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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » 2018, l’anno più difficile del pontificato di Francesco – el año más difícil del pontificado de Francisco

2018, l’anno più difficile del pontificato di Francesco – el año más difícil del pontificado de Francisco

Redazione WebNews by Redazione WebNews
2 Gennaio 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 7 mins read
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Ha avuto inizio con il suo viaggio in Cile, nel mezzo dello scandalo degli abusi sessuali da parte di sacerdoti a minori. Questo tema sarà l’asse dell’incontro che il Papa avrà in febbraio con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo nella Santa Sede.

JULIO ALGAÑARAZ

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E ‘iniziato con il disastro cileno e termina al limite di un evento vitale per il futuro del papato: l’incontro del prossimo febbraio del papa argentino con i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo in Vaticano. Il tema esclusivo sarà come stabilire una volta per tutte una linea efficace nella lotta contro l’abuso sessuale del clero a bambini e minori . Questo include la questione più spinosa: porre fine alla cultura della copertura del colpevole, il che significa indagare a fondo e punire con il licenziamento i superiori e vescovi che nascondono i crimini dei preti pedofili.

Jorge Bergoglio ha promesso pochi giorni fa che “mai più” la Chiesa proteggerà i colpevoli e i loro protettori. Con il  mancato rispetto, il suo pontificato entrerà in un cono d’ombra irreversibile fino alla fine.

Il maxi-scandalo degli stupratori sacerdoti di bambini e minori, esteso in tutto il mondo come un fenomeno mostruoso incontrollato, è il più importante, ma non l’unico problema che ha contribuito a fare del 2018 un anno ‘deprecabile” per Francesco, come definito dalla l’agenzia di stampa americana Associated Press.

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Il deterioramento del contesto politico generale ha avuto una grande influenza per smorzare l’ “euforia del Papa” che ha segnato il momento iniziale del pontificato, con stile, carisma, i gesti e le idee che in pochi mesi ha cambiato, da quando Bergoglio è stato eletto, la prospettiva di una Chiesa che necessitava di un leader per ricevere il “mandato di riforma”.

La Chiesa dei poveri per i poveri, l’aria del cambiamento, la semplicità e il progressismo di un pontefice che annuncia la svolta delle periferie geografiche ed esistenziali nel centro della vita cattolica, un nuovo linguaggio e uno stile personale che rinuncia alla mondanità e il lusso, hanno creato una straordinaria popolarità attorno al Papa argentino.

Il momento d’oro è stato una parabola in campo politico.  Con Barack Obama, presidente degli Stati Uniti Bergoglio ha ottenuto trionfi storici: la Siria è stata salvata dai bombardamenti, il Papa ha incontrato in Vaticano palestinesi e israeliani in una cerimonia di straordinario impatto a favore della pace e la creazione di due stati confinanti in Palestina. Il Papa argentino fu il mediatore dell’accordo tra gli Stati Uniti e Cuba. Per la prima volta a L’Avana, dopo mille anni vi è stato l’incontro di un Papa a Roma con il patriarca ortodosso russo Kirill, che ha anticipato lo storico abbraccio a Mosca.

Poi è arrivato Trump e il divertimento è finito. Tutto è cambiato. I primi conservatori e tradizionalisti, i più ostili del pontificato del Papa “Terzomondista ed eretico” del cattolicesimo americano, hanno ricevuto una spinta enorme nella loro cospirazione per liquidare l’esperienza di Francesco, che nel 2018 ha raggiunto un livello quasi scismatico.

L’ondata di sovrani e populisti in Europa fece germogliare la Brexit in Gran Bretagna e il governo italiano, la patria concreta del cattolicesimo e del potere papale per secoli, passò nelle le mani dei populisti ostili al Papa venuto “dalla fine del mondo”. Nazionalismo, razzismo, xenofobia, estremismo di destra, sfumature neofasciste neo-naziste si stanno diffondendo in tutta Europa, scartando i messaggi di benvenuto ai migranti, l’integrazione con gli stranieri, gli aiuti ai più poveri, gli ultimi, gli scartati, che sono la base del messaggio bergogliano.

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L’unico trionfo che il Papa può raccogliere nel 2018 è l’ accordo con la Cina che consente alla Chiesa di entrare attraverso la porta e ufficialmente nella società del più grande paese del mondo. Si presume che non ci sia chiesa clandestina fedele a Roma e una chiesa “patriottica” creata dal regime comunista. Ma il cammino di unificazione sarà lento e pieno di tempeste per il Vaticano. Il Partito comunista cinese ha preso in mano le questioni religiose per stabilire uno stretto controllo, per mantenere l’egemonia del regime e impedire una crescita interessante del cattolicesimo in Cina. L’opposizione accusa Francesco di aver venduto l’anima al diavolo.

L’aspra cospirazione di conservatori e tradizionalisti, che avevano minacciato apertamente uno scisma con l’ “eretico” Papa, ha fatto decidere Bergoglio, che come papa è il garante dell’unità della Chiesa, di prevenire ulteriori scontri. Il pontificato ha perso la forza propulsiva. Un esempio è il sinodo giovanile che Francesco ha riunito in ottobre in Vaticano. I giovani dovrebbero essere i leader della “Chiesa in uscita” nella visione di Bergoglio. Ma le aspettative di un Sinodo con un ricco dibattito sui nuovi sviluppi presto svanirono. Anche il Papa deve diffondere il documento finale, in cui secondo la tradizione il pontefice scrive e riscrive dopo aver sentito le conclusioni dell’assemblea. Ma è già noto che il Sinodo giovanile ha avuto un finale anodino, diluito nella necessità di non offrire spigoli che aggravano la crisi interna con i cospiratori.

Gli scandali degli abusi sessuali richiedono ora tutti gli sforzi per stabilizzare la situazione. L’anno è iniziato molto male in Cile,dove il Papa ha fatto la peggiore visita apostolica nel suo pontificato. Gli scandali per gli abusi sessuali e l’opposizione popolare a una Chiesa reazionaria e complice delle strutture che proteggevano i chierici colpevoli di una vera ondata di casi, oltraggiarono i cileni e affondarono la struttura clericale. Il guaio è che per tre anni Francisco ha creduto al cardinale Francisco Errázuriz, capo della chiesa, e a tutto il discorso clericale, anche se in Vaticano ha condannato il clericalismo come “una malattia della Chiesa”.

Durante il viaggio ha continuato a difendere il vescovo Juan Barros, che è stato nominato nella diocesi di Osorno e ha attaccato le vittime e l’opinione pubblica cilena per “calunnia”. Quando lasciò il Cile, notò il grave errore e cambiò completamente la sua posizione. Convocò a Roma tutti i 34 vescovi, che si dimisero. La fiducia dei cileni nella Chiesa è scesa al 15% e solo il 55% oggi si riconosce cattolico. Il Papa sta promuovendo una rinascita che sarà molto faticosa e ha licenziato sette vescovi.

Un altro viaggio difficile è stato per il Papa ad agosto in Irlanda, uno dei paesi più cattolici del mondo, dove la Chiesa degli scandali sessuali ha perso la maggior parte dei suoi fedeli. C’era poca gente nelle loro Messe e il Papa ha verificato la grandezza della rabbia. Oggi gli irlandesi approvano il matrimonio egualitario, l’aborto, il divorzio e hanno eletto un politico apertamente gay come primo ministro.

Con i gay, tuttavia, l’approccio del Papa è cambiato. “Chi sono io per giudicarlo?” Rispose durante i primi mesi del pontificato quando gli chiesero cosa pensasse degli omosessuali. Al contrario, nel 2018 Francesco ha confermato che per la Chiesa questo è un comportamento “oggettivamente disordinato” e che gli omosessuali non possono essere sacerdoti. Ordinò una mano di ferro nei seminari e nella formazione. Non c’è posto per queste persone nella Chiesa. Addio illusioni di grandi cambiamenti.

La grande crisi degli scandali si concentra negli Stati Uniti, la sede della cospirazione di destra che mira a sterilizzare o eliminare perfino uno scisma al Papa delle riforme. Sebbene Bergoglio abbia l’apprezzamento della maggioranza dell’opinione pubblica, i cospiratori hanno deciso che nessun problema può indebolire il Papa argentino tanto quanto coinvolgerlo negli scandali.

Per fare questo hanno scelto l’ambasciatore ex (NUNZIO) Papa negli Stati Uniti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ora in pensione. Viganó ha accusato il papa di aver protetto il cardinale Theodore McCarrick, ex arcivescovo di Washington, anche se è stato Francisco a escludere dal cardinalato l’accusato di stupri di bambino e di festini omosessuali con i seminaristi. Viganò superò la linea, consigliato dai cospiratori, e chiese al Papa di rinunciare. Inaudito: nella Chiesa nessuno può chiedere la dimissione al vescovo di Roma.

Nel 2018 i casi in Pennsylvania, Illiniois e altre diocesi sono esplosi, con migliaia di vittime. Le polemiche bruciano nella Chiesa nordamericana, molto divisa e con una maggioranza conservatrice. I vescovi hanno deciso in plenaria di proporre ricerche e metodi efficaci di lotta contro gli abusi sessuali e le coperture. Ma dal Vaticano il Papa proibì loro di andare avanti, cosa che acuì lo scontro.

Francisco vuole che tutte le proposte siano messe sul tavolo all’incontro che si terrà dal 21 al 24 febbraio dai presidenti di tutte le conferenze episcopali . L’incontro deve segnare un prima e un dopo nella crisi che soffoca la Chiesa in una perdita di prestigio che attacca il Papa stesso. La turbolenza del 2018 è proiettata nel futuro del pontificato, oggi pieno di nuvole.

Sostieni Rete L Sostieni Rete L Sostieni Rete L

(traduzione con Google)
https://www.clarin.com/mundo/2018-ano-dificil-pontificado-francisco_0_wYDm-gH-R.html?fbclid=IwAR37L5i9djeu3wXp1ZtzxwwQlqLEHsphN1-H8oUFF_gia1awWp5GXD-0Xs8

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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