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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Perché i vescovi statunitensi sono molto sorpresi (e irritati)

Perché i vescovi statunitensi sono molto sorpresi (e irritati)

Redazione WebNews by Redazione WebNews
14 Novembre 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 6 mins read
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di Sabino Paciolla

Ieri è iniziata a Baltimora la sessione autunnale della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti (USCCB), circa 300 vescovi da 195 diocesi. Una sessione molto attesa per le delicate decisioni che molti si attendono i vescovi prendano al fine di affrontare e sradicare la piaga degli abusi sessuali che, questa volta, a differenza della precedente del 2002, sta toccando proprio loro, i vescovi, e persino un cardinale, Theodore McCarrick.

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Lo scenario, però, è completamente e drammaticamente cambiato quando in apertura dell’assise il suo presidente, card. Daniel DiNardo, ha annunciato che nella serata del giorno precedente la Santa Sede, mediante la Congregazione dei vescovi, aveva richiesto con insistenza che i vescovi si astenessero dal votare sia sulla istituenda commissione guidata dai laici, finalizzata ad indagare sugli abusi sessuali, sia sul nuovo codice di condotta dei vescovi sulla stessa materia. Il Vaticano ha chiesto ai vescovi USA di astenersi dalle votazioni in attesa di un summit di tre giorni programmato per febbraio prossimo a Roma. Tale summit è stato convocato da Papa Francesco per discutere proprio della crisi degli abusi, e dovrebbe riguardare i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo.

Una richiesta contraddittoria

La richiesta, arrivata quasi all’ultimo minuto, ha colto di sorpresa tutti, a cominciare dal suo presidente (si veda il video in fondo), ed è apparsa molto contraddittoria per vari motivi.

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Prima di tutto, è da poco terminato il Sinodo dei giovani dove è stata ribadita, tra l’altro, l’urgenza di affrontare con decisione la questione degli abusi sessuali nella Chiesa. Poi, qualche giorno fa la Conferenza Episcopale francese, con la benedizione vaticana, ha approvato una commissione indipendente, comprendente laici, finalizzata ad indagare sugli abusi sessuali. Infine, proprio nella bozza finale del Sinodo dei giovani è apparsa, con sorpresa di tutti, una sezione sulla “sinodalità, cioè una forma particolare di maggiore collegialità tra Papa e Conferenze episcopali. (È stata una sorpresa per tutti perché durante il Sinodo non si era affatto parlato di essa. Sembra che alla stesura abbia addirittura partecipato il Papa stesso).

E allora, molti si sono chiesti: come mai la tanto declamata “sinodalità” in questo caso è stata azzerata? Come mai per la Francia vi è stato il lasciapassare da parte del Vaticano, mentre nel caso degli USA è arrivato un improvviso ed inaspettato stop?

Anche le stesse parole del Nunzio apostolico negli USA, arcivescovo Christophe Pierre, pronunciate ieri nell’assise di Baltimora suonano parecchio strane, se confrontate con l’autorizzazione alla commissione indipendente data ai vescovi francesi. Riferendosi alla commissione indipendente auspicata dai vescovi USA, il Nunzio apostolico ha detto:

“Può esserci la tentazione da parte di alcuni di cedere la responsabilità della riforma ad altri che a noi stessi, come se non fossimo più in grado di riformarci o di fidarci di noi stessi, come se il deposito di fiducia dovesse essere trasferito interamente ad altre istituzioni.” E proseguendo: “L’assistenza è gradita e necessaria, e sicuramente la collaborazione con i laici è essenziale. Tuttavia, la responsabilità come vescovi di questa Chiesa cattolica è nostra: vivere con essa, soffrire con essa, ed esercitarla correttamente.”.

Come detto all’inizio, l’annuncio ha quasi scioccato tutti, ad eccezione del card. Blase Cupich (si veda il video), il quale non solo è sembrato sicuro della cosa, ma, anzi, ha preso immediatamente posizione dicendo: “è chiaro che la Santa Sede sta prendendo sul serio la crisi degli abusi“. Ha chiesto anche che l’assise esprimesse un voto non vincolante sui punti proposti.

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Molti dei presenti, ma anche dei commentatori, si sono chiesti quale il senso di un tale stop e perché sia stato inviato quasi all’ultimo minuto. Inoltre, come mai tale decisione sia stata presa proprio presso la Congregazione dei vescovi, e quale sia stato il ruolo dei due esponenti americani che vi fanno parte: il suddetto card. Cupich ed il card. Wuerl (quest’ultimo, si ricorderà, in seguito ai clamori e critiche suscitate dalla sua gestione di chierici implicati in abusi sessuali in Pennsylvania, aveva sollecitato il Papa ad accettare le sue dimissioni, per raggiunti limiti di età, dalla conduzione dell’Arcidiocesi di Washington. Le dimissioni furono poi accettate).

Poiché il presidente della Conferenza Episcopale USA, DiNardo, è sembrato totalmente colto di sorpresa dallo stop vaticano, mentre il card. Cupich è sembrato pienamente consapevole della cosa, è ovvio che quest’ultimo ed il card. Wuerl si aspetteranno richieste di chiarimenti su tale questione, e se, e quanto, eventualmente, abbiano fatto per contrastarla.

Quale il motivo dello stop? Le ipotesi sono varie.

Si sapeva che sul testo della commissione erano state espresse alcune riserve in punto di codice di diritto canonico. Alcuni hanno però osservato che il testo ha avuto una sua gestazione nei mesi scorsi, con confronti con la Santa Sede e, dunque, nel caso fossero state sollevate preoccupazioni, è lecito immaginare un loro appianamento. Altri, come Ed Condon, del Catholic News Agency (CNA), riferiscono che “fonti dell’USCCB hanno detto alla CNA che la Conferenza episcopale si è consultata sui documenti con i dipartimenti vaticani in vista della riunione di questa settimana, e che queste preoccupazioni non sono state sollevate”. Altri, infine, si sono chiesti come mai la Santa Sede non abbia consentito il voto su un documento che comunque sarebbe stato inviato a Roma per la fase di “recognitio”, durante la quale il Vaticano avrebbe potuto attuare eventuali emendamenti, per poi rispedirlo al mittente. Che, è bene ricordarlo, è esattamente il procedimento che fu attuato durante la crisi da abusi del 2002.

Ancora più sorprendente è stato il veto imposto dal Vaticano sulle norme di condotta dei vescovi poiché, come riportano fonti giornalistiche, esse non contenevano novità di natura canonica, a parte un generico riferimento alla commissione d’indagine. In conclusione, è sembrato a molti che il Vaticano abbia imposto ai vescovi americani di non intervenire affatto su questa materia.

Quale è stata la reazione dei vescovi americani?

Il canonista Ed Condon dice che “Molti dei vescovi riuniti a Baltimora hanno detto a CNA di essere arrabbiati per quello che vedono come un tentativo di impedire loro di discutere della crisi degli abusi sessuali e di confonderne le ragioni. Già frustrati dal fatto che la loro richiesta di una visita apostolica (cioè di una ispezione vaticana, ndr) per lo scandalo McCarrick (l’ex cardinale dimessosi per abusi sessuali, ndr) è stata negata, diversi vescovi si chiedono perché la Congregazione dei vescovi sembri ora scoraggiarli anche solo dal parlare dell’elefante (cioè della questione spinosissima, ndr) nella sala conferenze.”.

Continua Ed Condon, “I vescovi sanno che dovranno tornare nelle loro diocesi e spiegare quello che è successo. Sanno che dovranno spiegare la decisione del Vaticano ai loro sacerdoti, molti dei quali sperano in una riforma. E sanno che devono spiegare al Dipartimento di Giustizia e ai procuratori generali dello Stato, che li stanno indagando, che stanno cercando di affrontare questo problema in modo serio.”

E poi, “Per convincere i cattolici americani che la Chiesa è seria nell’affrontare la crisi degli abusi, sembrano non avere altra scelta che continuare ad esprimere una grave insoddisfazione per la direttiva di Roma, pur esprimendo l’obbligo di rispettarla.”

E Infine, “Mentre molti dei vescovi sono scoraggiati, e lasciati a indovinare i motivi e le intenzioni dietro gli interventi a sorpresa di Roma, una cosa è chiara: non hanno alcuna intenzione di cambiare argomento”.

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E fuori dell’assemblea cosa è successo?

I sopravvissuti e gli attivisti per la responsabilità dei vescovi hanno definito lo stop vaticano come “totalmente inaccettabile”.

Tanti i commenti di disappunto. Uno per tutti: “Peter Isley, un sopravvissuto di abusi sessuali clericali che ora lavora con l’organizzazione Ending Clergy Abuse, ha detto che la decisione del Vaticano significa effettivamente: ‘Ci preoccupiamo di più della nostra organizzazione e dei nostri titoli principeschi e delle nostre posizioni’ piuttosto che mettere in atto misure di responsabilità”. Infine, ha concluso sconsolato: “Non possono uscire da questa conferenza senza consegnare nulla”.

Perché i vescovi statunitensi sono molto sorpresi (e irritati)

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