Rapporti consumati con assiduità a suo dire dal gennaio 2015 al 31 maggio 2016, a suon di ricatti morali: “Se lo dici a qualcuno andrai all’inferno”. L’adolescente (risarcito dalla Curia in ambito extragiudiziale e non entrato nei processi come parte civile) riferì ai carabinieri e al pm Ambrogio Cassiani di lubrificanti e preservativi, che poi furono trovati in una cassaforte a casa del prete, di filmini porno e di una coperta a fiori descritta nei minimi dettagli sulla quale sarebbero stati consumati numerosi rapporti. Ricordi così precisi e realistici che furono ritenuti credibili. A discolpa del don, la difesa ha però portato numerosi elementi, già sfociati nell’annullamento della condanna da parte della Cassazione. A cominciare da una consulenza genetica che evidenzierebbe come sulla famosa coperta, ritenuta dalla Procura ‘la pistola fumante’, non vi fosse la benché minima traccia biologica del sacerdote, ma solo del ragazzo. Il giovane inoltre, nel periodo in cui riferì di aver fatto sesso con assiduità con il don, si era allontanato dalla parrocchia per avvicinarsi a un’altra religione. Si era ripalesato solo nel maggio 2016, ha arringato il difensore. Quanto agli accessi a siti porno dal computer sequestrato in canonica, risulterebbero eseguiti mentre il parroco celebrava messa, e si tratta di siti in lingua straniera. “Non ci sono prove a carico del mio assistito”, ha ribadito l’avvocato Botticini chiedendo alla Corte l’assoluzione. Prima di pronunciarsi, i giudici dell’appello bis hanno scelto di sottoporre a perizia psichiatrica la parte offesa, così da poter trarre una conclusione anche in merito alla genuinità delle accuse mosse all’imputato. Ma l’accertamento peritale ha segnato un punto a favore dell’accusa. Il giovane, ormai maggiorenne, è stato infatti ritenuto capace di intendere e di volere sia all’epoca della denuncia sia adesso. Motivazioni tra sessanta giorni.



