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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » sicilia » Caso Samantha Castelli, tra accuse, indagini e fake news ecco la lettera distensiva di Giuseppe Li vecchi

Caso Samantha Castelli, tra accuse, indagini e fake news ecco la lettera distensiva di Giuseppe Li vecchi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Febbraio 2026
in Sicilia
Reading Time: 3 mins read
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La vicenda della ragazza scomparsa da Agrigento Samantha Castelli continua ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica, assumendo contorni sempre più complessi e controversi. Tuttavia, secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, il quadro sarebbe meno misterioso di quanto inizialmente ipotizzato, tanto che gli inquirenti tenderebbero a ridimensionare l’intera vicenda, arrivando a parlare apertamente di una possibile bufala.

Nonostante ciò, risulta confermato che una persona è attualmente sottoposta a indagine, mentre sul piano mediatico e sociale il caso ha assunto toni accesi. A colpire particolarmente è quanto accaduto durante una recente celebrazione religiosa (un funerale!!!), quando un sacerdote, ha aperto la messa con parole forti e inusuali, dichiarando pubblicamente di essere accusato di stupro, violenza e persino di aver fatto sparire la giovane donna. Un intervento che ha inevitabilmente alimentato clamore e interrogativi.

Parallelamente emerge la figura di un uomo, Giuseppe Li Vecchi, accusato di stalking proprio nei confronti del sacerdote, elemento che aggiunge ulteriore complessità a una vicenda già frammentata e ricca di versioni contrastanti. Proprio quest’ultimo, ha deciso di rendere pubblica una lettera aperta, dal tono sorprendentemente distensivo, quasi a voler abbassare la tensione e offrire una diversa chiave di lettura dei fatti.

Il testo integrale della lettera, diffuso per questo giornale, sembra puntare più alla chiarificazione che allo scontro, pur senza sciogliere i nodi principali della vicenda.

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Restano infatti aperti numerosi interrogativi: dalla reale scomparsa della ragazza, alla sua esistenza, dalle responsabilità – se ve ne sono – delle persone coinvolte, fino al ruolo delle dichiarazioni pubbliche che, in assenza di riscontri ufficiali definitivi, rischiano di alimentare confusione e polarizzazione.

Le indagini da parte degli inquirenti sono chiari ed inequivocabili: si tratta di una enorme fake news. Ma Li Vecchi ha voluto comunque scrivere questa lettera.

Nella foto la presunta Samantha Castelli. Esisterà davvero?

Eccola la lettera:

“Sono Giuseppe Li Vecchi, di Siculiana, e desidero fare chiarezza in merito alle accuse che mi sono state rivolte da un sacerdote di Agrigento, che mi ha contestato presunti comportamenti di stalking nei suoi confronti e una presunta diffamazione di altri sacerdoti in relazione alla vicenda della scomparsa e dell’omicidio di una ragazza da me conosciuta come Samantha Castelli.
Preciso innanzitutto che non ho nulla contro il sacerdote di Agrigento e nemmeno contro altri sacerdoti che sono stati citati come possibili complici in questa vicenda, perché non sono l’autore di altri contenuti sul web. Ho realizzato solo dei video di sfogo e chiarimento riguardo a ciò che ho appreso sul web e dalle informazioni condivise dalla ragazza che si faceva chiamare Samantha Castelli, in un momento emotivamente delicato, ma senza alcuna intenzione persecutoria o diffamatoria. Tutto ciò che avevo da dire è stato già riferito alle autorità competenti ed è agli atti: mi sono infatti sottoposto a interrogatorio di garanzia e ho dichiarato ogni cosa direttamente davanti al giudice, nel quale ripongo piena fiducia.
Tengo inoltre a chiarire che non posso affermare con certezza che la ragazza si chiamasse effettivamente “Samantha Castelli”, poiché tale nominativo non risulta all’anagrafe del Comune di Agrigento. È possibile che utilizzasse un altro nome. Desidero confermare che la ragazza è reale e l’ho conosciuta personalmente. Alcuni racconti che mi aveva fatto riguardo a un sacerdote sono stati da me divulgati su TikTok in un momento di sfogo, ma ribadisco che quanto accaduto è stato già completamente chiarito in sede giudiziaria
“.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.