Dio qui non c’entra nulla. I suoi Ministri si sono comportati in modo indegno, omettendo quelle che sono le responsabilità del loro ministero e della società civile in cui viviamo. Nascondendosi poi dietro al Suo nome.
“A Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio”
LA LEGGE;articolo 40 c.p. comma secondo “non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.
MORALMENTE;nel momento in cui un prete pedofilo viene coperto dalla chiesa, ogni membro di essa si rende colpevole dello stesso crimine.
La verità: lo scorso 8 maggio il GIP di Savona Fiorenza Giorgi deposita un provvedimento di 6 pagine a conclusione delle indagini sugli abusi sessuali che coinvolgono la Diocesi di Savona-Noli. Il giudice conclude così;
-La disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini dalle quali è emerso come l’ estrema gravità delle condotta criminose del Giraudo non fosse stata per nulla considerata.
-Da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo del LAFRANCONI risulta -è triste dirlo- come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora Vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli;
-Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del GIRAUDO e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.
Il Giudice
Fiorenza Giorgi
Savona 8 maggio 2012
Viene restituito alle vittime l’intero fascicolo.
Centinaia di pagine tra interrogatori, denunce, deposizioni delle vittime, documenti della stessa Diocesi acquisiti dagli inquirenti durante le indagini dai quali si evinceche la Diocesi di Savona-Noli sapeva dal 1980 e ha taciuto per 32 anni. La chiesa savonese si è macchiata del crimine più “orrendum” che possa esistere: la violenza sui bambini, piccoli uomini indifesi che dall’adulto dovrebbero essere invece tutelati.
Da quei fascicoli emerge anche il quadro inquietante di quante persone sapevano ma hanno scelto l’omertà, tutte persone che ancora oggi si offrono come volontari nelle stesse attività in ambienti cattolici dove per 32 anni omisero la tutela ai minori a loro affidati.
Non parlo solo dei vescovi, dei vicari, degli stessi sacerdoti che erano le guide spirituali dei pedofili, molti sacerdoti delle parrocchie savonesi ma anche degli educatori, responsabili di gruppi scout, assistenti sociali, funzionari pubblici attualmente in carica, degli stessi genitori che nelle notti dei campeggi estivi, organizzavano ronde per proteggere dall’orco i propri figli.
Spesso si suole dire in questi casi che anche il prete è un uomo e può sbagliare ma qui non è coinvolto un solo uomo: qui l’uomo ha a suo seguito un’intera comunità che ha preferito tacere ed essere compiacente.
È stata solo una gravissima mancanza collettiva di responsabilità, di coscienza morale, di civiltà o è stata la paura di essere emarginati, o etichettati con la parola INFAME ?
Sono forse state le ritorsioni fatte su vittime e testimoni a non far prendere anche questa volta una posizione civile ?
La giustizia non è solo quella dei tribunali ma è in primo luogo la coscienza, la morale che ognuno dovrebbe possedere, il comune buon senso, quel senso di responsabilità che dovrebbe portare a riflettere sui propri sbagli e per lo meno tentare di porvi rimedio, in questo caso denunciando quanto si conosce, quella coscienza che un domani ci porterà ad agire in un modo degno di una società civile.
Per il momento, malgrado le gravi ed accertate responsabilità non si è vista nessuna risposta civile da parte della chiesa savonese o della sua comunità, neppure di fronte alle molteplici richieste di soccorso da parte delle vittime: è noto che alcune di loro soffrono di gravi patologie psichiche e croniche riconducibili agli abusi.
Al momento da parte dei vescovi, malgrado la documentazione in loro possesso dagli anni 80, si è avuta solo una serie di omissioni che sono servite a far raggiungere i termini di prescrizione, negando così alle vittime anche la possibilità di poter accedere a qualunque terapia. A quelle che lavoravano direttamente o indirettamente per la Diocesi è stato tolto anche il lavoro, altre vittime sono state sfrattate dalla Diocesi, emarginate. Un’ulteriore violenza dopo la violenza, come se fossero loro i colpevoli di questo abominio.
“Mary Gail Frawley-O’Dea, unica ricercatrice ammessa al vertice dei vescovi cattolici statunitensi nell’incontro di Dallas del 2002 dedicato al problema degli abusi sessuali, mostra gli effetti estremamente deleteri sul corpo e sulla psiche delle vittime degli abusi sessuali: un bambino che subisce violenze sessuali dovrà affrontare conseguenze che possono essere devastanti e di lunga durata.
Quando un giovane subisce un abuso, lo shock psicologico è così grande che il sé normale non è in grado di assorbire o comprendere ciò che gli sta accadendo. Anche a causa di possibili danni al funzionamento cerebrale, le vittime di abuso sessuale spesso esibiscono comportamenti autodistruttivi.”
Distrazione e inciviltà sono state dimostrate anche dalle istituzioni savonesi, dal comune e dal primo cittadino, più volte interpellati in proposito dalle vittime di abuso e alle quali non è mai stata data nessuna risposta. Molti bambini sono stati mandati, anche dai servizi sociali del comune di Savona, in quelle comunità lager gestite dalla Diocesi.
Omissioni, ritorsioni, intimidazioni, omertà, inadempienza di fronte alle più elementari responsabilità sono le caratteristiche che distinguono e rafforzano le peggiori organizzazioni criminali.
Con il comportamento mostrato da chiesa, comunità e istituzioni qual’è la differenza con un’organizzazione di quello stampo?
La comunità cattolica savonese e i suoi adepti si assumeranno mai responsabilità nei confronti delle vittime dato che non dovrebbe essere nulla di straordinario, solo comune buon senso.
Si assumerà seriamente quelle responsabilità di fronte alle quali chi si propone come educatore non può ritenersi estraneo o “superpartes” ?
In mancanza di questo senso civico è verosimile pensare che questa comunità dovrà pregare ancora più forte per non sentire le grida delle vittime.
Se così fosse sarebbe forse il caso di cominciare a domandarsi quanto la chiesa cattolica è utile o pericolosa per una società civile, per il suo sviluppo, per l’incolumità fisica, psichica, educativa dei bambini e di tutti coloro che la frequentano.
Di fronte a questa irresponsabilità hai ancora il coraggio di mandare i tuoi figli
Papa Leone XIV ha nominato padre Mario Leon Dorado amministratore apostolico “sede plena” dell'arcidiocesi di Rabat, con l'incarico di guidare temporaneamente la sede...
Nelle interviste a sopravvissuti, religiosi, giornalisti e altri esperti si affrontano le accuse di abusi sessuali all'interno delle istituzioni cattoliche...
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Informazione sui contenuti
La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.
Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.
Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.
Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.
Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.
E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non - seppur condannate nei primi gradi di giudizio.
Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.