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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » argentina » Pedofilia, lo storico John Dickie: papa Francesco è tollerante al 75 per cento

Pedofilia, lo storico John Dickie: papa Francesco è tollerante al 75 per cento

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Giugno 2017
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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di ELENA BASSO

Al Dig Festival di Riccione è stato presentato in anteprima assoluta Dietro l’altare di Jesus Garces Lambert, il documentario in cui lo storico britannico John Dickie indaga sulla pedofilia all’interno della Chiesa. Left ha colto l’occasione per intervistarlo.

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«Con questo documentario – racconta Dickie – ho cercato di capire se le parole di papa Francesco contro la pedofilia nella Chiesa corrispondano a una reale volontà di cambiare, a una reale volontà di rispondere al dramma pedofilia». E quali conclusioni ha tratto? «Sono pessimista – dice lo storico -. Il papa ha istituito una Commissione pontificia affinché si occupi dei casi di abuso, che però per ora non ha fatto nulla. È un organo di consulenza che non ha alcun potere effettivo: si è riunito pochissime volte ed è così inefficace che gli unici due rappresentanti delle vittime di sacerdoti pedofili si sono dimessi. Questa – prosegue – è ovviamente una drammatica dimostrazione di disinteresse e della assenza di reale voglia di cambiamento». Secondo Dickie non è l’unica. «Il numero di protettori di pedofili che il papa stesso ha promosso. Ci sono tanti nomi non solo quelli che abbiamo menzionato nel nostro documentario. I nomi sono molti, cito il caso più eclatante: il cardinale George Pell che essenzialmente è il numero tre all’interno della Santa sede, responsabile delle finanze del Vaticano e che non soltanto è stato colpevole di aver protetto pedofili quando era vescovo in Australia, ma addirittura è accusato lui stesso di aver commesso atti di pedofilia, rifiutandosi di tornare in Australia per rispondere di queste accuse».

Con la sua inchiesta ripresa nel film di Jesus Garces Lambert, John Dickie non si ferma solo allo Stato vaticano e alle responsabilità dei gerarchi della Santa Sede. Indaga infatti su molti dei più recenti scandali in diverse parti del mondo: dagli Stati Uniti alla Francia, dall’Italia all’Argentina.

Negli Stati Uniti, Dickie intervista Mark Rozzi, candidato democratico della Pennsylvania, che da bambino è stato violentato da un sacerdote della parrocchia che frequentava. Mark Rozzi porta avanti da anni una strenua lotta contro la pedofilia nella Chiesa cattolica, ma sin dall’inizio si è reso conto di quanto questa battaglia sia difficile, persino negli Stati Uniti, il Paese in cui nel 2002 grazie ai giornalisti del team Spotlight del Boston globe emerse il primo grande scandalo di questo millennio.

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Dickie indaga poi sul caso dell’istituto Provolo, seguendo la storia dei crimini che partendo dall’Italia arrivano fino in Argentina. Come Left ha raccontato sin dal 2010, il caso Provolo è stato uno dei più abominevoli casi di pedofilia della storia: all’interno dell’istituto per sordomuti A. Provolo di Verona sono stati stuprati decine di bambini. Dickie racconta la storia inquietante di don Corradi, che dopo essere stato accusato di aver abusato di bambini sordomuti all’interno del Provolo di Verona, è stato spedito in Argentina a dirigere la filiale di Mendoza. E qui è stato arrestato a novembre 2016 con l’accusa di pedofilia. A differenza di quanto successo in Italia, in Argentina il caso di don Corradi e del Provolo ha ottenuto grande visibilità sui media. Da parte della Santa Sede e dei suoi media, invece, silenzio totale e nessuna considerazione.

A quattro anni dall’insediamento di papa Francesco la sua riforma contro la pedofilia è in stallo totale, ricorda Dickie: «Due preti pedofili su tre sono ancora nel clero e nessuno dei vescovi che ha coperto gli abusi è stato punito». Alcuni come nel caso di Pell, sono stati chiamati dallo stesso pontefice ai vertici della Santa Sede. John Dickie inoltre ci ricorda i terribili dati raccolti dal rapporto della Santa Sede per la Commissione Onu in cui vengono riportati gli sconcertanti numeri dei casi di pedofilia dal 2004 al 2013: 3.420 preti sono stati denunciati per abuso di minori, 848 sono stati laicizzati e 2572 hanno ricevuto condanne inferiori. «Stando a questi numeri, un prete su quattro nel mondo è stato coinvolto in casi di pedofilia” afferma Dickie e conclude: “Papa Francesco dice di avere tolleranza zero verso i preti pedofili, ma a me questa sembra tolleranza al 75 per cento».

Pedofilia, lo storico John Dickie: papa Francesco è tollerante al 75 per cento

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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