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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Rupnik scagionato, le vittime censurate e ridicolizzate

Rupnik scagionato, le vittime censurate e ridicolizzate

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Settembre 2023
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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«In seno al Centro Aletti è presente una vita comunitaria sana e priva di particolari criticità»; «i membri del Centro Aletti, benché amareggiati dalle accuse pervenute e dalle modalità con cui sono state gestite, hanno scelto di mantenere il silenzio – nonostante la veemenza dei media – per custodire il cuore e non rivendicare una qualche irreprensibilità con cui ergersi a giudici degli altri»; «il Visitatore ha doverosamente esaminato anche le principali accuse che sono state mosse al p. Rupnik, soprattutto quella che ha portato alla richiesta di scomunica. In base al copioso materiale documentario studiato, il Visitatore ha potuto riscontrare e ha quindi segnalato procedure gravemente anomale il cui esame ha generato fondati dubbi anche sulla stessa richiesta di scomunica. In considerazione della gravità di tali riscontri, il Cardinale Vicario ha rimesso la relazione alle Autorità competenti».

Questi i punti salienti del comunicato emesso il 18 settembre dal vicariato di Roma in merito all’esito della visita canonica al Centro Aletti di p. Marko Ivan Rupnik, l’ex gesuita accusato da almeno 15 donne per abusi sessuali.  Nel 2020, era incorso  in una scomunica latae sententiae comminata dal Dicastero per la Dottrina della Fede per aver assolto in confessione una donna con cui aveva avuto un rapporto sessuale. La scomunica era stata revocata poco dopo, dallo stesso Dicastero o da papa Francesco. Il 14 luglio di quest’anno, un decreto di dimissione dalla Compagnia di Gesù firmato dal Padre Generale lo ha espulso dall’Ordine.

Qui la lettera aperta di alcune sopravvissute agli abusi di p. Marko Rupnik dopo la diffusione del comunicato.

Per adesioni scrivere a [email protected]

Al Santo Padre papa Francesco

Al Cardinal vicario De Donatis

Al cardinal Matteo Zuppi, presidente della CEI

Al Cardinal João Braz de Aviz

I fatti e i comunicati che si sono susseguiti in questi ultimi giorni – l’udienza privata, resa poi pubblica attraverso immagini apparse in rete, concessa dal papa a Maria Campatelli, ex religiosa della Comunità Loyola e attuale presidente del Centro Aletti; e il comunicato diffuso oggi con il report conclusivo della visita canonica realizzata alla comunità del Centro Aletti – ci lasciano senza parole, senza più voce per gridare il nostro sconcerto, il nostro scandalo.

In questi due avvenimenti non casuali, anche nella loro successione nel tempo, riconosciamo che alla chiesa non interessa nulla delle vittime e di chi chiede giustizia; e che la “tolleranza zero sugli abusi nella chiesa” è stata solo una campagna pubblicitaria, a cui hanno invece fatto seguito solo azioni spesso occulte, che hanno invece sostenuto e coperto gli autori di abusi.

Ci fanno pensare che la retorica che abbiamo visto in scena a Lisbona durante luglio e agosto scorsi è una parola vuota (“Tutti, tutti, tutti sono accolti nella chiesa!”), perché alla fine non c’è posto in questa chiesa per chi ricorda verità scomode.

Non abbiamo altre parole, perché tutta la sofferenza delle vittime l’abbiamo esposta come una ferita aperta, e certo disgustosa…. E le vittime sono perciò state censurate per non essere state discrete, ma aver esposto qualcosa di ripugnante: il loro dolore, la manipolazione di chi le ha circuite in nome di Cristo, dell’amore spirituale, della Trinità. Hanno esposto il loro dolore perché la manipolazione e gli abusi ne hanno ferito per sempre la dignità.

Tutto quello che hanno ricevuto e continuano a ricevere è solo silenzio. Soprattutto le vittime dell’abuso di potere da parte di Ivanka Hosta (che per trent’anni ha coperto le nefandezze di Rupnik, ed ha ridotto in schiavitù spirituale coloro che si opponevano ai suoi disegni di rivincita) aspettano una risposta definitiva, chiara, materna da più di un anno. Ma hanno solo ricevuto silenzio.  E con questa relazione oggi pubblicata, che scagiona da ogni responsabilità Rupnik ridicolizza il dolore delle vittime, ma anche di tutta la chiesa, mortalmente ferita da tanta tracotanza ostentata.

Quel colloquio concesso dal papa a Campatelli, in un clima così familiare è stato sbattuto in faccia alle vittime (queste e tutte le vittime di abusi); un incontro che il papa ha negato loro. Non ha mai neppure dato risposta a quattro lettere di altrettante religiose ed ex religiose della Comunità Loyola che gliele avevano fatte recapitare nel luglio del 2021.

Le vittime sono lasciate nel grido afono di un nuovo abuso.

Fabrizia Raguso, docente associata di Psicologia, Universidade Católica Portuguesa di Braga

Mira Stare, Dr. Theol. Universität Innsbruck

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Gloria Branciani, Licenza in Filosofia

Vida Bernard, Licenza in Teologia

Mirjam Kovac, dottorato in Diritto canonico

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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