggari

Le vittime di abusi sessuali chiedono di indagare su Karlic e Puiggari

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Gennaio 2018
in World
Reading Time: 4 mins read
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La Rete dei sopravvissuti di abusi sessuali ecclesiastici ha pubblicato un rapporto sulla situazione degli abusi da parte dei membri del clero e l’atteggiamento della gerarchia cattolica. Karlic e altri religiosi di Entre Ríos sono inclusi nel rapporto.

La Rete dei sopravvissuti di abusi sessuali ecclesiastici ha fatto un rapporto esaustivo sulla situazione degli abusi da parte dei membri del clero e dell’atteggiamento della gerarchia cattolica, in particolare di Papa Francesco, il cui viaggio apostolico in Cile, iniziato lunedì e concluso Giovedì, è stato attraversato da accuse di occultamento da parte della gerarchia dell’episcopato transandino. L’avvocato Carlos Lombardi ha preparato un rapporto “sulle azioni di Papa Francesco che consolida il sistema di occultamento del clero violentatore sessuale nella Chiesa cattolica (2013/2018)”.

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Nel rapporto è stato riferito che ha nominato nella curia vaticana i cardinali “membri della cosiddetta” sporca dozzina “per essere stati accusati di aver nascosto sacerdoti pedofili,” incluso l’argentino Leonardo Sandri.

Lombardi ricorda il rapporto che il Papa “non ha rispettato le esortazioni che la commissione per i diritti del fanciullo (delle Nazioni Unite ONU), ha reso alla Santa Sede nel 2014 per rimuovere la piaga del l’abuso sessuale, che è radicata nella sua struttura e l’organizzazione “e mantiene” il segreto pontificio sugli abusi sessuali da parte del clero. Lo stesso, obbliga tutti i partecipanti di un processo canonico al segreto sotto il giuramento del silenzio imbavagliando le vittime”.

I punti relativi all’Argentina esprimono quanto segue:

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

40 – Non ha ancora espulso il sacerdote Julio Cesar Grassi, nonostante sia stato condannato per i reati di abuso sessuale e corruzione di minori a 15 anni di carcere effettivo. La procedura canonica è stata ripresa dopo che la Corte Suprema di Giustizia della Nazione ha confermato la prigione al sacerdote.

41 – Appoggia le linee guida della Conferenza episcopale argentina in cui alle vittime viene sistematicamente negata la garanzia di un giusto processo, violando i diritti umani fondamentali e rivedendole come l’abuso di potere e la negazione della giustizia continua.

42 – Non ha mai ricevuto vittime di abusi membri della Rete dei sopravvissuti di abusi sessuali in Argentina. Quelli che hai ricevuto – da altri paesi – sono stati accuratamente selezionati per evitare reclami e manipolarli.

43 – Nel 2014 è venuto a conoscenza di casi di abusi sessuali presso l’Istituto Antonio Próvolo di Verona, in Italia, e non ha intrapreso alcuna azione. Gli è stato consegnata – nelle sue mani – la lista di sacerdoti e vittime abusivi.

44 – Nel 2015, il processo di beatificazione è iniziato dal vescovo di Verona, Giuseppe Carraro, che ha abusato sessualmente di uno studente dell’Istituto Antonio Próvolo in quella città.

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

45 – È tornato per prendere atto – nel 2016 – di più casi di abusi sessuali presso l’Istituto Próvolo, questa volta a Mendoza e La Plata, in Argentina. Solo allora ha nominato una commissione d’inchiesta composta da due sacerdoti dell’arcidiocesi di Córdoba, Argentina, che su richiesta del sostituto procuratore che segue la causa Provolo si chiedeva di collaborare con i tribunali statali portando la propria documentazione – hanno rifiutato, invocando il privilegio legale concesso dal Concordato del 1966 firmato tra l’Argentina e la Santa Sede, cioè di non informare. Il lavoro della suddetta commissione aveva chiari scopi di estrarre informazioni dalla documentazione senza avere una legittimità procedurale, ostacolando lo sviluppo della stessa, con rischi di proposte di nullità che avrebbero danneggiato le vittime.

46 – Approva le azioni criminali delle autorità dell’Istituto italiano di Próvolo in merito ai sacerdoti detenuti a Mendoza, senza procedere a nessuna procedura per sanzionarli.

47 – Appoggia la complicità dell’Arcidiocesi di Mendoza, entità responsabile a livello locale dell’Istituto Antonio Próvolo.

48 – Non ha avviato alcuna procedura canonica contro i tre vescovi di Mendoza per la loro responsabilità nell’operazione dell’Istituto Antonio Provolo, applicando le disposizioni contenute nel documento “Come madre amorevole”.

49 – Appoggia le parole del prete Dante Simón, membro della Commissione inviato dal Vaticano per indagare sugli eventi del Próvolo, il quale sosteneva che “una ragazza, un ragazzo … si innamora di un prete e non risponde. L’uomo e la donna possono essere disgustati, quindi lo denunciano, e dato che è necessario intervenire di propria iniziativa, prima della denuncia, è necessario intervenire, tante cause vengono respinte “.

50 – Non ha avviato un processo canonico contro il vescovo di San Francisco, Córdoba, Sergio Buenanueva, che ha espressamente riconosciuto: “Il nostro grande errore è stato proteggere i preti violenti”.

51 – ha approvato la decisione della Commissione di indagare sui fatti del Provolo nel suo rifiuto di fornire informazioni e documentazione al procuratore, nel caso, basandosi sul Concordato del 1966. violando, così la sentenza della Corte Suprema Mendoza – caso Ivan Gonzalez contro arcivescovo di Mendoza – che ordinò alla chiesa di fornire informazioni alle vittime.

52 – Non ha avviato procedura canonica per determinare una responsabilità per omissione e negligenza, applicando le disposizioni contenute nel documento “Come una madre amorevole” contro i vescovi argentini elencati di seguito, incaricati di seguire i sacerdoti incardinati nella loro diocesi denunciati per abuso sessuale nelle sedi statali e / o canoniche:

-Hector Aguer, sacerdote Héctor Ricardo Giménez (La Plata).

-José María Arancedo, sacerdote Félix Alejandro José Martínez (Mar del Plata) e Luis Brizzio (Santa Fe).

Sostieni Rete L Sostieni Rete L Sostieni Rete L

-Antonio Marino, sacerdote Félix Alejandro José Martínez (Mar del Plata).

-Ricardo Faifer, prete Domingo Jesús Pacheco (Corrientes).

-José María Arancibia e Sergio Buenanueva, i preti Jorge Luis Morello e Raúl del Castillo (Mendoza).

-Carlos María Franzini (deceduta) e Dante Braida, i preti Nicola Corradi e Horacio Corbacho (Mendoza).

-Juan Alberto Puiggari, i preti Justo José Ilarraz, Marcelino Moya, Juan Diego Escobar Gavíria.Estanislao Karlic e religiosa Bibiana Fleitas (Entre Ríos),

-Oscar Ojea e Mario Poli, prete Mario Koessler (San Isidro, Buenos Aires).

-Mario Cargnello, i sacerdoti Emilio Raimundo Lama e Agustín Rosa Torino (Salta).

-Luis Urbanc, i preti Juan de Dios Gutiérrez e Renato Rasjido (Catamarca).

-Adolfo Uriona, sacerdote Carlos Alberto Dorado (Santiago del Estero).

-José Masín e Rubén Martínez, sacerdote Néstor Monzón (Chaco).

-Guillermo Rodríguez Melgarejo e Sergio Buenanueva, prete Carlos José (San Martín, Buenos Aires).

+

Analisis

https://www.unoentrerios.com.ar/pais/victimas-abuso-sexual-piden-investigar-karlic-y-puiggari-n1543192.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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