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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Cei, pubblicato primo Report abusi: 613 fascicoli dall’Italia alla Dottrina della Fede

Cei, pubblicato primo Report abusi: 613 fascicoli dall’Italia alla Dottrina della Fede

Presentato in Sala Marconi il documento che fa il punto sul lavoro della rete territoriale di Servizi diocesani e interdiocesani per la Tutela dei minori e dei vulnerabili. Circa 89 segnalazioni nel biennio 2020-21, 68 i presunti abusatori. Il segretario generale: “Faremo un esame qualitativo e quantitativo del fenomeno emerso in sede istituzionale negli ultimi venti anni”. Ghizzoni: “È ora che i panni sporchi non si lavino più in famiglia"

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Novembre 2022
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Seicentotredici è il numero dei fascicoli contenenti denunce di abusi sessuali nella Chiesa inviati negli ultimi vent’anni dalle diocesi italiane alla Congregazione per la Dottrina della Fede (ora Dicastero per la Dottrina della Fede). Ottantanove vittime (61 minorenni), nel biennio 2020-21, che segnalano casi di abusi – metà recenti, metà del passato – compiuti da 68 presunti abusatori. Non solo sacerdoti (30) e religiosi (15), ma anche laici (23) quali insegnanti di religione, sagrestani, animatori dell’oratorio o del grest, responsabili di associazione, direttori di Uffici di Curia, catechisti e presidenti di Onlus. A molti di questi sono stati offerti percorsi di riparazione in comunità di accoglienza e accompagnamento psicoterapeutico.

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Gli abusi

Sono i dati che maggiormente spiccano nel primo Report pubblicato dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) sul lavoro svolto dalla rete territoriale di Servizi diocesani e interdiocesani per la Tutela dei minori e delle persone vulnerabili negli ultimi anni. Quelli cioè colpiti dalla pandemia di Covid che ha aggravato il fenomeno. Fenomeno che non riguarda solo il crimine di violenze sessuali, ma anche – si legge – “molestie”, “esibizione di pornografia”, “adescamento online”, “atti di esibizionismo”, “manipolazioni”, “proposte indecenti”, “violenza domestica” o, in un caso, “adesione a setta satanica”.

Il documento, dal titolo “Proteggere, prevenire, formare”, è stato presentato questa mattina in una affollatissima Sala Marconi di Palazzo Pio. Assente il cardinale presidente della Cei, Matteo Zuppi, presenti il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi, e il responsabile del Servizio nazionale per la Tutela dei minori, monsignor Lorenzo Ghizzoni, insieme ad alcuni “testimoni” dei servizi e centri dispiegati sul territorio.

“Nuovi” dati

Monsignor Baturi, in particolare, ha parlato di questo “nuovo” dato emerso relativo ai 613 fascicoli contenenti denunce di abusi arrivati alla ex Congregazione per la Dottrina della Fede dalle diocesi italiane, spiegando che verrà svolta “una indagine in collaborazione con il Dicastero per un esame qualitativo e quantitativo del fenomeno emerso in sede istituzionale in Italia negli ultimi venti anni”.

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Un numero ben più ampio rispetto a quelli comunicati in passato dalla Cei sull’ultimo decennio. Baturi ha chiarito che “dalle notizie che abbiamo raccolto sono più di 600 i fascicoli ma serve un esame per comprendere quante e quali siano le vittime, in che contesto vivono, chi sono i responsabili, i loro profili, la nostra capacita di reagire alle denunce. Tutto sarò oggetto di ricerca su casi reali e ci vorrà tempo ma la Cei sarà supportata da centri indipendenti”.

Nessuna volontà di nascondere

Naturalmente non c’è nessuna volontà di nascondere. Anzi, come affermato da monsignor Ghizzoni, “è ora che i panni sporchi non si lavino più in famiglia”. “Questo – ha detto il segretario della Cei – è un segno di volontà di mettere a sistema metodi nuovi e sinergici, con una predisposizione di azioni, anche nuove, per favorire una lettura globale” della pedofilia nella Chiesa, quella che Papa Francesco ha stigmatizzato in più di un’occasione come “un cancro nella Chiesa”. E proprio grazie alle sollecitazioni del Papa, ha annotato il numero due dei vescovi italiani, si è potuta diffondere una nuova e diversa cultura nella Chiesa italiana circa il contrasto degli abusi, concretizzata in decisioni prese dall’assemblea dei Vescovi e in “una attenzione importante di cui bisogna dare atto”. “La Cei – ha affermato – non ha competenze giudiziarie, ma questo è un segno di volontà di mettere a sistema metodi nuovi e sinergici”.

Quanto alla questione risarcimenti, Baturi, in risposta alle domande dei giornalisti, ha detto: “In sede ecclesiale è un tema che noi abbiamo esaminato a livello normativo e generale, il Motu proprio Vos estis lux mundi prevede sostegni. Ma non abbiamo articolato forme piu precise di aiuto, il tema dei risarcimento è connesso a procedimenti civili”.

Maggiore coinvolgimento e sinergia

Da parte sua, il responsabile del Servizio di tutela ha sottolineato un cambiamento in positivo della percezione della gravità degli abusi. Lo dimostra la risposta ottenuta dalle diverse diocesi: “Dall’inizio del 2019, grazie al Consiglio permanente è stata fatta nascere una rete. Non ci aspettavamo che in un anno e mezzo diocesi ci rispondessero. Ognuna ha segnalato un referente diocesano per il Servizio di tutela dei minori”. Il numero è di 158 su 166. “Diversa” anche la coscienza riguardo alle vittime: “Il vero cambiamento, come Chiesa, è avvenuto proprio quando noi abbiamo cominciato a metterci nei panni delle vittime. Abbiamo condiviso il loro dolore e le loro ferite, e il cominciare a tener conto di questo fattore, più che degli altri, ha fatto sì che cominciassimo seriamente a cambiare stile”, ha detto l’arcivescovo di Ravenna. “Questo – ha aggiunto – è avvenuto anche a livello sociale e culturale… C’è una presa di coscienza specifica del problema degli abusi, ma non è ancora abbastanza. La dignità di una persona vale di più di un mondo intero”. E “la Chiesa italiana, con questo Report, si impegna a valutare i casi, per una reazione adeguata che coinvolga tutti i soggetti della società italiana per un problema che è di tutti e deve vedere maggiore coinvolgimento e sinergia”.

Una prima fotografia

Al momento il Report è “una prima fotografia di quello che la Chiesa italiana sta mettendo in atto per contrastare il fenomeno degli abusi e impegnarsi nella prevenzione. Siamo ancora agli inizi”, ha affermato ancora l’esperto Cei. Ciò che “preme” è “certamente fare verità su passato e presente e fare giustizia, si tratta di un reato e un peccato gravissimo. Preme che questo evento non accada, vogliamo arrivarci prima per dare possibilità a ragazzi, genitori, famiglie di poter accedere a tutti i nostri ambienti con tranquillità e sicurezza vere”.

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Far crescere la prevenzione

L’idea ora è di fare un Report ogni anno, con indicazioni precise, approfittando delle conoscenze sviluppate per far “crescere attività di prevenzione”. “Il nostro scopo non è solo fare un centro ascolto per raccogliere segnalazioni e denunce ma di anticipare eventi negativi e di formare le persone. Quali? Preti, religiosi, laici più stretti collaboratori, allargandosi a chi gravita in ambiente ecclesiale come allenatori sportivi, animatori oratorio, centro giovanile, scuole cattoliche… Tanti ambiti perché le persone siano attente, vigilanti, pronte ad agire e reagire”.

Non sostituirsi alle autorità

Un altro importante chiarimento offerto dal responsabile Cei per la Tutela dei Minori è che “come Chiesa, non dobbiamo e non vogliamo sostituirci né all’autorità, né alle forze dell’ordine, né tantomeno alla magistratura: quei reati che comunque devono essere denunciati, chiunque sia l’abusatore, noi li ascoltiamo, accogliamo, se riguardano persone in vita ecclesiale per prendere provvedimenti ecclesiali per un giusto processo canonico che porti a delle conseguenze, con una procedura nota: la verifica della verosimiglianza, l’investigatio previa, la segnalazione alla Dottrina della Fede, il processo, la sentenza… Fino a quel punto le persone hanno diritto ad essere considerati innocenti e alla tutela della buona fama”.

In preghiera per le vittime

Ghizzoni ha inoltre ricordato la Giornata indetta per domani dall’Onu per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali. Nell’occasione la Conferenza episcopale ha esortato a vivere in tutte le parrocchie, diocesi, movimenti una giornata di preghiera per le vittime e i sopravvissuti. Sono stati formulati e inviati anche degli appositi testi. Il tutto per favorire la sensibilizzazione sul tema che, ha assicurato il prelato, “porterà sempre più la gente a parlare”: “Per una vittima aprire questo discorso sulla sua vita e sul suo passato è scoprire una ferita, un misto di sensi di colpa e umiliazione, non da sottovalutare. Se l’ambiente diventa sempre più attento, sensibile e favorevole, le vittime possono aprirsi di più e denunciare”.

Alcune associazioni di vittime – a cominciare da Rete L’Abuso con il cui responsabile il cardinale Zuppi aveva avuto un dialogo diretto la scorsa estate – ha criticato il Report presentato oggi e ha affermato che i dati Cei “battono” quelli emersi dallo studio di una commissione indipendente in Francia.

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2022-11/cei-report-servizi-centri-tutela-minori-abusi-italia.html

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