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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 30 del 30 marzo

Rete L’ABUSO NEWS – Edizione 30 del 30 marzo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
30 Marzo 2024
in TG Tematico
Reading Time: 9 mins read
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Francesco Zanardi – San Gallo, aperta un’indagine per abusi in una scuola evangelica

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La procura del cantone di San Gallo ha aperto un procedimento penale per presunti abusi subiti da ex alunni di una scuola evangelica privata. Secondo le informazioni dello stesso pubblico Ministero si indaga soprattutto sul reato di violenza carnale.

Secondo la radio svizzerotedesca SRF, gli atti contro l’integrità sessuale sono al centro dell’inchiesta: la procura ha confermato oggi a Keystone-ATS il contenuto del servizio radiofonico. Quest’ultimo ha anche riferito che al centro delle indagini vi è un ex insegnante.

Lo scorso settembre, un documentario televisivo della stessa SRF aveva rivelato abusi subiti da ex alunni tra il 1995 e il 2002. Gli ex studenti dell’istituto avevano mosso alla scuola gravi accuse, riferendo in particolare di percosse con cinture e di un generale clima violenza psicologica.

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L’indagine giornalistica era seguita alla pubblicazione nel 2022 di un rapporto esterno su questo caso commissionato dai nuovi responsabili della scuola che aveva fatto violenza sugli alunni.

Poco dopo la diffusione del documentario, un’ex allieva ha dichiarato alla SRF di essere stata violentata negli anni Novanta, quando aveva 12 anni, da un insegnante della scuola.

https://www.cdt.ch/


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Federica Tourn – Vescovo belga dimesso dallo stato clericale per abusi su minore

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È stato dimesso dallo stato clericale il vescovo belga Roger Vangheluwe, 87 anni, colpevole di abusi sessuali su minore. Una decisione presa direttamente da Papa Francesco nei confronti del pedofilo, reo confesso, che aveva ammesso di aver abusato per anni di un suo nipotino.

I reati a lui imputati erano tuttavia caduti in prescrizione e per questo l’uomo di chiesa non è mai stato perseguito dalla giustizia belga. Il Vaticano gli aveva imposto solo di vivere in un monastero.

Come si legge in una nota della Nunziatura a Bruxelles, nel corso degli ultimi mesi, sono emersi “nuovi elementi gravi riportati al Dicastero per la Dottrina della Fede, che rendono necessario un riesame” della vicenda dell’ex presule che si era dimesso con Benedetto XVI, ma da allora, pur vivendo ritirato, era rimasto sacerdote.

In seguito a una nuova indagine, il Dicastero ha quindi deciso di risentire la difesa del prelato; una volta esaminata, l’8 marzo 2024, la Dottrina della Fede “ha presentato la documentazione al Santo Padre, proponendo la dimissione dallo stato clericale, in conformità all’articolo 26 delle norme Sacramentorum sanctitatis tutela”. Ovvero il motu proprio di Giovanni Paolo II del 2001 sui “delitti più gravi” riservati all’allora Congregazione per la Dottrina della Fede, aggiornato nel 2010 da Ratzinger e poi nel 2021 da Bergoglio.

La speranza che la dimissione dallo stato clericale del vescovo belga “possa aiutare le vittime a riprendersi da questo abuso che ha segnato così profondamente e per tutta la vita loro e i loro cari”. E’ quanto affermano in una nota i vescovi del Belgio a commento della decisione presa da Papa Francesco.
Nella Dichiarazione i vescovi del Belgio ricordano di aver “richiesto” questa misura “più volte negli ultimi anni”. “I vescovi del nostro Paese hanno sempre ritenuto, insieme alle vittime degli abusi e a molte altre persone della nostra società, che fosse vergognoso che Roger Vangheluwe avesse potuto rimanere ufficialmente vescovo e sacerdote, nonostante le misure molto restrittive messe in atto dalle sue dimissioni forzate”. I vescovi erano quindi tornati a chiedere la riduzione allo stato laicale del vescovo nell’ottobre 2023. Hanno esortato Vangheluwe a richiederla lui stesso e hanno reintrodotto il suo dossier canonico alle autorità vaticane. Questo file include la dichiarazione di una vittima che ha recentemente testimoniato formalmente contro Vangheluwe. Da qui la decisione di Papa Francesco. I vescovi belgi “esprimono il loro grande rispetto verso le vittime. Hanno trovato il coraggio e la forza di denunciare il loro aggressore”, scrivono nella nota. “Il loro esempio ha ispirato molte altre vittime che, a loro volta, non lasceranno più impunito il loro aggressore”. La nota spiega che Roger Vangheluwe, in linea di principio, può andare dove vuole. Tuttavia, è stato concordato con l’abbazia dove attualmente risiede che potrà continuare a restarvi in ​​isolamento. “I vescovi hanno insistito affinché lo facesse davvero”.

Fonte: Vatican News, www.fanpage.it e Agensir


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Ludovica Eugenio – Jean-Michel Merlin, nuovi testimoni accusano ex focolarino

PARIGI-ADISTA. È stato efficace l’appello lanciato dalla polizia francese all’inizio di quest’anno affinché si facessero avanti nuovi testimoni e vittime di abusi perpetrati dal laico consacrato ex focolarino Jean-Michel Merlin, oggi 83 anni. Il quotidiano Le Parisien (25/3) ha pubblicato la testimonianza di un uomo, oggi 52enne, che si è recato a denunciare proprio dopo aver appreso dell’appello. L’uomo racconta di essere stato abusato da Merlin dai 13 ai 15 anni, e poi ancora intorno ai 16-17; Merlin cercava le sue prede tra le famiglie rurali e meno abbienti che frequentavano il movimento, conquistando la fiducia dei genitori.

Personaggio carismatico e di spicco nel movimento, giornalista, già direttore della rivista dei focolarini Nouvelle cité, nel 2020 Merlin era stato al centro di un’inchiesta del quotidiano Les Jours, con la quale una delle sue vittime, Christophe Renaudin, ha fatto esplodere il caso, battendosi perché una commissione esterna indagasse sulla reale portata del fenomeno abusi all’interno del movimento dei Focolarini. Renaudin, musicista e clown, era stato abusato da bambino da Merlin, che ha passato la vita nel movimento dagli anni ‘60 fino al 2016, quando ne è stato espulso. Lo aveva denunciato già nel 1994, in sede penale (con l’esito di non luogo a procedere) e in sede civile; qui Merlin, e siamo nel 1998, era stato condannato a pagare 50mila euro di risarcimento.

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Da allora almeno una trentina sono le vittime emerse, per ammissione dei focolarini stessi. Sempre nel 2020, sull’onda dello scandalo mediatico, i vertici francesi si erano dimessi e a dicembre dello stesso anno il Movimento incaricava la società GCPS Consulting di compiere un’indagine. Ne è derivato un rapporto di quasi un centinaio di pagine, frutto di un anno e mezzo di lavoro, basato sulla testimonianza di 26 vittime di Merlin – tutte maschili – mentre si ipotizzava l’esistenza di altre 11 vittime, nel periodo esaminato, dal 1963 al 1998, per un totale di almeno 37 vittime. Alcuni episodi di adescamento erano stati segnalati anche oltre questo periodo, fino al 2017. Lapidaria la valutazione del Rapporto: «Merlin è stato un prolifico abusatore seriale di minori, responsabile di molteplici casi di abuso sessuale e tentato abuso sessuale su minori, quelli di cui abbiamo informazioni e, molto probabilmente, molti altri».

Poiché i fatti erano prescritti, nel 2022 il tribunale di Nanterre ha deferito la questione alla brigata territoriale di protezione della famiglia, affinché proseguisse le indagini cercando nuovi testimoni. Ora la Prefettura di polizia di Nanterre, il 2 gennaio scorso, ha emesso un appello a eventuali altre «vittime non ancora identificate» e a chiunque potesse «fornire informazioni di interesse per l’indagine o desideri denunciare fatti di cui potrebbe essere stato vittima in relazione a questo caso» a farsi avanti. L’inchiesta, per aggressioni sessuali su minori e maggiori di 15 anni e su maggiorenni, copre un periodo che va dal 1963 al 2005. Data la rilevanza del personaggio nel movimento e l’estensione del periodo, la questione che si pone ora è chi sapeva, nella gerarchia, e ha protetto Merlin e l’istituzione tacendo.


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Alessio Di Florio – Il sommerso fenomeno settario abusante – Proposta di una commissione di inchiesta parlamentare, prima firmataria Stefania Ascari, deputata Movimento 5 Stelle

Oggi sono tra i due e i quattro milioni gli italiani coinvolti in organizzazioni settarie. Non lo sappiamo con esattezza perché l’ultimo rapporto ufficiale del Ministero dell’Interno risale al 1998. Da 26 anni non abbiamo dati ufficiali del Ministero dell’Interno sul fenomeno delle organizzazioni settarie sebbene, rispetto al 1998, per esse sia diventato molto più facile reclutare soggetti sensibili per via dell’utilizzo delle nuove tecnologie e per un isolamento maggiore delle persone.

Ne sentiamo parlare solo quando gli esiti sono i più drammatici, come nel caso della mattanza di Altavilla Milicia o di Roberta Repetto, ma le ricadute dell’azione delle organizzazioni settarie sulle persone sono molteplici e disastrose, in quanto tendono, con la propria attività, a emarginare le vittime che spesso vivono situazioni di fragilità.

Se non abbiamo informazioni dettagliate non possiamo realizzare politiche di contrasto né conoscere pienamente il fenomeno.

Alla Camera Dei Deputati attende di essere discussa una proposta di legge a prima firma della deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari per l’istituzione di una commissione di inchiesta sulle organizzazioni settarie in Italia. Lo scorso 21 marzo in una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati ne hanno parlato Stefania Ascari,  e i rappresentanti delle principali associazioni italiane che da decenni si occupano del tema

Toni Occhiello, Aivs Associazione italiana Vittime delle Sette ODV (FI);
Lorita Tinelli, Cesap Centro Studi Abusi Psicologici Odv – Noci (BA);
Luigi Corvaglia, Cesap Centro Studi Abusi Psicologici Odv – Noci (BA);
Maurizio Alessandrini, Favis Associazione Familiari delle Vittime delle Sette Odv (RN);
Rita Repetto, La Pulce nell’Orecchio Associazione Chiavari (GE);
Cristina Caparesi, DERAD Italia Aps contro ogni Radicalismo (UD);
Sergio Pietracito, Associazione vittime del Forteto (FI);
Giovanni Ristuccia, SOS Antiplagio ONLUS (NO)

Nel silenzio le sette proliferano ed è compito delle istituzioni intervenire per arginare un fenomeno tanto pericoloso per la sicurezza dei cittadini e delle cittadine. «Rinnovo l’invito al Parlamento affinché intervenga per arginare un fenomeno così pericoloso per la sicurezza dei cittadini e delle cittadine – ha dichiarato Ascari dopo la conferenza stampa –  Le vittime delle organizzazioni settarie abusanti e le loro famiglie non possono essere abbandonate dalle istituzioni».


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Federico Tulli – Dove si nascondono i preti pedofili

Silenzio e preghiera. È questa la pena comminata dalla Chiesa cattolica

agli ecclesiastici che violano le sue leggi interne.

Dal 2000, sappiamo grazie a Rete L’Abuso che sono almeno 200 i sacerdoti denunciati in Italia per pedofilia. Per molti di loro il reato di cui sono stati accusati era prescritto, ma almeno centoquaranta sono stati indagati o condannati. Alcuni in via definitiva. Indagando con Emanuela Provera per il nostro libro edito da Chiarelettere “Giustizia divina” abbiamo così scoperto che molto pochi sono in carcere o sono passati per un carcere. Dove si trovano? Dove scontano le misure alternative?

La risposta non è ovvia, e non solo perché i preti quasi mai hanno una casa di proprietà. Di loro si occupa la Chiesa. Come una «madre amorevole». «Non è vero che la Chiesa nasconde i preti pedofili, si sa benissimo dove si trovano. Spesso sono i magistrati che ce li portano ma,

sempre, il loro vescovo è al corrente del loro “domicilio”. Altrimenti dovrebbe denunciarne la scomparsa» ci ha raccontato un diacono psicoterapeuta che ha chiesto di rimanere anonimo. Abbiamo così scoperto che in Italia esiste una efficientissima e molto discreta rete di «assistenza per ecclesiastici in difficoltà» (questa è l’espressione utilizzata dal Vaticano) creata con lo scopo di favorire il recupero dei

rei, tramite la cura – laddove ce ne sia bisogno, come nel caso dei pedofili, – l’espiazione e la penitenza.

Silenzio e preghiera. Per primi, oltre ad averne verificato l’esistenza, abbiamo mappato questa rete di case di cura in tutta Italia e soprattutto siamo entrati in quelle mura intervistando chi vi ha abitato e chi le gestisce. Anche attraverso fonti documentali inedite abbiamo raccontato come sono regolamentate, da chi dipendono, che sono finanziate dalla Conferenza episcopale, che sono state “inventate” da monsignor Ghizzoni, nominato nel 2019 primo presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa. Inoltre, abbiamo raccontato che tipo di vita conducono i preti “reclusi” al loro interno e come sono regolate le relazioni con la società laica. Abbiamo così appurato che il diacono non ci aveva detto tutta la verità. L’atavico timore del Vaticano per lo scandalo pubblico talvolta trasforma questi luoghi in carceri parallele a quelle dello Stato. È in queste «cliniche» che vengono indirizzati con garanzia di anonimato i sacerdoti protagonisti di episodi di abusi su minori che la Chiesa italiana, sulla base delle regole che si è data, non denuncia alla magistratura laica. Finendo paradossalmente per spuntare le armi che lo stesso papa Francesco ha a disposizione per la lotta contro la pedofilia.

Come si combina infatti tutto questo con i suoi frequenti proclami di «tolleranza zero»? Bisogna considerare innanzitutto che è prassi consolidata in Vaticano intervenire pubblicamente laddove non è più possibile celare e risolvere le situazioni di crisi nelle «segrete stanze». Inoltre, le fragilità di un ecclesiastico, le sue cadute, ancorché sfocino nel comportamento criminale, per la Chiesa sono pur sempre peccati, e dai peccati Dio salva, e verso i peccatori vanno usati misericordia e perdono, perché «chi tra voi è senza peccato scagli la prima pietra» (Gv 8,7).

Questa doppia morale affonda le sue radici nella confusione che la Chiesa fa, più o meno volontariamente, tra reato e peccato. L’abuso, per fare un esempio, cioè «l’atto sessuale di un chierico con un minore», è ritenuto un’offesa a Dio, in violazione del sesto comandamento, prima che una violenza efferata contro una persona. Di conseguenza i responsabili, secondo la visione degli appartenenti al clero, devono risponderne all’Altissimo, nella persona del suo rappresentante in Terra,

e non alle leggi della società civile di cui fanno parte.

È questa un’idea di giustizia che si piega alle convenienze della

monarchia papale. E che si fonda sulla convinzione che il più violento dei crimini nei confronti di un bambino o una bambina sia prima di tutto un delitto contro la morale. E come tale viene trattato: il punto non è tanto evitare che un pedofilo ghermisca la sua preda ma che un prete «con» la sua vittima facciano del «male» a Dio. È questo che è intollerabile per il papa, sta qui la sua «tolleranza zero».

Che ne pensate?

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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