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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » La leggenda del prete scopatore diventa un libro

La leggenda del prete scopatore diventa un libro

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Gennaio 2011
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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La leggenda del prete scopatore diventa un libro
Dario Ferri
4 gennaio 2011

Padre Alberto Cutiè, idolo dei cattolici americani, racconta per la prima volta in pubblico il suo dilemma di sacerdote ed amante

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Il prete che ha sconvolto i cattolici americani ha deciso di raccontare la sua storia in un libro. Padre Alberto Cutiè, figlio di esuli cubani, era diventato negli anni 2000 uno dei personaggi più popolari della comunità cattolica che si trova in Florida. Giovane, di bell’aspetto, era conduttore di un programma televisivo religioso di buon successo. L’anno scorso era stato scovato dai paparazzi sulle spiagge di Miami abbracciato alla sua amante, e lo scandalo susseguente aveva portato il sacerdote ad abbandonare la Chiesa cattolica per diventare ministro in quella Episcopale. Ora in un libro Padre Cutiè rivela la sua storia e prende posizioni contro il celibato imposto ai preti, pubblicando le foto della sua prima figlia

Il PRETE FIGO – Una rivista messicana era arrivata a definire il sacerdote di origine cubana l’Oprah della televisione latina statunitense. Il suo soprannome era il Padre bello, carino, con un gioco di parole tra il suo cognome e la parola cute. Altri lo chiamavano Padre ma che peccato, visto il fascino esplosivo del sacerdote sulle donne, e l’impossibilità per le fedeli di poter uscire con lui. Un soprannome però non molto calzante, visto che nel suo libro “Dilemma: la lotta di un prete tra la fede e l’amore” il sacerdote della Florida racconta la sua doppia vita. In pubblico prete di battaglia, poi diventato celebre grazie alle sue apparizioni in televisione. In privato amante generoso, costretto dal suo mestiere a nascondere una relazione che gli aveva fatto scoprire definitivamente l’amore. Una bugia tollerata però dai fedeli, che non vedevano un grande problema nella vita sentimentale del sacerdote, che aveva una relazione con una persona adulta consenziente, a differenza di altri preti coinvolti in disgustosi abusi sui minori.

DILEMMA MORALE – Padre Cutiè racconta nel suo libro del suo iniziale entusiasmo verso gli ideali cattolici, rappresentanti da personaggi come Madre Teresa di Calcutta e Giovanni Paolo II. L’amore verso il prossimo e la dedizione completa verso i bisognosi erano i suoi punti di riferimento, ma già durante il seminario il sacerdote cubano americano aveva scoperto che l’istituzione Chiesa non gli piaceva. Cresciuto in una famiglia anti castrista e abituato a mettere in dubbio l’autoritarismo presente nella società, padre Alberto si chiedeva se davvero il suo posto era “ in un’organizzazione senza pietà, inflessibile e dittatoriale.” Un dilemma generato dallo sconvolgente rapporto con i suoi superiori, interessati solo al business per rafforzare la Chiesa e che si disinteressavano dei numerosi casi di abusi sui minori che vedevano protagonisti i sacerdoti nelle parrocchie. Lo stesso padre Alberto era stato mandato a mettere a posto vicende che poi venivano silenziate dai vescovi della Florida, troppo preoccupati per i potenziali danni di immagine che le molestie dei preti avrebbero potuto provocare.

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ABBANDONO DELLA CHIESA – Il successo televisivo della scorsa decade ha regalato fama e notorietà al prete bello della Florida, ma lo ha anche responsabilizzato maggiormente di fronte ai numerosissimi fedeli che vedevano in lui un punto di riferimento. Padre Cutiè è diventato famoso per il suo stile di ascolto lontano dalla rigidità morale di un confessore, e la sua popolarità ha messo in difficoltà il sacerdote rispetto alla doppia vita che aveva iniziato. Innamoratosi di una sua fedele – “non riuscivo a staccare gli occhi da lei mentre dicevo Messa”, racconta – poi diventata la sua fidanzata, per quanto nascosta, il sacerdote sentiva in sé il conflitto della sua immagine pubblica e della sua vita privata. Le foto che hanno reso pubblica la sua relazione hanno consigliato al sacerdote il cambio di fede, visto che il “suo amore era così bello che poteva provenire direttamente da Dio”, e non trovava nessun peccato nella sua relazione. La freddezza dei vertici cattolici ha sconvolto padre Alberto, che non ha trovato equo il suo trattamento rispetto alla copertura fornita a preti che si sono comportati in modo criminale ma sono stati tenuti all’interno della Chiesa. Da un anno il sacerdote è diventato ministro della Chiesa Episcopale, dove si è potuto sposare, avere una bambina e vivere una vita finalmente trasparente, senza più coperture.

http://www.giornalettismo.com/archives/108…venta-un-libro/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.