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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Forteto: quegli abusi ai minori protetti dal Pd

Forteto: quegli abusi ai minori protetti dal Pd

Redazione WebNews by Redazione WebNews
23 Luglio 2015
in Toscana
Reading Time: 4 mins read
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UNA FOLLE SPERIMENTAZIONE SOCIALE
Quella del “Forteto” è una delle più allucinanti vicende italiane. Per decenni, tra le colline del Mugello si è consumata una storia di orrori, abusi, violenze, potere e ideologia sulla pelle di ragazzi e bambini, sotto gli occhi distratti delle istituzioni, in alcuni casi addirittura complici.
Il Forteto è l’incarnazione di una folle sperimentazione sociale nata alla fine degli anni ’70 nella tempesta della contestazione ideologica all’autorità, della liberazione sessuale e delle prime teorie gender fondate sui postulati della neutralità uomo-donna.
La vicenda è raccontata in un libro inchiesta di due giornalisti toscani, Francesco Pini e Duccio Tronci, dal titolo emblematico: “Setta di Stato”.

Forteto viene fondata nel 1978 da Luigi Rodolfo Fiesoli, poi conosciuto come il “Profeta”, sessantottino di Prato inquietante e carismatico.
La comunità, che si struttura come cooperativa agricola, diventa subito un modello per la sinistra toscana; il simbolo realizzato dell’opposizione ai valori della società borghese e della famiglia tradizionale, un’esperienza concreta di nuove relazioni tra i sessi, un riferimento ideale per politici e intellettuali.
Pur non essendo una struttura d’accoglienza, al Forteto vengono inviati in affidamento disabili fisici e psichici, minori con problemi d’inserimento; il modello educativo appare, ai tanti esperti, funzionale e valido.

LA PRIMA CONDANNA
Eppure, fin dall’inizio, circolano strane voci sulle pratiche adottate in quella comunità: si parla di abusi sessuali, violenze e intimidazioni. Il “Profeta” imponeva l’omosessualità come mezzo per la purificazione, e il rifiuto della famiglia d’origine come strumento di liberazione individuale.
Arrivano le prime denunce di genitori picchiati dai figli su ordine di Fiesoli e di ex seguaci riusciti a fuggire dai violenti condizionamenti psicologici e sessuali. Nel 1978 un coraggioso magistrato toscano, Carlo Casini, apre l’inchiesta; Fiesoli ed il suo braccio destro Luigi Goffredi vengono arrestati e nel 1985 condannati in via definitiva per “libidine violenta, corruzione di minorenne e maltrattamenti”. Non sono provate le spedizioni punitive contro genitori e fuoriusciti ma confermati gli abusi sessuali su due disabili affidati e violenze psichiche contro un ragazzo di quindici anni.

In un paese civile la storia finirebbe qui: i due sarebbero in galera e Forteto sarebbe chiusa. Ma nella Toscana rossa la storia continua, incredibilmente.
Nonostante la condanna di Fiesoli, i giudici minorili ricominciano ad affidargli “direttamente” ragazzi minorenni e bambini; il primo (un bimbo down di tre anni) dopo appena sei mesi dall’arresto con il processo in corso. Goffredi riesce persino ad avere due bambini in adozione dopo la sua condanna.
Per decenni gli abusi sessuali e le violenze psicologiche continuano sotto l’occhio distratto delle Istituzioni preposte a proteggere quei ragazzi.
Tutti sapevano che anche i meccanismi di affidamento erano irregolari. All’interno della comunità venivano create “famiglie funzionali”, nuclei fittizi che servivano per ottenere l’affidamento del bambino ma che poi veniva seguito da uno dei “discepoli”. Nessuno controllava.
I racconti dell’orrore che uscivano da quel luogo non distoglievano i giudici minorili, gli psicologi dell’infanzia, gli assistenti sociali dagli elogi sperticati al modello educativo del Forteto.

NUOVE CONDANNE
Nel 2000 arriva una condanna contro lo Stato italiano addirittura dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per le gravi anomalie riscontrate nelle procedure di affidamento al Forteto.
Nel 2002 Bruno Vespa dedica, al caso Forteto una puntata di Porta a Porta; dichiarerà di non aver mai subito così “tante pressioni quotidiane sistematiche e sconcertanti” per impedire che l’inchiesta andasse in onda.
Poi, nel 2012 nuove denunce e un nuovo processo concluso nel giugno 2015 con la condanna di Fiesoli a 17 anni, Goffredi a 8 e di altre 14 persone della cooperativa a pene fino a 8 anni, per violenze sessuali e maltrattamenti ai danni di ragazzi e bambini affidati.

Il libro di Pini e Tronci raccoglie un elenco infinito di racconti di orrori consumati in quella comunità, ricostruisce la storia ed elenca nomi e cognomi di politici, magistrati, intellettuali che hanno coperto o sono stati irresponsabilmente superficiali.

UN FIORE ALL’OCCHIELLO
La comunità del Forteto era un fiore all’occhiello delle cooperative rosse toscane e tappa obbligata di tutti i leader della sinistra italiana in campagna elettorale, sia locali che nazionali: da D’Alema a Bersani, fino a Renzi. Antonio Di Pietro, eletto al Mugello, andò oltre; firmò la prefazione ad un libro sull’esperienza comunitaria descrivendolo come uno spazio “di amore reale che trova suggerimenti nel Vangelo e in un’attenta osservazione dell’altro”.
D’altronde la Comunità era anche un serbatoio di tessere e voti.

La Regione Toscana (da sempre governata dalla sinistra), fin dal 1980 quando acquistò per 300 milioni di lire la prima fattoria che poi assegnò a Fiesoli, ha continuato ininterrottamente a finanziare la cooperativa nonostante le denunce e le condanne; milioni di euro in contributi di cui l’ultimo nel 2014, di 700 mila euro. Un fiume di denaro pubblico non solo alla cooperativa ma anche alla Fondazione, presieduta da Goffredi, che organizzava cicli didattici per le scuole e corsi per educatori; un condannato per abuso ai minori che insegnava come educare i minori.

Fiesoli e Goffredi hanno continuato fino in tempi recenti ad essere invitati nei convegni pubblici per parlare dell’esperienza del Forteto, a scrivere libri pubblicati da importanti case editrici.
Nelle loro testimonianze educative nessun accenno all’omosessualità minorile imposta come pedagogia, alle violenze, alla pedofilia e alla zoofilia (secondo alcune testimonianze) indotte come azioni terapeutiche.

Uno dei primi fuoriusciti dalla comunità la definì un luogo “dove il sesso agisce da parafango per la pazzia”.

L’ULTIMA VERGOGNA
Qualche giorno fa l’ultima vergogna. In Parlamento, una mozione unitaria delle opposizioni (da Forza Italia al M5S, da Sel alla Lega a FdI) ha chiesto il commissariamento della cooperativa e l’Istituzione di una Commissione d’inchiesta per accertare i livelli di complicità e connivenze. La mozione è stata bocciata dal Pd.
Chissà cosa sarebbe successo se Forteto fosse stata una parrocchia e Fiesoli un sacerdote cattolico. Ma il pedofilo, quando è di sinistra, va protetto.

Il caso Forteto rimane tuttora una delle pagine più nere e immorali della sinistra italiana.

Forteto: quegli abusi ai minori protetti dal Pd

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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