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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Salta la visita di papa Francesco al Divino Amore. Motivazioni misteriose, Nessun rischio di incontrare preti pedofili dell’Oasi di Elim, vicino all’asilo

Salta la visita di papa Francesco al Divino Amore. Motivazioni misteriose, Nessun rischio di incontrare preti pedofili dell’Oasi di Elim, vicino all’asilo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Maggio 2014
in Lazio
Reading Time: 8 mins read
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15/05/2014
Rimandata la visita del Papa al Divino Amore per il viaggio in Terra Santa

Il Pontefice(©LaPresse)
(©LAPRESSE) IL PONTEFICE
Doveva recarvisi domenica. Lombardi: “Decisione per alleggerire gli impegni del Santo Padre nel corso della preparazione all’imminente viaggio”

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

Papa Francesco non si recherà domenica prossima, come inizialmente previsto, al santuario del Divino Amore.

“La visita del Papa al santuario-parrocchia del Divino Amore, che era stata prevista per domenica 18 maggio nel pomeriggio, non avrà luogo, al fine di alleggerire gli impegni del Santo Padre nel corso della preparazione all’imminente viaggio in Terra Santa”, ha detto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. “La visita è quindi rinviata a data ancora da stabilire, verosimilmente dopo l’estate”.



Viaggio nella clinica dove curano i preti orchi
19-04-201011:27

PANORAMA IN EDICOLAPRETI-PEDOFILIURBI ET ORBI
L’istituto Oasi di Elim si occupa della riabilitazione dei preti pedofili e sorge a breve distanza dall’asilo Madre del Divino Amore (foto più in basso)
L’istituto Oasi di Elim si occupa della riabilitazione dei preti pedofili e sorge a breve distanza dall’asilo Madre del Divino Amore (foto più in basso)

La «clinica» per i preti orchi della diocesi di Roma sorge ad appena 100 metri di distanza da una scuola materna (l’asilo Madre del Divino Amore sulla via Ardeatina). Ma le famiglie dei bimbi non lo hanno mai saputo. Panorama invece lo ha scoperto recandosi al Santuario del Divino Amore dove si trova l’Oasi di Elim: una struttura protetta con otto posti letto per sacerdoti e religiosi afflitti da problemi psichici, depressione, alcolismo, burn-out e pedofilia. Fondata 16 anni fa su iniziativa dell’Apostolato accademico salvatoriano, l’Oasi di Elim è sostenuta dalla diocesi di Roma e dalla Cei.

Fino a oggi la sua esistenza era nota solo agli addetti ai lavori. La casa di cura per i preti orchi sorge a fianco del vecchio Santuario del Divino Amore. Però basta scendere le scale, attraversare il parcheggio del santuario, pochi passi, e ci si trova di fronte alla scuola materna. Una vicinanza certo non voluta, ma che può provocare sconcerto. Anche perché nell’Oasi di Elim si svolgono attività di ambulatorio e psicoterapia per sacerdoti e religiosi che quasi ogni giorno arrivano da Roma e dintorni.

All’entrata della casa c’è solo una piccola targa anonima: «Opera salvatoriana per il clero e la vita consacrata. Oasi di Elim». Un piccolo cancello, con un vistoso cartello rosso («vietato l’ingresso»), dà su una scala che conduce alla porta di ingresso. Non c’è citofono, né campanello: per entrare occorre digitare la combinazione sulla tastiera. Finalmente dentro, la pace e il silenzio che si respirano contrastano con i rumori all’esterno e soprattutto con il clamore degli scandali che hanno travolto la Chiesa in queste settimane. Un piccolo corridoio conduce alle stanze, tutte singole e piuttosto spartane: letto, scrittoio, armadio, comodino e un piccolo bagno. Niente radio, tv o computer. In fondo al corridoio la statua della Madonna. Poco distante la cappellina per pregare e celebrare la messa lontano da occhi indiscreti. Quindi una sala per la comunità con qualche poltrona, un televisore, l’occorrente per preparare il caffè.

Comincia da qui il percorso di risalita dall’orrore per i sacerdoti affidati alle cure di Marco Ermes Luparia, diacono permanente, psicologo e psicoterapeuta, insieme con la sua équipe integrata da confessori e direttori spirituali. La vita nell’Oasi di Elim, infatti, alterna la psicoterapia individuale e di gruppo ai tipici momenti della vita sacerdotale: celebrazione della messa, recita delle Lodi e dei Vespri, sempre all’interno della casa. Si tenta così di ricostruire personalità distrutte dall’ansia, dall’angoscia o dalla depressione; liberare pastori d’anime divenuti schiavi dell’alcol o del sesso; fermare orchi in tonaca in preda a disturbi compulsivi, come la pedofilia e l’efebofilia. Se necessario si ricorre anche a terapie farmacologiche. Ci sono poi le migliaia di ore di ascolto e terapia individuale per preti, religiosi e suore che l’équipe di Luparia garantisce presso l’Oasi di Elim e altri centri.

La richiesta di aiuto è così vasta e crescente che l’anno scorso, su iniziativa del vescovo di Albano, Marcello Semeraro, in un vecchio casale immerso in un parco in via della Solfatara a Pomezia è sorta un’altra struttura con sei posti letto per accogliere i preti con disturbi psichici. È il Centro Monte Tabor, non distante dall’Oasi di Elim e affidato allo stesso gruppo di esperti.

L’asilo Madre del divino Amore sorge a breve distanza dall’istituto per i preti pedofili
L’asilo Madre del divino Amore sorge a breve distanza dall’istituto per i preti pedofili

Ma dalla pedofilia si può guarire? Lo psichiatra Tonino Cantelmi, fondatore dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici, è scettico: «Bisogna distinguere due tipi di pedofilia. Una è di tipo sociale, cioè segnata da profondi sensi di colpa. In questi casi il soggetto rivolge le sue attenzioni principalmente verso gli adolescenti e una corretta terapia può portare dei risultati nel tempo». L’altra, prosegue Cantelmi, «è la pedofilia antisociale, priva di sensi di colpa, caratterizzata da un narcisismo maligno che rivolge le sue attenzioni a bambini, pre-adolescenti, perché punta al dominio e alla manipolazione dei più deboli. Si tratta di soggetti molto abili a dissimulare e capaci di conquistare con facilità la fiducia dei bambini e l’apprezzamento degli adulti (maestri, pediatri, educatori). Sono personalità sdoppiate che, una volta compiuto il crimine, tendono a reiterarlo, compulsivamente. Giungono in terapia solo a seguito di una denuncia e sono poco motivati perché non avvertono alcuna remora etica. In questi casi si può puntare solo al contenimento sociale, difficilmente si ottiene un recupero».

Per Cantelmi nella popolazione italiana sono ormai circa 100 mila gli adulti con fantasie pedofile, alimentate da un mercato pedopornografico sempre più diffuso su internet. Di questi, almeno 10 mila passano poi all’atto sessuale e la pericolosità sociale è altissima, perché «un singolo soggetto è in grado di fare centinaia e centinaia di vittime». Ma «l’incidenza del fenomeno nelle comunità religiose è pari al resto della società».

Il cardinale Angelo Bagnasco, appena eletto presidente della Cei, ha incaricato il sottosegretario monsignor Mauro Rivella di occuparsi del problema. Così nell’ottobre del 2007, su spinta della Cei, è stata fondata a Roma l’associazione Ministri della Misericordia, alla quale hanno aderito sette congregazioni religiose maschili e femminili e sei comunità terapeutiche. L’obiettivo dell’associazione è favorire la nascita di una rete di strutture per l’accoglienza di sacerdoti e religiosi in difficoltà e l’adozione di protocolli comuni di terapia. Anche il cardinale Agostino Vallini, vicario della diocesi di Roma, sta dando un grande impulso in questa direzione. E i responsabili di diversi centri si sono riuniti lo scorso 12 aprile per fare il punto della situazione.

Però tutto questo non basterà a far voltare pagina alla Chiesa se non si investirà nella prevenzione, osserva padre Franco Imoda, già rettore della Pontificia università gregoriana nonché psicologo e psichiatra. Quarant’anni fa Imoda ha fondato alla Gregoriana il primo istituto di psicologia e psicoterapia di un’università pontificia, mentre Sigmund Freud e la psicoanalisi erano ancora vietati dal Sant’Uffizio. «Già allora avvertivamo l’esigenza di investire nella formazione degli educatori dei futuri sacerdoti, offrendo loro competenze di tipo psicologico per accompagnare la crescita dei seminaristi» spiega Imoda. «Se la Chiesa avesse investito nella preparazione dei formatori appena una piccola parte di quello che poi ha speso in risarcimenti per le vittime dei preti pedofili, non ci troveremmo oggi in questa situazione, non solo per quanto riguarda gli abusi sessuali, che sono una piccola percentuale, ma anche per gli abbandoni e per le crisi dei sacerdoti».

Per Imoda psicologia, teologia e spiritualità devono andare di pari passo: «In seminario arriva un 20 per cento di giovani già maturi dal punto di vista psicologico e affettivo. Un altro 10 per cento invece ha problemi tali da dover essere curato e non è detto che potrà diventare prete. Ma c’è un 70 per cento dei giovani seminaristi nella zona grigia che va aiutato a conoscersi e a crescere, anche con l’aiuto degli psicologi, se si vuole evitare che un giorno possa cadere vittima delle proprie fragilità». Per formare a livello psicologico gli educatori dei seminari la Gregoriana ha fondato 15 scuole in giro per il mondo. Gli stessi Cantelmi e Luparia hanno creato master per formatori di preti.

Mario De Maio, sacerdote e psicoanalista, impegnato a conciliare psicologia e spiritualità con l’associazione Ore undici, accusa con forza: «Nonostante gli scandali, continuiamo a formare i futuri preti prevalentemente sui libri, basandoci sugli esami che sostengono, senza fare caso ai percorsi di maturazione umana e affettiva. Non dobbiamo avere paura degli psicologi nei seminari perché la psicologia aiuta a purificare la spiritualità». Ma don De Maio invita a guardare al futuro: «È inutile recriminare sugli errori del passato: la comunità cristiana deve inventare soluzioni nuove per formare i presbiteri. Perciò sono convinto che anche il ripensamento del celibato obbligatorio potrebbe contribuire a una migliore qualità umana dei preti». Dalle ceneri degli scandali, insomma, si affaccia una Chiesa che ha voglia di pulizia e rinnovamento.

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