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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Catania » Petizione di “Solidarietà al Vescovo Gisana”. “L’ipocrisia di una Chiesa che, ad Enna, crolla a pezzi”. Chi sta accanto alle vittime si appella a Papa Francesco di intervenire

Petizione di “Solidarietà al Vescovo Gisana”. “L’ipocrisia di una Chiesa che, ad Enna, crolla a pezzi”. Chi sta accanto alle vittime si appella a Papa Francesco di intervenire

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Maggio 2021
in Sicilia
Reading Time: 5 mins read
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Articolo tratto da korazym.org- di Vik van Brantegem

In un post Facebook ieri sera Pierelisa Rizzo ha scritto: “Grazie a chi crede ancora in un Dio giusto, a chi sta accanto alle vittime, a chi non si arrende, a chi persegue la verità, a chi non si gira dall’altra parte, a chi sa distinguere ancora il bene dal male. Grazie. Puoi aiutarmi firmando anche tu questa petizione?” [QUI]. Pierelisa Rizzo è una giornalista ennese che da 30 anni lavora per l’ANSA. Ha studiato all’Università degli Studi di Catania e all’ UKE Università Kore Enna..

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Arresti domiciliari per Don Rugolo. Gip Bruno: “Agire caratteristico del pedofilo”. Vescovo Gisana: “Fatti gravi, se accertati”. Presunzione di innocenza. Difesa di minori e persone fragili – 3 maggio 2021

Alcune ore prima, nel pomeriggio di ieri Pierelisa Rizzo aveva postato: “I miei genitori mi hanno insegnato per prima cosa la dignità. La dignità è un sentimento che passa dalla lealtà, dall”onestà, dalla verità. Ebbene credo che anche i parroci, i monsignori, i vescovi dovrebbero avere Dignitá. Leggo di una petizione. SOLIDARIETÀ AL VESCOVO GISANA. Ma solidarietà di che? Che ha offerto 25 mila euro della Caritas alla famiglia della vittima? Che ha ammesso che sapeva delle violenze seppure quando Rugolo era seminarista e, dunque, ampiamente maggiorenne, e la vittima era certamente minorenne? Solidarietà perché ha provato ad insabbiare tutto? Solidarietà perché non avendo sospeso il parroco, come dice invano il Motu proprio di Papa Francesco, dopo che era venuto a conoscenza del reato, non ha impedito che altri ragazzi venissero abusati? Mi chiedo perché di fronte a queste prove, che non ho certo costruito io, la Chiesa continui a coprire? Ho atteso ore per incontrare l’avvocato di Rugolo. Ho atteso perché, credo giusto, sentire tutti i protagonisti. Ho atteso perché volevo raccontare l’altra faccia della medaglia. Ma mi interrogo cosa serve raccontare una verità che sembra non servire. Faccio la giornalista da 30 anni, da oltre 30 lavoro per ANSA. Mi sono occupata di tantissimi casi, brutti, pieni di orrore ma mai mi ero imbattuta in un caso in cui le evidenze dei fatti vengono negare così. Per prima cosa c’è un arresto. La procura non arresta così, a cuor leggere. Ci vogliono fatto gravi, che siano comprovati. E poi c’è l’inchiesta che racconta l’orrore allo stato puro. Questi i fatti che coinvolgono non solo il vescovo della diocesi di piazza Armerina, Rosario Gisana, due monsignori di Enna, e tanti e tantissimi preti ad Enna ed in tutta la diocesi. E questi sono responsabili come e quanto Rugolo. Che si sarebbe potuto fermare e, forse aiutare. Dunque cari parroci, animatori parrocchiali, chierici perpetue, monsignori e quanti altri che state condividendo anche sui gruppi privati la petizione di solidarietà a Rugolo, guardate dentro, interrogatevi sul perché, 20 o 40 anni fa avete indossato quell’abito e servire quel Dio che ora vi guarda con dolore. Non il vostro. Ma quello delle vittime che state sacrificando per il potere, per l’indifferenza, per l’ipocrisia di una Chiesa che, ad Enna, crolla a pezzi” [QUI].

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Di seguito il testo della petizione che la Rete L’ABUSO ha lanciato e diretta a Papa Francesco e alla Congregazione per la Dottrina della Fede [QUI].

Il Vaticano sia coerente con il volere di Papa Francesco e rimuova monsignor Gisana

Il 1° giugno 2019 il Motu proprio di Papa Francesco VOS ESTIS LUX MUNDI diventa legge.
Un testo che introduce precise procedure interne alle quali i Vescovi devono attenersi rigidamente nel caso di una denuncia, anche anonima, che riguardi episodi di molestie sessuali da parte di un sacerdote.
Un testo che per funzionare, deve anche essere applicato, diversamente diventa di totale inutilità.
Già nel 2014, una delle tre presunte vittime di don Giuseppe Rugolo, segnalò gli abusi alla chiesa di Enna, che però non intervenne e lo invito a desistere anche alla sola denuncia ecclesiastica, che se fatta forse non avrebbe prodotto due ulteriori vittime.
Ma veniamo al Motu proprio di Papa Francesco che entra in vigore proprio nel giugno 2019, come tutte le leggi non retroattivo, ma da rispettare da quel momento in poi, ed è questo l’arco temporale che prenderemo in esame.
All’ Art. 1 del Motu proprio – Ambito di applicazione – punto. “ b) condotte poste in essere dai soggetti di cui all’articolo 6, consistenti in azioni od omissioni dirette a interferire o ad eludere le indagini civili o le indagini canoniche, amministrative o penali, nei confronti di un chierico o di un religioso in merito ai delitti di cui alla lettera a) del presente paragrafo.”
Lo stesso documento papale, che ricordiamo ha valore di legge per la chiesa e le sue gerarchie, all’Art. 2 – Ricezione delle segnalazioni e protezione dei dati – “ §3. Salvo quanto stabilito dall’articolo 3 §3, l’Ordinario che ha ricevuto la segnalazione la trasmette senza indugio all’Ordinario del luogo dove sarebbero avvenuti i fatti, nonché all’Ordinario proprio della persona segnalata, i quali procedono a norma del diritto secondo quanto previsto per il caso specifico.”
Contrariamente alla norma in vigore dal 1° giugno, nell’ottobre 2019  invece monsignor Rosario Gisana trasferisce “furtivamente” il sacerdote accusato a Ferrara dove viene accolto dal vescovo locale e ancora una volta, gli verranno affidati minori e adolescenti.
Fino al gennaio 2021 la presunta vittima verrà ignorata totalmente da mons. Gisana (che nel frattempo cercò di comprare il suo silenzio offrendo 25.000€), dopo aver scritto alla fine del 2020 a Papa Francesco denunciando non solo i fatti, ma anche le omissioni del vescovo, compresa la sua prima ed inascoltata denuncia alla chiesa di Enna. La prima denuncia del giovane, infatti risale al 2014, finita nel nulla per difetto di competenza: don Giuseppe Rugolo era seminarista al tempo delle violenze. Che se pur accertate, non gli hanno impedito di diventare prete.
Per questo chiediamo che monsignor Rosario Gisana venga immediatamente sospeso dal servizio, che vengano avviati nei suoi confronti come prevede il Motu proprio, tutti gli accertamenti del caso e perseguiti tutti coloro che verranno ritenuti responsabili.
È impensabile che la collettività possa ancora affidare dei minori in un simile contesto di pericolosità alle cure del clero, dove al di la delle leggi, del Papa e di tutta la sua buona volontà, poi si trovino vescovi senza scrupoli ne coscienza, che malgrado le denunce, nel 2021 continuino ad ignorare chi ha il coraggio di denunciare, mettendo così a rischio altri potenziali minori.
Ci auguriamo l’imminente ed esemplare intervento della Santa Sede, anche in virtù della stessa sua credibilità, con questo caso, davvero ridotta all’osso.
Se sei d’accordo con noi firma e diffondi questa petizione: QUI.

http://www.korazym.org/60713/petizione-di-solidarieta-al-vescovo-gisana-lipocrisia-di-una-chiesa-che-ad-enna-crolla-a-pezzi-chi-sta-accanto-alle-vittime-fa-appella-a-papa-francesco-di-int/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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