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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Alessandro Maggiolini » Causa civile: gelo tra Diocesi e parenti della vittima di don Mauro

Causa civile: gelo tra Diocesi e parenti della vittima di don Mauro

Redazione WebNews by Redazione WebNews
20 Marzo 2014
in Lombardia
Reading Time: 2 mins read
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I familiari chiedono il pagamento di quanto disposto dal giudice e mai corrisposto dal religioso
(m.pv.) Nessuna apertura. Anzi, da quanto è stato possibile intuire, un vero e proprio muro contro muro cui spetterà al giudice civile di Como attribuire torti e ragioni. È andata in scena ieri mattina la prima udienza della vertenza che vede opposti da una parte i familiari della vittima di don Mauro Sfefanoni (ex parroco di Laglio che abusò di un ragazzo dell’oratorio, vicenda chiusa con la condanna definitiva a otto anni di carcere), dall’altra la Diocesi di Como e la parrocchia. Alla base del contendere il fatto che mai fino ad oggi don Mauro Stefanoni ha versato un solo euro dei 180mila fissati dal giudice come risarcimento del danno alla vittima, e dunque la stessa cifra è stata chiesta in solido a chi aveva “dato lavoro” al prete, ovvero la parrocchia e soprattutto la Diocesi.

Il primo faccia a faccia – avvenuto ieri mattina al quarto piano del palazzo di giustizia – non ha portato alcun frutto. La Diocesi di Como (avvocato Vittorio Rusconi) e la parrocchia di Laglio (avvocati Silvio e Livia Zanetti) hanno ritenuto come non dovuta ogni richiesta della vittima di don Mauro (rappresentata dal legale Nuccia Quattrone). Per la verità in aula era attesa anche la parte dell’ex parroco che tuttavia non si è presentata. L’appuntamento è stato poi fissato a giugno.
«Il comportamento della Diocesi è sempre lo stesso – ha commentato l’avvocato Quattrone – Anche qui, e non solo nel caso di Marco Mangiacasale (l’ex parroco di San Giuliano dimesso dal Papa dallo stato clericale proprio per episodi di violenza su alcune parrocchiane, ndr) esiste una vittima, ma a noi nessuno ha mai chiesto scusa in tutti questi anni nonostante la sentenza sia già definitiva. Ma ormai, purtroppo, conosciamo bene il comportamento della Curia e non ci aspettavamo altro».
La Diocesi viene chiamata in causa in quanto il rapporto tra don Mauro e l’allora vescovo Alessandro Maggiolini, prevedeva una subordinazione gerarchica in cui il vescovo stesso avrebbe dovuto avere compiti di vigilanza sull’operato del proprio prete. Per questo motivo i familiari della vittima chiedono che il risarcimento del danno (mai pagato da don Mauro) venga corrisposto dalla Diocesi e anche dalla parrocchia di Laglio, quest’ultima – in quegli anni – rappresentata in tutti i suoi aspetti proprio da Stefanoni. «Ma la parrocchia non è responsabile né moralmente né giuridicamente per i fatti per i quali il parroco è stato condannato – replica l’avvocato Livia Zanetti – Anzi, i parrocchiani potrebbero ritenersi a loro volta parti lese di questa vicenda».
Sul finire del 2013 aveva fatto scalpore una vicenda simile a Bolzano in cui la Diocesi era stata chiamata dal Tribunale civile a risarcire una vittima di abusi da parte di un prete. Una sentenza storica, che aveva stabilito il principio secondo cui un vescovo è equiparabile a un qualsiasi datore di lavoro e dunque responsabile indirettamente per i danni provocati da un religioso della sua Diocesi. Decisione contro la quale la Curia di Bolzano si è appellata e che, dunque, non è ancora definitiva.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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