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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » In risposta a Mons. Giuseppe Baturi, Segretario della Conferenza Episcopale Italiana

In risposta a Mons. Giuseppe Baturi, Segretario della Conferenza Episcopale Italiana

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
17 Aprile 2026
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 4 mins read
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Leggiamo l’articolo di Chiesa Cattolica dal titolo L’impegno della Chiesa in Italia nella tutela dei minori e le dichiarazioni di mons. Giuseppe Baturi che auto acclama quello che a suo avviso sarebbero i successi della chiesa italiana in materia di abusi sessuali su minori e persone vulnerabili.

Dichiarazioni tanto disoneste che non si può non contestare riga per riga. Dichiarazioni che forse si possono dare a bere all’opinione pubblica, non certo a noi vittime sopravvissute che purtroppo abbiamo ben chiaro quello che la chiesa italiana non sta affatto facendo. Dichiarazioni che ci offendono in quanto dopo gli abusi ci tocca sopportare di essere oggetto di una propaganda falsa e per nulla riparativa, che ai nostri occhi scredita la chiesa più di quanto già la sia.

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Tralasciando il deplorevole caso sardo che vede tra i protagonisti proprio mons. Baturi e tra le “vittime”, oltre noi sopravvissuti anche la Garante dell’infanzia sarda Carla Pugligheddu, caso che abbiamo già commentato senza ottenere da parte della CES e del Consiglio regionale sardo alcuna risposta, ma un silenzio che di per se è già tristemente indicativo del dialogo che, al contrario di quello che Baturi afferma, la chiesa non ha e non vuole avere con i sopravvissuti.

Premettendo che nel resto del mondo e in Europa la Francia, la Spagna, il Portogallo, la Svizzera, il Belgio, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Germania, l’Irlanda e la Repubblica di San Marino hanno avviato percorsi concreti che rendono giustizia e in molti casi risarcimenti alle vittime dei preti pedofili, in Italia la chiesa neppure lontanamente ventila una simile ipotesi.

Va ricordato anche che il 28 maggio 2022 fu proprio il card. Presidente della Cei Matteo Zuppi a dichiarare pubblicamente al sottoscritto, che in quella e in questa sede rappresenta le vittime italiane del clero, una collaborazione ventilando l’ipotesi che l’associazione dei sopravvissuti Rete L’ABUSO fornisse alla CEI i nominativi dei preti pedofili in nostro possesso (vedi contributo video), ipotesi che malgrado i vari incontri con il Presidente Zuppi svanì immediatamente, come svanì l’annunciata commissione d’inchiesta e i 613 casi italiani dal 2010 al 2022 che il cardinale Zuppi dichiarò già in possesso della Congregazione per la dottrina della fede (oggi Dicastero).

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In tutti questi anni, malgrado gli appelli puntualmente mancati, le vittime e la stessa associazione hanno tuttavia tentato un dialogo nella speranza che in Italia, come nel resto dell’Unione Europea, la chiesa potesse intraprendere in coscienza e onestamente, una strada di riparazione civile ed adeguata agli appelli che la CEI puntuale rivolge all’opinione pubblica.

Invece, come si evince ancora una volta nelle dichiarazioni di mons. Baturi c’è una disonestà totale da parte della chiesa italiana.

Ma voglio essere concreto esponendo un caso dei tanti, commentandolo soprattutto sotto l’aspetto canonico, che nel Motu proprio vos estis lux mundi è chiarissimo, forse meno chiaro per mons. Baturi e per la stessa CEI.

Questa mail è una delle tante che i sopravvissuti italiani ricevono dalle diocesi o dagli sportelli diocesani. Metto proprio questa perché è la stessa che senza cancellazioni di dati sensibili è stata inviata al card. Matteo Zuppi poche settimane fa, proprio per denunciare le omissioni che emergono puntuali nelle diocesi italiane. Mail che lo stesso Zuppi ha verificato ma malgrado ciò ne lui ne altri sono intervenuti a riguardo.

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Un caso grave, uno dei tanti e puntuali in Italia. La prova che mons. Baturi o non è informato su cosa accade, o ancor peggio mente nelle sue dichiarazioni.

Parliamo della risposta recentissima data ad una vittima dal vescovo della diocesi interessata. Vescovo che dichiara che il prete accusato ha ammesso i suoi crimini, confermati anche dal predecessore del vescovo che sta scrivendo. Il tutto è tanto credibile che lo stesso vescovo ritiene inutile interpellare altri testimoni in quanto non porterebbero ad ulteriori elementi.

Direi quindi sia tutto molto chiaro per la chiesa e non solo, il prete è indubbiamente colpevole, lo dichiara lui stesso.

È qui che adesso chiedo a monsignor Baturi perché malgrado la indubbia chiarezza del caso, il prete non sia ad oggi stato sanzionato, perchè non sia mai stato rimosso e lasciato a contatto con minori, perché in virtù del Motu proprio i vescovi, ovvero il predecessore di quello che scrive e lo scrivente, indubbiamente informati ed inadempienti di fronte al motu proprio, non sono stati sanzionati come previsto?

Perché nel caso analogo di monsignor Rosario Gisana, vescovo di Enna, oggi a processo insieme a monsignor Vincenzo Murgano per aver addirittura mentito ai magistrati italiani nel tentativo di insabbiare il caso di don Giuseppe Rugolo, la chiesa, come nel caso citato in precedenza non ha mai preso provvedimenti?

Ecco perchè la CEI, il suo Presidente e il suo Segretario non possono essere minimamente credibili tanto da affermare che dichiarano falsità, offendendo noi sopravvissuti e non certo vengono in nostro soccorso come dichiarano. Ancor meno stanno facendo prevenzione. Il fatto che poi tutto venga accresciuto in un contesto falso e non credibile, dichiarare che la chiesa faccia formazione ai propri educatori, è ancora peggio.

Che senso ha formare delle persone senza rimuovere il problema.

Gradiremmo una risposta dalla CEI a queste domande, forse dopo potremmo offenderci meno di fronte a spergiuri come la dichiarazione oggetto di questa contestazione.

Forse, e dico forse, potremmo anche vedere un filo di umanità in quella chiesa che oggi mente anche all’opinione pubblica dando a bere che vada tutto bene.

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Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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