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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Chiesa e pedofilia, Bagnasco: “Il no alle denunce? E’ per la privacy delle vittime”

Chiesa e pedofilia, Bagnasco: “Il no alle denunce? E’ per la privacy delle vittime”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
31 Marzo 2014
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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Il presidente della Cei torna sul tema dopo le polemiche sul documento che negava l’obbligo, per i porporati, di denunciare i casi di abusi su minori a loro conoscenza. E la frattura con papa Bergoglio si allarga

Il cardinale Angelo Bagnasco non ci sta a passare per colui che vuole coprire i casi di pedofilia. “Quello della Cei – ha affermato il porporato – non è un no alla denuncia alla magistratura civile, ma un’attenzione verso le vittime e risponde a ciò che i genitori ritengono meglio per il bene dei propri figli. Per noi l’obbligo morale è ben più forte dell’obbligo giuridico, e impegna la Chiesa a fare tutto il possibile per le vittime”. Così il presidente della Conferenza episcopale italiana ha replicato alle pesanti critiche al nuovo testo delle “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”, pubblicato ieri, nel quale la Cei sostiene che i vescovi italiani non hanno l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria civile casi di pedofilia, ma soltanto “il dovere morale di contribuire al bene comune”.

Bagnasco dunque non accetta di apparire come l’oppositore della lotta alla pedofilia di Papa Francesco che tra i membri della neonata Commissione per la tutela dei minori ha nominato persino una vittima degli abusi, l’irlandese Marie Collins. E già da solo questo gesto di Bergoglio basterebbe a comprendere quanto sia abissale la distanza tra la Cei e il Papa sulla lotta alla pedofilia, al di là delle dichiarazioni di Bagnasco o della frase beffa sul “dovere morale” inserita nella nuova versione delle linee guida dopo la clamorosa bocciatura ricevuta dalla Congregazione per la dottrina della fede al testo precedente datato 2012. Anche qui la Conferenza episcopale italiana ha cercato di gettare fumo negli occhi parlando di “osservazioni e suggerimenti” dell’ex Sant’Uffizio e non di bocciatura.

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Per il presidente della Cei la mancanza per i presuli italiani dell’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria civile casi di pedofilia deriva dal fatto che nel nostro Paese i vescovi non sono “pubblici ufficiali”. ”Questa questione – ha spiegato Bagnasco – rientra in un contesto più ampio in cui il punto fondamentale è la cooperazione con l’autorità giudiziaria”. “Il Vaticano – ha aggiunto il porporato – prescrive di rispettare le leggi nazionali e sappiamo che la legge italiana non riconosce questo dovere di denuncia. Ma ciò che è più importante – ha proseguito il presidente della Cei – è il rispetto delle vittime e dei loro familiari che non è detto vogliano presentare denuncia, per ragioni personali. Bisogna essere molto attenti affinché noi sacerdoti, noi vescovi non andiamo a mancare gravemente di rispetto alla privacy, alla discrezione alla riservatezza e anche ai drammi di eventuali vittime che non vogliano essere ‘messe in piazza’, brutalmente parlando. Questo – ha concluso Bagnasco – è un aspetto su cui dobbiamo riflettere. Noi pastori abbiamo molto riflettuto e questa ragione ci è parsa importantissima. A seconda di quello che può essere la posizione dei familiari delle vittime si può decidere nei casi concreti”.

Le affermazioni del presidente della Conferenza episcopale italiana contraddicono completamente il magistero e i gesti a dir poco eloquenti sulla lotta alla pedofilia di Francesco, e prima ancora diBenedetto XVI che tra il 2011 e il 2012 ha “spretato” quattrocento sacerdoti accusati di abusi su minori. Poco più di un mese fa, infatti, la Santa Sede ha ridotto allo stato laicale un sacerdote accusato di pedofilia senza attendere la sentenza definitiva dello Stato italiano. E ciò che appare ancor più grave è che la posizione di Bagnasco sembra dar ragione al Comitato Onu sui diritti dell’infanzia che, due mesi fa, ha accusato il Vaticano di aver permesso decine di migliaia di abusi su minori e ha chiesto che vengano immediatamente rimossi e consegnati alle autorità civili tutti i preti pedofili.

Ma a destare sconcerto è anche un altro passaggio del nuovo testo delle linee guida della Cei sulla pedofilia: “La presentazione della denuncia in ambito canonico non comporta né implica in alcun modo la privazione o la limitazione del diritto di sporgerla innanzi alla competente autorità giudiziaria civile. Qualora il denunciante dovesse decidere di sporgere denuncia in sede civile, la competente autorità ecclesiastica, nel rispetto della vigente normativa canonica e civile, provvederà a fornirgli tutto l’aiuto spirituale e psicologico necessario, con ogni premura verso le vittime”. Affermazioni che suonano come un magistero totalmente opposto a quello di Papa Francesco. Che Bagnasco ne abbia consapevolezza o no.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Francesco Antonio Grana
twitter: @FrancescoGrana

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/29/chiesa-e-pedofilia-bagnasco-no-alle-denunce-e-per-la-privacy-delle-vittime/930902/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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