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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Pedofilia. Ex parroco ticinese condannato a 8 anni e mezzo per 1300 abusi. La vittima fu arrestata per atti vandalici

Pedofilia. Ex parroco ticinese condannato a 8 anni e mezzo per 1300 abusi. La vittima fu arrestata per atti vandalici

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Agosto 2016
in World
Reading Time: 4 mins read
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Otto anni e mezzo di carcere: è questa la condanna inflitta a un ex parroco ticinese di 65 anni al termine del processo per abusi sessuali commessi per oltre un decennio su una giovane donna, che aveva 12 anni al tempo delle prime molestie. Al prete pedofilo (che ha chiesto la riduzione allo stato laicale per risparmiarsi il processo canonico) sono stati contestati oltre 1300 atti di coazione sessuale ai danni di una ragazza, all’inizio dei fatti 12enne, tra il 2001 e il 2014. L’imputato è stato pure riconosciuto colpevole di atti sessuali con fanciulli, commessi tra il 2007 e il 2009, ai danni di 4 allievi di una scuola elementare del Sottoceneri, dove l’uomo aveva insegnato religione.

Le indagini erano partite dopo che la vittima principale, oggi 29enne, aveva confessato gli abusi subiti dal prete, nel frattempo trasferito nella diocesi di Locarno, durante un’interrogatorio della polizia. La giovane era infatti stata arrestata per aver sparato con delle pistole ad aria compressa contro alcuni esercizi pubblici di Lugano e aver aggredito brutalmente un 64enne che stava tornando in motorino alla sua casa di Purasca. La pm Chiara Borelli aveva quindi chiesto, nel settembre 2015, l’arresto del sacerdote, nel frattempo collocato in pensione anticipata.

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Il sacerdote continuava ad esercitare il suo ministero nonostante fosse già stato condannato nel 1987 per atti di libidine con un fanciullo e nel 2008 per aver scaricato da internet materiale pedopornografico.

Tenendo conto di questi precedenti, la giudice Rosa Item ha deciso per una pena severa, di poco inferiore a quella invocata dalla pm Borelli, che aveva chiesto 9 anni. La difesa si era invece battuta per una condanna non superiore ai 4 anni e mezzo. L’uomo era stato arrestato poco meno di un anno fa, e dal mese di gennaio si trova in regime di espiazione anticipata della pena.

Trattamento certo alquanto di favore quello di cui aveva goduto finora il prete pedofilo da parte della giustizia elvetica, anche se in Italia per atti sessuali su una tredicenne e atti osceni in luogo pubblico, un altro sacerdote, don Giangiacomo Ruggeri, ha avuto la pena ridotta ad appena 1 anno e undici mesi, con la revoca addirittura del divieto a risiedere nella sua ex parrocchia di Orciano.

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La reazione della Diocesi di Lugano

“A conclusione di una vicenda che riempie di tristezza, il vescovo Valerio Lazzeri rinnova l’espressione della sua profonda vicinanza alle vittime, ai loro familiari, a tutte le persone coinvolte e anche a tutti coloro che, attendendosi legittimamente integrità e correttezza da chi”annuncia il Vangelo, sentono tradita la loro fiducia”, ha fatto sapere la Diocesi di Lugano, che ha precisato come l’imputato, fin dal momento dell’arresto, era stato sospeso da ogni forma di esercizio del ministero.

La perdita dello stato clericale, viene inoltre aggiunto, è stata richiesta dallo stesso sacerdote, “anticipando così la sanzione prevista dalla Chiesa in queste circostanze”.

L’anno scorso  monsignor Lazzeri in una nota aveva assicurato che “è vivo desiderio dell’autorità diocesana che i fatti siano interamente portati alla luce grazie al lavoro della Magistratura, a cui si assicura sin da ora piena collaborazione”.

Il giornale del Ticino attacca l’ex vescovo Grampa

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“A che servirà – si chiede in un editoriale il Giornale del Ticino – questa terza condanna, dopo un primo verdetto di colpevolezza nel 1988 per atti di libidine su fanciulli e dopo un secondo verdetto di colpevolezza per l’acquisizione di materiale pedopornografico nel 2011? A che servirà? Viene da rispondere: a chiuderlo in carcere per un tempo che non servirà a redimerlo, ma in cui almeno egli non costituirà più pericolo mentre ci si augura che ogni suo giorno sia devastato dalla sofferenza del trovarsi in cella e che ogni sua notte sia popolata dai fantasmi delle sue prede sessuali. Otto anni e mezzo, come da odierna sentenza giunta a distanza di una settimana dalla conclusione del processo a suo carico, dovrà infatti scontare l’ex-sacerdote ora 65enne che, nell’esercitare un ministero in nome dell’Onnipotente, credette essere nelle sue facoltà l’approfittare sessualmente di minorenni, cinque le vittime accertate (e perché non temere che altri abbiano taciuto?) in più sedi. Da parroco e da insegnante, tra Magliaso e Vernate, pur avendo già un peso sulla coscienza (di altri, non la sua, di certo); da parroco, a Brione sopra Minusio, in precedenza”.

Secondo il Giornale del Ticino, sono ancora “molti gli interrogativi cui l’aula non ha dato risposta. Incomprensibile la superficialità con cui talune autorità locali non diedero séguito a voci ricorrenti; inaccettabile, per un cattolico, la modalità di gestione del caso da parte dei vertici ecclesiastici, tanto di più nel reiterarsi delle condanne (di una, e l’affermazione è da acquisirsi agli atti con ogni beneficio del dubbio, l’ora vescovo emerito monsignor Giacomo Grampa sostiene di non aver mai ricevuto comunicazione). Monsignor Valerio Lazzeri, oggi vescovo di Lugano, non manca di ricordare che “la persona in questione” era “già priva di responsabilità pastorali dirette” ed “al momento dell’arresto” era stata “sospesa da ogni forma di esercizio del ministero”. Giusto, vero. Ma anche queste decisioni, per i tempi in cui esse furono prese appaiono tardive. Tardive, drammaticamente tardive.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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