L’indagine
Secondo quanto emerso dall’indagine, la Diocesi di Providence ha evitato per lungo tempo il coinvolgimento delle autorità civili, preferendo gestire le accuse internamente attraverso il trasferimento dei chierici tra le diverse parrocchie. Questa pratica ha permesso a trenta sacerdoti di essere ricollocati almeno cinque volte ciascuno, consentendo loro di proseguire il ministero nonostante la gravità delle segnalazioni a loro carico. Neronha ha denunciato duramente questa condotta, sottolineando che la rimozione immediata dei soggetti coinvolti avrebbe risparmiato sofferenze a moltissimi minori e che tale scelta non trova alcuna giustificazione logica o morale.
Le vittime
Il profilo delle vittime tracciato nel rapporto riguarda principalmente ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, molti dei quali impegnati come chierichetti o in altre mansioni parrocchiali.
Sebbene il picco delle violenze si collochi negli anni Settanta, il peso del silenzio istituzionale ha fatto sì che trascorressero mediamente 26 anni tra l’abuso e la denuncia formale da parte dei querelanti. Questa lunga latenza temporale testimonia come l’assenza di tutele abbia scoraggiato per decenni la ricerca di giustizia.
Le segnalazioni
Nonostante il riconoscimento dei gravi errori commessi in passato, la Diocesi ha voluto rimarcare l’efficacia delle nuove politiche di protezione introdotte negli ultimi anni. Il cambiamento di rotta è confermato dai dati statistici: se tra il 1990 e il 1999 solo 5 denunce su 65 furono trasmesse alla polizia, nel decennio 2010-2019 le segnalazioni inoltrate alle autorità sono state 47 su un totale di 55. Il nuovo memorandum d’intesa propone ora riforme ancora più incisive, come l’estensione dei termini di prescrizione, l’istituzione di fondi per il risarcimento delle vittime e l’introduzione di obblighi legali stringenti per il clero in materia di segnalazione di reati.
https://www.leggo.it/esteri/news/05_marzo_2026_minorenni_stupri_sacerdoti_rapporto_300_pagine_rhode_island-9398128.html

















