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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi sessuali su due bambini, a breve udienza preliminare per ex parroco

Abusi sessuali su due bambini, a breve udienza preliminare per ex parroco

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Dicembre 2015
in Puglia
Reading Time: 3 mins read
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Il sacerdote Giampiero Peschiulli, all’epoca alla chiesa di S. Lucia, davanti al gup il 10 dicembre: la difesa chiederà l’abbreviato. L’inchiesta dopo un servizio de Le Iene. La Procura conferma: “Due ragazzi di età inferiore a 14 anni costretti a subire abusi in sacrestia prima della messa.
Abusi sessuali su due bambini, a breve udienza preliminare per ex parroco

BRINDISI – Sette mesi dopo essere stato arrestato, don Giampiero Peschiulli, 73 anni, è imputato con l’accusa di “aver compiuto atti sessuali su due minori di età inferiore ai 14 anni, prima o dopo la messa, per quattro anni, agendo con  violenza e abusando dell’autorità morale e religiosa” essendo all’epoca parroco della chiesa di Santa Lucia e della Santissima Trinità di Brindisi.

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Il sostituto procuratore Giuseppe De Nozza ha chiesto il rinvio al giudizio del Tribunale per il parroco,  originario di Carbonia, in provincia di Cagliari, attualmente, in una comunità di recupero per sacerdoti nel Nord Italia, dopo essere stato arrestato il 20 maggio scorso e posto ai domiciliari dai carabinieri della compagnia di Brindisi in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tea Verderosa per il pericolo di reiterazione del reato perché all’epoca “aveva possibilità effettiva di concelebrare la messa e avere contatti con i fedeli, tra cui anche famiglie con bambini e ragazzi, presso una parrocchia del comune di Terracina”.

Dalle indagini delegate ai carabinieri del Norm, “emerge in modo piuttosto evidente che don Giampiero Peschiulli ha continuato a esercitare il suo ministero sacerdotale almeno sino al 16 gennaio 2015. A dare l’input all’inchiesta fu un servizio realizzato dalla trasmissione Le Iene, in onda su Italia Uno, a firma dell’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”.

Le Iene lo chiamarono il prete “pomicione”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrava una valanga di commenti. La richiesta di processo è stata depositata presso la cancelleria del gup che dovrà pronunciarsi in sede di udienza preliminare nei prossimi giorni, dopo aver ascoltato il difensore del parroco, Roberto Cavalera, che potrebbe chiedere l’abbreviato secco, senza cioè perizia per il prelato. La scelta del rito alternativo, come è noto, consente di ottenere la riduzione della pena nella misura di un terzo in caso di condanna.

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Il magistrato ha confermato integralmente l’accusa mossa inizialmente, sottolineando un “un comportamento deviato, caratterizzato da una inclinazione a cercare approcci sessuali nei minorenni di sesso maschile” anche alla luce del “materiale informatico sequestrato” nel mese di novembre 2014: in particolare “sul pc portatile in uso” al parroco “sono state rilevate numerosissime immagini, raffiguranti rapporti tra ragazzi dall’evidente minore età, frutto di collegamenti a siti internet salvati automaticamente dal sistema operativo in file temporanei”.

Già nell’ordinanza di custodia, il gip scriveva come “rilevantissimi elementi di valutazione possono essere tratti dalla lettura del fascicolo personale di Peschiulli e nello specifico dagli atti delle date 12 luglio 1965, 10 settembre 195, 25 giugno 1969 e primo settembre 1969, in cui si fa riferimento ad amicizie captative e a comportamenti morbosi verso altri seminaristi, manifestati già all’epoca”.

Fonti di prova, ora che l’inchiesta è stata conclusa, sono costituite dalle testimonianze raccolte dall’ascolto dei due bambini, secondo la formula dell’incidente probatorio e dalle intercettazioni telefoniche, spesso con la perpetua. In una di queste, si sente il parroco commentare le indagini e dire, con riferimento ai ragazzini: “Te l’ho fatto io, perché tu non hai detto fermati, basta”. Dall’altra parte, la donna: “Tu devi sempre dire, se apro bocca io più di qualcuno si deve spogliare che è diverso”.

E ancora si sentono i due parlare dell’ormai ex arcivescovo di Brindisi e Ostuni, poi ascoltato in qualità di persona informata dei fatti, poiché i genitori dei chierichetti hanno riferito di essersi rivolti a lui. In sede di udienza preliminare i due ragazzi, indicati come persone offese, potranno costituirsi parte civile e chiedere il risarcimenti dei danni patiti.

 

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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