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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » «Io, figlio di un prete pedofilo che stuprò mia madre quando aveva 14 anni»

«Io, figlio di un prete pedofilo che stuprò mia madre quando aveva 14 anni»

Su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università Niccolò Cusano, nel corso di ECG, format condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, l’incredibile testimonianza di Erik, nato dall’abuso di un prete che violentò la madre quando lei non aveva ancora compiuto quindici anni.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Febbraio 2017
in Emilia Romagna
Reading Time: 2 mins read
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Erik racconta nei dettagli la sua storia: “La storia inizia nel 1981. Mia madre aveva appena compiuto quattordici anni e subì un abuso sessuale da don Pietro, parroco di una piccola parrocchia in provincia di Ferrara. Questo parroco, mio padre, ha abusato di lei nel suo studio. Mia madre andava sempre in parrocchia perché questo sacerdote aveva aiutato la sua famiglia, molto povera e molto numerosa, a trovare un alloggio.

Lui violentò mia madre e le disse che se avesse parlato avrebbe buttato fuori casa tutta la sua famiglia. Lei dopo un paio di mesi, quando si accorse di essere rimasta incinta, raccontò quanto le era successo. Nessuno le credeva quando diceva che era stato don Pietro a metterla incinta a seguito di una violenza sessuale. Quando è accaduto il fatto mia madre e la sua famiglia andarono dal vescovo di Ferrara, ma lui gli intimò di tacere.

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La Chiesa fece di tutto per infangare e per portare fuori strada le indagini. Mia madre chiese l’esame del DNA ma mio padre, don Pietro, inizialmente si rifiutò. Lui accusò altre persone, il Vescovo lo coprì, provarono a chiudere la bocca a mia madre offrendole un lavoro, ma lei rifiutò. Nessuno ha mai allontanato Don Pietro dalla Chiesa, anzi, è stato messo a gestire un asilo. Un prete pedofilo, che era risaputo che palpeggiasse molto spesso le ragazzine, gestiva un asilo, portava i bambini ai campi estivi d’estate, lui è diventato una vittima, mia madre la carnefice che l’ha denunciato”.

Erik non è mai riuscito ad avere giustizia: “Nel 2010, parlando con mia madre, siamo andati da un avvocato e abbiamo cercato di ottenere giustizia. Abbiamo avuto un processo civile, a questo parroco è stato fatto l’esame del DNA, ed è ovviamente risultato essere lui mio padre. Non abbiamo avuto nessun risarcimento, lui non ha mai pagato perché il reato era ormai prescritto.

L’unica cosa che siamo riusciti ad ottenere è stabilire una volta per tutte che mia madre non era una bugiarda.  Ho parlato con mio padre dopo che era stato inchiodato dall’esame del DNA e lui ha ammesso che ha avuto un momento di debolezza, che era dispiaciuto, che aveva perso la testa dopo un attimo di sbandamento. Mi ha detto che ci avrebbe pensato il Signore a punirlo, ma erano parole di circostanza, non si è mai mostrato pentito”.

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Erik è deluso dal Vaticano: “Ci sono stati diversi passaggi, il Vescovo di Ferrara mi ha detto che non poteva fare nulla perché il prete ormai era vecchio e non gli andava di punirlo. Dal Vaticano la stessa cosa, mio padre è rimasto prete fino al giorno della sua morte, nel 2014, a febbraio. La Santa Sede non ha fatto niente, ha speso tante belle parole ma concretamente non ha fatto nulla”.

Ora Erik è sereno: “Spero solo che la mia storia porti altre persone che hanno subito le stesse cose a trovare il coraggio di denunciarle. Mia madre mi ha sempre sostenuto, ha lavorato per crescermi bene, ora ho una moglie e due bambini. Ce l’ho fatta, ho una vita serena. Un giorno racconterò ai miei figli cosa mi è accaduto”.

Tratto da Radio Cusano Campus

http://www.cinquequotidiano.it/territori/sociale/2017/02/03/figlio-un-prete-pedofilo-stupro-mia-madre-14-anni/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.