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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » A proposito del prete accusato di pedofilia ad Alassio

A proposito del prete accusato di pedofilia ad Alassio

Redazione WebNews by Redazione WebNews
30 Dicembre 2009
in Liguria
Reading Time: 5 mins read
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di VALERIA ROSSI – L’ANSA è breve e concisa: “Un parroco e’ stato arrestato ad Alassio con l’accusa di violenza sessuale su una bambina di 11 anni. In carcere e’ don Luciano Massaferro, 44 anni, parroco di S.Giovanni Battista e di S.Vincenzo. L’ ordinanza e’ stata emessa dal gip Fois.

L’inchiesta e’ scattata dopo una segnalazione dell’ospedale Gaslini di Genova,dove la bimba e’ stata sottoposta ad accertamenti, dopo la denuncia. Per il vescovo ”Il parroco e’ da ritenersi innocente fino a prova contraria”.

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In realtà la notizia è di quelle che colpiscono come una mazzata: i cittadini di Alassio, in particolare i credenti, sono sotto choc, non riescono a crederci. Poi, però…stamattina leggiamo su IVG il racconto di una giovane moglie che da don Luciano ha fatto il corso prematrimoniale: la bella amicizia nata tra lei, suo marito e il parroco si è interrotta quando il prete ha smesso di mandare SMS alla coppia e ha cominciato a mandarli soltanto a lei. SMS a base di “feeling eccezionale, di un rapporto speciale tra lui e me, di voglia di una maggiore intesa“.
Insomma, molestie telefoniche (o meglio, “messagginiche”) in piena regola.
Molestie che, se venissero da una persona “normale”,verrebbero immediatamente interpretate come tali: ma da un prete, chi ci va a pensare? Quindi succede spesso che a un prete si permetta di andare avanti assai più di quanto non accadrebbe con un vicino di casa: perché l’abito talare, in un certo senso, sembra una garanzia.
La realtà, purtroppo, non è soltanto diversa: sta proprio dalla parte opposta.
Lasciamo da parte don Luciano per un attimo: la signora intervistata da IVG conclude sostenendo che “non può credere che abbia fatto quello di cui è accusato”, il vescovo dice che “è innocente fino a prova contraria” e anch’io sono sempre garantista, anche se i dubbi ovviamente sono forti. Ma sta di fatto che di preti pedofili è pieno zeppo il mondo, e di preti arrapati pure.
E forse la cosa è ricollegabile all’ assurdità totale del voto di castità che sono chiamati a seguire.
Imporre ai preti di non fare sesso, ovvero di contravvenire ad uno degli impulsi più forti che esistano (l’impulso a riprodursi), è talmente contronatura che i sacerdoti hanno solo due scelte: o se ne infischiano e si accoppiano allegramente con le parrocchiane, oppure ricorrono al sesso solitario facendo spesso ricorso a fantasie che possono anche diventare perverse.
E’ probabile che la pedofilia sia una malattia, ma il voto di castità a me sembra un ottimo sistema per indurla, specialmente nei sacerdoti che prendono i voti in giovane età – proprio nel momento in cui gli ormoni stanno a mille – e che spesso, troppo spesso, in età più avanzata cominciano a manifestare comportamenti devianti.
La Chiesa cattolica ha la maggiore percentuale di casi di pedofilia portati in tribunale: sarà un caso?
Certo, ci sono sicuramente altri motivi: uno è sicuramente il lassismo della Chiesa nei confronti di chi manifesta queste tendenze, curiosamente molto più tollerate in quest’ambito che non nella società laica.
Come tutti dovrebbero sapere (ma forse non sanno) nel 1962 il Sant’Uffizio varò il documento “Crimen sollicitationis” in cui la Chiesa sottraeva di fatto alla magistratura ogni possibilità di intervento sui casi di pedofilia tra religiosi.
Una violazione bestiale della legge che oltretutto veniva seguita da un’attuazione alquanto particolare delle “punizioni”: infatti, come ben dimostra il video “Sex crimes and Vatican” , la punizione consisteva nello spostare il prete pedofilo in un’altra parrocchia. Sempre per chi non lo sapesse, firmatario del documento “Crimen sollicitationis” fu l’allora Cardinale Joseph Ratzinger.
Il “Crimen sollicitationis” impone il segreto alla vittima, al colpevole e ai testimoni, pena l’immediata scomunica.
Sì, proprio così: non viene scomunicato il prete pedofilo, ma l’eventuale prete che, venendo a conoscenza di un caso di pedofilia con un sacerdote protagonista, ne parli con qualcuno.
Dunque non abbiamo solo l’astinenza sessuale forzata a indurre deviazioni, ma anche una Chiesa cattolica estremamente lassista e protettiva nei confronti di chi commetta abusi; dal che si potrebbe dedurre che non solo esistono preti che diventano pedofili, ma anche pedofili che, ben consci della protezione di cui potranno godere, diventano preti.
E’ il caso di Alassio? Non possiamo saperlo. E’ un caso frequente? Purtroppo sì. Adesso siamo più choccati perché una di queste accuse ci è arrivata “dentro casa”, ma fatico a credere che sia il primo caso nella nostra Provincia. Forse è solo il primo caso in cui la cosa è stata denunciata.
Preti pedofili e – più frequentemente – preti ossessionati dal sesso sono il risultato di una Chiesa profondamente malata, che probabilmente ha sempre cercato di coprire gli abusi anche perché sapeva benissimo di avere nel “voto di castità” una delle cause.
Liberarsi di questo assurdo retaggio potrebbe essere una delle soluzioni (oltre, ovviamente,a permettere che sia la giustizia ordinaria a punire correttamente i sacerdoti che compiono abusi sessuali sui minori), anche perché imporre il celibato (è a questo, in realtà, che sono legati i preti: ma siccome l’atto sessuale fuori dal matrimonio è un peccato mortale…) solo perché Cristo non era sposato è davvero ridicolo.
Cristo è morto a 33 anni, santo cielo: avrebbe potuto cambiare idea – o semplicemente trovare il tempo di fidanzarsi, visto che prima era stato piuttosto preso – sposarsi e mettere al mondo una nidiata di Cristini. Ma che ne sappiamo?
Perché costringere i preti a vivere contronatura solo perché la vita di Cristo è stata bruscamente interrotta prima di sapere che decisioni avrebbe potuto prendere?
In rete ho trovato la lettera di un signore che chiedeva ad un sacerdote se non fosse un problema, per lui, la castità. La risposta era: “Ma certo che no! Noi possiamo benissimo vivere senza sesso, perché non siamo animali”.
Risposta sbagliata. Sono gli animali a poter vivere benissimo senza sesso, visto che per loro il sesso è legato solo alla chimica: un cane, al sesso, non ci pensa proprio mai, fino al momento in cui non gli arriva nei dintorni una cagnetta in calore che emana profumi irresistibili. Allora sì, diventa arrapatissimo ed è disposto a tutto pur di raggiungerla: ma se non sente quel profumo, non sa neppure che “esista” un sesso né una sessualità (e non fatevi fuorviare dal gesto della monta fatto su altri cani maschi o sulle gambe del padrone: quello è un gesto di dominanza che non c’entra nulla col sesso, tant’è vero che lo fanno anche i cuccioli di pochi mesi e le femmine).
L’uomo, al contrario, non è legato alla chimica: le femmine non “vanno in calore” e non emanano feromoni, ma sono costantemente pronte all’accoppiamento.
In più l’uomo è condizionato dal sesso in modo culturale fin dalla più tenera età: e se un tempo il sesso era quantomeno considerato tabù, oggi i bambini di dieci anni sono bombardati da immagini sessuali a scopo commerciale.
E pure i preti, se solo si azzardano a guardare una pubblicità televisiva, vengono bombardati da immagini che li stimolano violentemente verso qualcosa che non possono fare. C’è da stupirsi se escono di testa? C’è davvero da stupirsi se il sesso, per loro , diventa qualcosa di deviato?
Forse la Chiesa dovrebbe adeguarsi, tanto per cominciare, al modo in cui è cambiata la nostra società (bombardamenti sessuali compresi); e poi, naturalmente, dovrebbe smettere di rappresentare un’isola felice per chi le deviazioni le ha già in testa per conto suo.
Così, forse, gli episodi di pedofilia si ridurrebbero di numero.

http://www.ilponente.com/2009/12/30/prete-…lia-ad-alassio/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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