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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » argentina » Mariano Fazio, numero due dell’Opus Dei e accusato di tratta, era stato inviato a Roma per “controllare” Francesco.

Mariano Fazio, numero due dell’Opus Dei e accusato di tratta, era stato inviato a Roma per “controllare” Francesco.

Un'inchiesta rivelò 43 casi di donne ridotte in schiavitù, manipolate e minacciate dall'organizzazione religiosa. Nel 2014, la congregazione lo inviò a Roma per cercare di placare le ambizioni riformiste di Bergoglio.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Agosto 2025
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Mariano Fazio, il numero due dell’Opus Dei, è stato accusato dai tribunali argentini di “tratta di esseri umani sotto forma di schiavitù”. Secondo il caso, avrebbe reclutato almeno 43 donne minorenni e le avrebbe costrette a lavorare gratuitamente come domestiche per decenni.

Con una sentenza emessa l’11 giugno, i tribunali argentini hanno aggiunto un imputato di alto profilo al caso su cui stanno indagando dal 2022, riguardante la tratta di donne ridotte a domestiche.

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L’ultimo imputato è il reverendo monsignor Mariano Fazio , nato a Buenos Aires nel 1960 e vicario ausiliare della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei (Opera di Dio) a Roma.

Fazio è anche il braccio destro dello spagnolo Fernando Ocáriz, il leader supremo del gruppo ultracattolico. Ed è il primo in lizza per succedergli.

Indagine avviata nel 2022

L’indagine giudiziaria è iniziata nel 2022. Presenta la testimonianza di 43 donne economicamente vulnerabili, che sono state attirate dal progetto quando avevano tra i 12 e i 16 anni con la promessa di una casa e di un’istruzione.

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Tuttavia, le uniche istruzioni che ricevevano riguardavano i lavori domestici. Stirare, cucinare e pulire, tutti lavori che svolgevano per decenni senza retribuzione e richiesti dagli uomini dell’Opus Dei, sia in Argentina che in altri paesi.

Secondo l’accusa, questa sottomissione al lavoro era accompagnata da un regime di indottrinamento e manipolazione psicologica.

Minacce di morte, Fazio coinvolto nel caso trattato in segreto per due anni

Una delle vittime ha raccontato al giudice Daniel Rafecas che Carlos Nannei, che conduceva le sessioni di meditazione, aveva detto loro: “Lasciare l’Opera è stato come abbandonare la barca”. E, più seriamente: “Abbandonare la barca è come una morte improvvisa”.

“Camminavo per strada pensando di non voler più vivere. Pensavo a come la gente potesse sorridere. È stato allora che mi hanno mandato da uno psichiatra”, ha raccontato la stessa querelante. A lei, come alle altre donne, era richiesta la massima disponibilità per un gran numero di faccende domestiche.

Questa dichiarazione, resa il 6 maggio tramite il metodo camerale di Gesell, ha permesso ai procuratori Eduardo Taiano, María Alejandra Mángano e Marcelo Colombo di ampliare l’accusa contro Fazio. Il sacerdote era stato inizialmente escluso dalla convocazione per l’interrogatorio.

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Nel 2024, dopo due anni di indagini segrete senza precedenti, la Procura argentina contro la tratta di persone (PROTEX) e la Procura federale penale e penitenziaria nazionale 3 hanno presentato accuse formali contro le massime autorità dell’Opus Dei a Buenos Aires.

La richiesta ha convocato per l’interrogatorio gli ex vicari regionali Carlos Nannei (1991-2000), Patricio Olmos (2000-2010) e Víctor Urrestarazu (2014-2022). È interessante notare che Fazio, che aveva ricoperto lo stesso incarico nel periodo intercorrente tra i due, non è stato nominato.

Inviato a Roma per “controllare” Francesco

Fazio è stato vicario regionale dell’Opus Dei in Argentina, Paraguay e Bolivia dal 2010 al 2014. Dal 2014 al 2019 è stato vicario generale della prelatura e attualmente è vicario ausiliare, secondo nella gerarchia mondiale.

Fazio arrivò a Roma nel 2014, un anno dopo che il suo connazionale argentino Jorge Mario Bergoglio era diventato Papa Francesco.

La sua nomina, inizialmente a vicario generale, non fu casuale. L’allora capo supremo dell’Opus Dei, Javier Echevarría, lo chiamò per cercare un rapporto più stretto con il gesuita, che, sebbene appena arrivato in Vaticano, mostrava già una vena riformista che li allarmava.

Non ha funzionato

Secondo fonti vicine all’Opus Dei e al Vaticano, l’intento era quello di “controllare” Francesco, con il quale Fazio intratteneva un rapporto cordiale a Buenos Aires.

L’Opus Dei fu fondato nel 1928 in Spagna e si rafforzò durante la dittatura franchista. L’organizzazione fu accusata innumerevoli volte di pratiche autoritarie e retrograde. Parallelamente, però, si diffuse in diversi paesi e acquisì influenza all’interno della Chiesa cattolica. Tanto che il suo fondatore, Josemaría Escrivá de Balaguer, fu canonizzato a tempo di record nel 2002.

L’influenza dell’Opus Dei diminuì sotto il papato di Francesco, nonostante gli sforzi per invertire lo spirito riformista dell’Argentina, compresi gli sforzi di Fazio, ora incriminato.

Bergoglio decise di riconfigurare lo status istituzionale dell’organizzazione e di ridurne i poteri, indebolendo il potere all’interno del Vaticano, che era cresciuto rapidamente durante il pontificato di Giovanni Paolo II.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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