Nuovi dubbi dei commissari: «Ennesimo corto circuito dello Stato»
Firenze, 7 gennaio 2018 – UN CONTO il dire, un conto il vederlo nella prima pagina dell’informativa della Sam, la squadra antimostro, nella posizione numero tre. Sospetti che non ebbero ulteriori sviluppi investigativi allora (se ce ne siano stati altri, più recenti, non è noto), ma la «semplice» notizia delle indagini su Rodolfo Fiesoli ai tempi dei delitti del Mostro ed i contemporanei affidamenti del tribunale dei minori, sommati alla condanna per violenza sessuale (definitiva nel 1985), rendono ancora più assurda, buia e grottesca, l’intera storia del Forteto e del corto circuito istituzionale che ha permesso tutto ciò.
Pensiero condiviso dal consigliere regionale di Forza Italia, Stefano Mugnai, anima delle commissioni regionale che hanno provato a far luce sugli orrori della comunità di Vicchio, recentemente giunti al suo epilogo giudiziario con la carcerazione di Fiesoli per i suoi 14 anni e passa da scontare. «Pazzesco – esordisce Mugnai –. Pazzesco che mentre un apparato dello Stato metteva Fiesoli al terzo posto nella lista dei sospettati di essere il Mostro, altri apparati delle istituzioni, dello stesso territorio, continuavano a mandargli bambini. Neanche in un horror di serie C. Un abominio!».
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