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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Primo risarcimento della Chiesa a una vittima – Ma il prete accusato di pedofilia è al suo posto

Primo risarcimento della Chiesa a una vittima – Ma il prete accusato di pedofilia è al suo posto

Bolzano, la Curia ha fatto un accordo per evitare il processo civile. Quello penale è finito in prescrizione. Don Giorgio Carli. “Sono in pace, sto benissimo”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Novembre 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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di Niccolò Zancan – Don Giorgio Carli è al suo posto. Come se nulla fosse mai accaduto. “Non ho niente da dire e sono in pace, sto benissimo così”, dice soltanto. Nella penultima chiesa prima del confine austriaco, l’oratorio Maria Schutz, il prete condannato per pedofilia e poi prosciolto “per avvenuta prescrizione” fa catechismo ai bambini e distribuisce cibo ai bisognosi. Nuvoloni neri gravano sulla strada in salita. Quattro persone sono in attesa di essere ricevute. E il signor Ferri, imprenditore e volontario da 40 anni in questa parrocchia, sta sulla porta come un guardiano: “Se pensate di venire e rimestare nel torbido avete sbagliato indirizzo. Don Giorgio ha tutta la mia stima e l’affetto della comunità. Sono state dette solo cose false sul suo conto. È una persona squisita, a cui vogliamo un gran bene. Qui gode della fiducia di tutti”.

Se questa storia iniziata nel 1989 e chiusa solo nel 2015 con il pagamento di un risarcimento alla vittima è oggi di attualità, è proprio perché quel risarcimento costituisce un caso unico in Italia. L’unica volta in cui la Chiesa cattolica ha riconosciuto i danni biologici a una vittima di pedofilia con un accordo extragiudiziale. Ed infatti, quell’unico precedente viene citato da altre cinque presunte vittime di pedofilia, che hanno chiesto i danni alla diocesi di Savona per un totale di 4 milioni e 700 mila euro. La cosa importante è che la curia di Bolzano pagò in solido con il suo prete. Cioè: se ne assunse la responsabilità. Il che potrebbe diventare un precedente per sostenere che il vescovo è sempre garante dell’operato dei suoi sacerdoti.

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Fino a qui, in teoria. Perché poi in pratica è tutto molto più complicato di così. Infatti a Bolzano la Curia pagò e fece firmare un patto di riservatezza alla vittima non perché intendesse in quel modo riconoscere l’esito finale di tre sentenze: assoluzione in primo grado, condanna a 7 anni e mezzo in appello, Cassazione che prescrive e conferma l’impianto accusatorio. Al contrario. “La Curia di Bolzano pagò per chiudere la vicenda ed evitare il processo civile, ma ha sempre creduto all’innocenza di don Giorgio Carli”, dice adesso l’avvocato Gianni Lanzinger che difese la vittima. Non ci fu ammissione di responsabilità. Don Giorgio Carli non si è mai ritirato dal sacerdozio. Per due anni non ha più assunto incarichi pastorali. Poi è tornato. “Qui a Vipiteno nessuno ha dubbi sul suo conto”, dice il signor Franz. Eppure i reati sono stati accertati. “Questo lo dite voi”, interviene il sig. Ferri. Lo dice un giudice. “Accertati un cavolo!”, ribattono entrambi prima di chiudere il cancello.

Il caso Savona

È vero che un reato prescritto non macchia il certificato penale. Ma è altrettanto vero che per i giudici don Giorgio Carli ha abusato di un’adolescente dal 1989 al 1994. Ed è talmente vero, che persino la Curia di Savona attraverso gli avvocati con cui sta organizzando la sua difesa scrive negli atti: “L’unico precedente che ha visto la condanna di una Diocesi al risarcimento dei danni subìti dalla vittima di un fatto di abusi sessuali perpetrati da un prete attiene ad un caso nel quale tali fatti erano stati accertati in sede penale, con valenza di giudicato”. Fatti accertati. La curia di Savona sostiene, quindi, che a Bolzano sia stato commesso un reato. Mentre lì, dalle sue parti, nella vicenda che riguarda l’ex parroco di Spotorno don Nello Giraudo, non c’è una sentenza definitiva che dia ragione alle cinque persone che si dichiarano vittime. Tutti i reati sono prescritti. Eppure, altra complicazione: don Giraudo a Savona ha firmato la riduzione allo stato laicale. Mentre don Carli è “in pace” al suo posto di parroco in Alto Adige. Tutta Vipiteno lo difende. Il vicario generale della diocesi Eugen Runggaldier dice: “Non abbiamo nulla da aggiungere e nulla da commentare. Per noi le cose sono chiare”.

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Lo hanno sempre considerato innocente, continuano a considerarlo tale anche dopo avere pagato il risarcimento alla vittima. La cifra di partenza era 760 mila euro. Ma non è possibile sapere con precisione quanto è stato versato. “Tutte le parti hanno firmato un vincolo di assoluta riservatezza”, dice ancora l’avvocato Lanzinger.

Ed è proprio questo genere di “riservatezza” che ha sempre caratterizzato la vicenda. Il procuratore capo di allora oggi è giudice dell’Aja, si chiama Cuno Tarfusser e ricorda molto bene quell’indagine: “A Bolzano ci trovammo di fronte a un muro. La chiusura della Curia fu totale. Ricordo che fu difficile persino avere accesso agli atti. Ricordo interrogatori pieni di reticenza”.

La vittima si è sposata, ed ora sta meglio. Era riuscita a far riemergere le violenze anche grazie a 350 sedute di psicoanalisi. La sua testimonianza è stata ritenuta dai giudici “una deposizione estremamente lunga e al contempo lucida, lineare e coerente, assolutamente immune da vizi logici”.

Don Carli vive al secondo piano dell’oratorio Maria Schutz di Vipiteno, oggi ha 56 anni. Accanto al suo nome, sul citofono c’è scritto: “Sala giovani”. Di lui dicono: “Nessuno può permettersi di parlarne male”. Viene buio, e torna silenzio. Quello stesso silenzio che accomuna tutte queste storie.

(trascrizione da LA STAMPA del 9-11-19)

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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