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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » La vergognosa ipocrisia ecclesiastica protegge P. Mansour Labaky

La vergognosa ipocrisia ecclesiastica protegge P. Mansour Labaky

ludovica.eugenio by ludovica.eugenio
5 Ottobre 2013
in World
Reading Time: 3 mins read
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da Adista Notizie n. 34 del 05/10/2013 – 37317. BEIRUT-ADISTA. P. Mansour Labaky, prete cattolico-maronita di Beirut, nel Libano, che ha svolto il suo ministero anche in Francia, nel 1990 ha fondato “Lo Tedhal – Non temere”, un «movimento spirituale» che si «propone di essere una scuola di santità», e nel 2005 l’orfanatrofio Kfar Sama Orphanage; è conferenziere di successo; è musicista e autore di vari libri – fra questi L’enfant du Liban (“Il bambino del Libano”) – accolti sempre dal favore della stampa anche laica che ne ha esaltato qualità quali la tenerezza e la liricità, Le Monde compreso.

Il 23 aprile 2012 è stato condannato, per reati di pedofilia e di crimen sollicitationis durante la confessione, perpetrati su almeno tre minori all’epoca degli abusi, dal Tribunale ecclesiastico dell’arcivescovato di Parigi (va detto che è stato denunciato di abusi anche su una ragazza maggiorenne). Le pene inflittegli sono state: «La privazione di tutti gli uffici ecclesiastici»; «l’interdizione di celebrare i sacramenti coram populo», ovvero in pubblico; «una vita di preghiera e penitenza in una comunità religiosa o in altro luogo», in «accordo con la Congregazione per la Dottrina della Fede»; «la perdita della facoltà di confessare»; «l’interdizione di esercitare qualsiasi forma di direzione spirituale, di partecipare a manifestazioni pubbliche o mediatiche», come «di prendere contatto con i media o con le vittime». Il sacerdote ha fatto ricorso a Roma, alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il 19 giugno 2013, la Congregazione – tanto si legge in una comunicazione dell’11 settembre scorso del Tribunale ecclesiastico parigino – «ha deciso di rigettare il ricorso», stabilendo che da quella stessa data, il 19 giugno, entravano in vigore le sanzioni inflitte a p. Labaky, la non osservanza delle quali avrebbe comportato per il prete la scomunica.

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Mai pena fu forse più platealmente disattesa. La Alliance Saint Antoine, associazione costituita il 17 gennaio del 2012 in rappresentanza delle vittime di p. Labaky, ha manifestato tutta la sua indignazione nel vedere che il sacerdote condannato ha assistito, il 27 giugno 2013, in forma assolutamente palese, alla presentazione di un libro del fratello Joseph nell’aula magna dell’Università Notre-Dame di Louaizé, in Libano. Occasione in cui inoltre Joseph Labaky ha tessuto pubblico elogio del fratello di cui non poteva ignorare la condanna definitiva appena inflittagli. Ma tanto più l’Alliance prova indignazione in quanto il prete, già condannato per un reato così grave, aveva preso posto in prima fila a poca distanza (precisamente sei poltrone) dal cardinale e patriarca della Chiesa maronita, Bechara Raï; ad un evento pubblico, dunque, al quale il prete pedofilo, impedito dalle sanzioni imposte otto giorni prima, non avrebbe dovuto partecipare. Le foto di tanta contiguità sono visibili non solo sul sito dell’Università (http://ndu.edu.lb/newsandevents/current/labaki/index.htm), ma anche su quello della diocesi di Beirut. L’associazione denuncia perciò «la complicità di Joseph Labaky» e la «compiacenza del presidente dell’Università Notre-Dame», ma esprime soprattutto «profonda incomprensione riguardo al card. Bechara Raï, che accetta di fare da garante con la sua presenza a questa mascherata, rendendo più manifesto il sostegno della Chiesa maronita a un prete pedofilo».

Eppure dovevano sapere le autorità ecclesiastiche presenti, perché una simile sentenza non poteva che essere stata tempestivamente trasmessa al patriarcato e all’ordinario del luogo, l’arcivescovo di Beirut dei maroniti, mons. Paul Youssef Matar.

L’Alliance però non vuole ascrivere «la responsabilità di questa gaffe» al patriarca, chiamando invece in causa «gli organizzatori di questa conferenza, perché – motivano – non possiamo immaginare che il card. Raï, così vicino a papa Francesco, ignori che il primo atto di governo di quest’ultimo, è stato di convocare mons. Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, chiedendogli di inasprire e accelerare le procedure contro i preti colpevoli di abusi sessuali», esigendo al contempo che si facesse di «tutto per essere a fianco delle vittime, consigliarle, ascoltarle, rispettarle».

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Malgrado l’interdizione del 23 aprile, p. Labaky aveva presentato un suo intervento al ritiro annuale dei giovani sacerdoti del Libano (18-23 giugno 2012), sotto la guida di mons. Shomali, vescovo ausiliare di Gerusalemme. Ed un’altra apparizione pubblica risulta il mese prima, il 2 maggio, quando l’allora assistente segretario di Stato Usa per il Medio Oriente e l’ambasciatrice americana in Libano andarono a visitare il Kfar Sama. (eletta cucuzza)

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ludovica.eugenio

Ludovica Eugenio, laureata in Storia delle origini cristiane, giornalista e traduttrice, nata nel 1966 a Torino, dal 1990 è direttore del settimanale di informazione religiosa Adista, presso la quale si occupa soprattutto della Chiesa di area anglofona e germanofona.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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