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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » I vescovi italiani incontrano le vittime degli abusi mentre i sopravvissuti svelano la memoria

I vescovi italiani incontrano le vittime degli abusi mentre i sopravvissuti svelano la memoria

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Marzo 2024
in Panchina viola
Reading Time: 5 mins read
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ROMA – All’inizio di questa settimana la leadership della Conferenza episcopale italiana ha incontrato un gruppo di sopravvissuti agli abusi clericali e i loro familiari, pochi giorni dopo che il più grande gruppo di difesa delle vittime del Paese aveva inaugurato una nuova memoria.

In una dichiarazione del 27 febbraio, il cardinale italiano Matteo Zuppi di Bologna, presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI), ha affermato: “La voce di coloro che hanno subito abusi rimane essenziale per aiutarci a comprendere in profondità il dolore vissuto dalle vittime e le loro famiglie e le loro ferite, per entrare in autentica comunione con coloro che hanno sofferto”.

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Ascoltare i sopravvissuti è essenziale anche per capire cosa ci si aspetta dalla Chiesa, ha detto, chiedendosi: “cosa è mancato? Cosa si può fare per migliorare?”

“È anche dalla risposta a queste domande che il percorso di prevenzione e protezione può progredire ogni giorno con passi significativi e significativi”, ha affermato.

Zuppi ha incontrato nella mattinata il gruppo dei sopravvissuti e dei familiari delle vittime insieme a mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari, segretario generale della Cei, e mons. Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia, presidente del Servizio nazionale per la tutela dei minori.

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L’incontro di martedì, durato circa tre ore, è stato caratterizzato da “un ascolto attivo in cui, nella condivisione e nel dialogo, sono stati valorizzati quegli elementi necessari e sostanziali che possono e devono essere inseriti, migliorati e rafforzati per una prevenzione sempre più efficace e per una ancora più calorosa accoglienza”. evidenziato”.

Fa seguito a una conversazione simile tenutasi nel maggio scorso, alla quale hanno partecipato anche Zuppi, Baturi e Ghizzoni, oltre ai sopravvissuti, ai loro familiari e agli operatori pastorali impegnati in attività ecclesiali sia nel recente che nel lontano passato.

Vincenzo Corrado, portavoce della CEI, lo scorso maggio ha affermato che questi incontri hanno segnato un momento importante per le vittime per condividere le loro storie e il loro desiderio di aiutare la Chiesa a garantire “che questi episodi non si ripetano” e che gli enti e le istituzioni della Chiesa siano migliori. in grado di proteggere i bambini e gli adulti vulnerabili.

“L’ascolto e l’accoglienza delle vittime costituisce una linea di azione importante per la Chiesa”, ha affermato Corrado.

Tuttavia, nonostante gli sforzi della CEI per incontrare i sopravvissuti, la Chiesa italiana è stata ampiamente condannata dalle vittime e dai gruppi di pressione per non aver fatto di più per affrontare la questione a livello nazionale e per risarcire le vittime.

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Nel novembre 2022, la CEI ha pubblicato il suo primo rapporto in assoluto sugli sforzi di salvaguardia nazionale, rivelando quasi 100 vecchi e nuovi casi documentati nei due anni precedenti, ma condividendo pochi dettagli su questi incidenti.

Il rapporto, che riguardava i casi identificati nel periodo 2020-2021, ha rilevato che erano state presentate 89 denunce contro 68 presunti autori di abusi.

Poco più della metà di questi 89 casi riguardavano abusi recenti o attuali, un numero che molti osservatori considerano un numero significativamente elevato, dato che queste denunce sono state presentate attraverso centri di ascolto gestiti da diocesani, istituiti nelle diocesi di tutta Italia allo scopo specifico di ricevere segnalazioni di abusi.

Baturi all’epoca aveva detto che negli archivi vaticani del Dicastero della Dottrina della Fede sono custoditi anche 613 fascicoli provenienti da diocesi italiane contenenti denunce di abusi risalenti al 2000.

A parte alcuni parametri generici sulla forma di abuso, sull’età e sul sesso sia degli abusatori che delle vittime nel rapporto 2022 della CEI, non sono stati forniti altri dettagli sui sacerdoti o sulle persone coinvolte, e nessuna informazione è stata fornita se si tratti di procedimenti civili o canonici. era stato avviato, o quale sarebbe stato l’esito di tali procedimenti, se fossero stati avviati.

Per mesi prima della pubblicazione del rapporto, una rete di gruppi di difesa dei sopravvissuti, uniti sotto l’hashtag sui social media #ItaliaChurchToo, stava spingendo la CEI a fare un’analisi più approfondita, come hanno fatto altri paesi in tutta Europa e in Occidente.

Paesi come Stati Uniti, Irlanda, Germania, Francia, Spagna e Portogallo hanno incaricato terzi indipendenti di condurre un’indagine nazionale sugli abusi risalenti a decenni fa, pubblicando rapporti che spesso contengono numeri schiaccianti sia di autori che di vittime, ma l’Italia deve ancora farlo. fare una simile indagine.

Mentre anche le diocesi di molti altri Paesi hanno iniziato a pubblicare i nomi dei sacerdoti accusati credibilmente di abusi nella loro giurisdizione ecclesiastica, nessuna diocesi italiana ha ancora fatto questo passo.

In una dichiarazione successiva alla pubblicazione del rapporto 2022, Francesco Zanardi, che ha fondato e dirige la principale associazione italiana delle vittime, Rete L’Abuso , ha definito il periodo di due anni del rapporto “uno scherzo”.

“Sessantotto autori di abusi in soli due anni indicano che c’è un problema, ma i tempi del rapporto sono una barzelletta ed escludono un mucchio di cifre”, ha detto Zanardi, definendo il rapporto “vergognosamente inadeguato”.

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Zanardi, che ha affermato di essere lui stesso vittima di abusi clericali, non è intervenuto sull’ultimo incontro della CEI con i sopravvissuti agli abusi, ma il 24 febbraio ha inaugurato un nuovo memoriale, una panchina viola, in onore dei sopravvissuti agli abusi clericali nella città italiana di Savona.

I funzionari civici locali si sono uniti alla cerimonia di inaugurazione, segnando l’installazione della prima di quella che dovrebbe essere una serie di panchine viola in tutta Italia che attireranno l’attenzione sugli abusi sessuali su minori e adulti vulnerabili.

Zanardi nella cerimonia ha elogiato la città di Savona per la sua solidarietà con le vittime e i suoi sforzi per proteggere le persone a rischio, tuttavia, ha affermato che occorre fare di più.

In un comunicato diffuso dopo l’evento, Rete L’Abuso ha affermato che una panchina viola, pur sensibilizzando, “non salva i bambini e non cura coloro che hanno subito abusi”.

“Deve servire da simbolo per gli adulti, per la società civile, per coloro che possono o devono proteggere i minori o le persone vulnerabili, di non chiudere gli occhi, di non voltarsi dall’altra parte, ma di intervenire”, si legge nella nota.

Rete L’Abuso ha affermato che l’Italia è ancora “molto indietro” rispetto agli altri paesi nell’agire e nell’affrontare la crisi degli abusi, affermando che le difficoltà nell’affrontare il fenomeno sono perché “ci spaventa, perché ci mette in imbarazzo, perché non Consideriamo nostro problema intervenire nei casi di violenza, dimenticando troppo spesso che noi siamo gli occhi e le orecchie di chi è in difficoltà”.

“Siamo noi che dobbiamo tutelarci civilmente, a partire dai nostri figli, dai nostri nipoti, dai nostri cari, facendo prevenzione e denuncia”, afferma la rete.

Non ci si può aspettare che le vittime lo facciano da sole, poiché spesso non hanno né le risorse né la forza per farlo, si legge nella dichiarazione, sottolineando che hanno bisogno dell’aiuto degli altri e di sapere che non sono sole.

Il progetto della panchina viola è sponsorizzato da Rete L’Abuso , Ending Clergy Abuse Justice Project e progetto di coordinamento di Italy Church Too Italian. Si prevede che nelle prossime settimane verranno installate altre panchine in altre città d’Italia, tra cui Enna in Sicilia e Roma, tra le altre.

https://cruxnow.com/church-in-europe/2024/03/italian-bishops-meet-with-abuse-victims-as-survivors-unveil-memorial

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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