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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » «Troppi silenzi su don Inzoli, il potentissimo ciellino»

«Troppi silenzi su don Inzoli, il potentissimo ciellino»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Dicembre 2015
in Lombardia
Reading Time: 4 mins read
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Intervista. Nei suoi confronti la Procura chiede 12 anni per violenza sessuale con abuso di minori. Fu espulso dalla Chiesa, poi il passo indietro Franco Bordo, deputato di Se, è l’autore dell’esposto che ha dato il via all’inchiesta.

«Violenza sessuale con abuso di autorità e violenza sessuale aggravata per abuso di minori»: per don Mauro Inzoli, 65 anni, la Procura di Cremona ha chiesto il rinvio a giudizio e 12 anni di reclusione, respingendo il patteggiamento. Un «caso» che distrugge l’immagine della fraternità di Comunione e liberazione, imbarazza la Lombardia politica che conta, rappresenta l’altra faccia della medaglia nell’amministrazione della giustizia fra Vaticano e Italia. Lo racconta bene Franco Bordo, deputato Sel, obiettore di coscienza con il gruppo Abele a Torino, cristiano e pacifista, consigliere comunale e assessore a Crema. «Sono reati odiosi che non si possono ’coprire’ e che vanno perseguiti in base alla legge italiana. Non posso sostenere che la Procura non sarebbe intervenuta senza l’esposto che ho presentato nell’estate 2014, tuttavia quell’esposto ha reso possibile prima le indagini e poi il procedimento penale», afferma Bordo.

Quando è cominciata questa vicenda?

Nel 2012, perché don Inzoli sparisce improvvisamente da Crema, che è un comune di 36 mila abitanti dove ben lo si conosceva come figura carismatica di Cl con ruoli di primo piano che spesso lo collegavano alla politica del potere ciellino in Lombardia. Allora si mormorava di una presunta malattia, forse depressione. A dicembre 2012 arriva il comunicato secco della Diocesi che, in poche righe, annuncia che don Inzoli è stato ridotto allo stato laicale. Di fatto, l’espulsione dalla chiesa secondo le norme del diritto ecclesiastico. Una «sentenza» grave, eccezionale, drastica presa senza dare motivazioni. E con un muro impenetrabile sulla decisione tutt’altro che di normale amministrazione.

Ma che profilo aveva questo sacerdote ciellino? Perché lo conosce? Dove sta l’interesse politico di questa storia?

Siamo concittadini. C’era chi lo chiamava «don Mercedes», era riconosciuto come sacerdote dal grande ascendente, si sapeva delle sue frequentazioni politiche. Era rettore del liceo linguistico Shakespeare di Crema e parroco alla Santissima Trinità. Ma soprattutto a don Inzoli faceva capo l’attività dell’associazione Fraternità, affidataria di minori in difficoltà che fra l’altro beneficiava dagli enti pubblici di un trattamento economico “maggiorato”. A livello nazionale, come presidente del Banco Alimentare era anche al vertice di Cl al punto di contribuire alla stesura del programma del Meeting di Rimini. Insomma, uno fra i più potenti ciellini non solo lombardi. Tant’è che a ogni campagna elettorale si attivava a sostegno del governatore Formigoni, di Raffaele Cattaneo e del cremasco Gianni Rossoni. L’attuale assessore regionale Cristina Cappellini è originaria di un paese a 15 chilometri da Crema e conosce benissimo don Inzoli.

Un anno fa cosa è accaduto?

In base al ricorso che Inzoli aveva annunciato rispetto alla prima «sentenza», si conclude l’iter in Vaticano e il 26 giugno 2014 con una lettera il vescovo di Crema Oscar Cantoni annuncia che la Congregazione della dottrina della fede su incarico di papa Francesco ha inflitto per decreto la «pena medicinale perpetua». In sostanza, don Inzoli viene allontanato dalla Diocesi, con l’obbligo di condurre una vita ritirata e di curarsi. Per la prima volta affiorano gli abusi nei confronti dei minori che erano stati segnalati direttamente al vescovo. Ma nella sostanza è un passo indietro rispetto al primo e significativo provvedimento. Don Inzoli non viene più espulso dalla chiesa…

E scatta l’esposto alla magistratura italiana: con quale obiettivo?

A Crema ricevevo richieste, informazioni, segnalazioni. Da parte mia, reputavo indegno che di fronte a simili comportamenti il nostro sistema giudiziario per così lungo tempo non si fosse mai attivato. Così firmo l’esposto alla Procura e si avviano le indagini. Vengono richiesti gli atti ufficiali al Vaticano che però si rifiuta di fornirli. Ma la magistratura di Cremona va avanti lo stesso. Ora nella richiesta di rinvio a giudizio sono esplicitamente citati una ventina di casi di violenza sessuale nei confronti di soggetti diversi. Quindici sono caduti in prescrizione: nel processo ne verranno perseguiti otto. Evidenzio che si tratta di soggetti minori tra i 12 e i 16 anni all’epoca dei fatti, cioè fra il 2004 e il 2008.

Il caso di don Inzoli sembra destinato a non far troppo notizia. Perché?

Sacerdoti pedofili, purtroppo, ce ne sono stati tanti altri e non solo in Italia. Ma don Inzoli è anche una personalità di primo piano nel mondo di Cl e in questi anni in particolare a Crema si è percepita una cappa di paura, come in un sistema omertoso e di ricatti incrociati. Le informazioni, “giudiziarie” e non, sono comunque disponibili anche grazie al lavoro dei cronisti locali della Provincia. E oggi è impossibile negare ancora il ruolo di don Inzoli e di Cl, perché tutti lo hanno riconosciuto a gennaio seduto alle spalle di Formigoni e Maroni al convegno organizzato in Regione sulla famiglia «tradizionale». Un episodio che ha lasciato sbalorditi, ma che è anche il sintomo della spudoratezza del vincolo stretto, costante e immutato fra don Inzoli e il Pirellone. La conferma ulteriore che Cl in Lombardia è una vera e propria potenza, quasi intoccabile.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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