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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Apsa » Preti pedofili, omertà e protezione in Vaticano

Preti pedofili, omertà e protezione in Vaticano

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Gennaio 2017
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Il cambio di rotta voluto da Ratzinger non sembra andare al di là dell’annuncio. Al di là del Tevere cardinali vicini a Bergoglio hanno coperto sacerdoti accusati di abusi su minori. Pride Online ne ha parlato con Emiliano Fittipaldi, autore di “Lussuria” 

di Francesco Lepore

Oltre 200 sacerdoti italiani accusati di pedofilia negli ultimi dieci anni. 1200 denunce di abusi su minori pervenute da tutto il mondo all’ex Sant’Uffizio nei primi tre anni di pontificato di Francesco. Cardinali, che hanno coperto a lungo orchi in tonaca e oggi godono della stima di Bergoglio. Questi alcuni dei dati riportati nelle 208 pagine di “Lussuria. Peccati scandali e tradimenti di una Chiesa fatta di uomini” (Feltrinelli 2017), l’ultimo libro-inchiesta di Emiliano Fittipaldi.

Del volume – da oggi in vendita presso le librerie italiane – Pride Online ne ha parlato con l’autore, giornalista de L’Espresso.

Emiliano, com’è nato “Lussuria”?

Il libro vede la luce dopo  “Avarizia” ossia l’inchiesta sugli scandali finanziari in Vaticano. Studiando diversa documentazione, sono giunto alla conclusione che in tema di pedofilia moltissimo dev’essere ancora fatto nella Chiesa e che quanto annunciato è stato eseguito solo in parte. Ho inoltre scoperto che Francesco ha “promosso” molti cardinali variamente coinvolti in questioni attinenti a questa scottante materia.

Uno di questi è il card. George Pell sul quale, oltre alla copertura di preti pedofili, si rincorrono rumors d’omosessualità personale. Che cosa puoi dirmi al riguardo?

Il cardinale Pell è uno degli uomini di punta di Bergoglio, che nel 2014 l’ha nominato prefetto della Segreteria per l’economia. Ma è accertato che quando era arcivescovo di Melbourne ha protetto numerosi preti pedofili.  A provarlo sono le le carte della Royal Commission, pubblicate nel primo capitolo del libro. Esse mettono in evidenza non solo il disinteresse del presule per le vittime di abusi ma anche il personale appoggio ai sacerdoti accusati, che accompagnava in tribunale. Quando Pell si è accorto che la difesa a oltranza non era più sostenibile, ha creato un sistema di risarcimento tale da garantire in media alle singole vittime una somma di 32mila dollari australiani (pari all’incirca a 20mila euro). Un beffa per quanti hanno subito nell’infanzia il dramma dell’abuso qualora si consideri che l’arcidiocesi nel solo 2013 ha incassato ben oltre 108 milioni di dollari, mentre i beni di proprietà hanno un valore pari a circa 1,3 miliardi.

Ma Pell rischia delle conseguenze penali in Australia?

Sì, ma non per l’insabbiamento delle indagini ma per pedofilia, essendo stato personalmente accusato da cinque persone di aver abudato di loro tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso.

Un altro porporato, su cui hai portato l’attenzione, è Domenico Calcagno. Di lui, anche noto come il “cardinale Rambo” per la collezione di armi da fuoco, avevi già parlato in “Avarizia”. Quale la sua vicenda?

I fatti risalgono al 2004 quando era vescovo di Savona-Noli. Ha ampiamente protetto don Nello Girando, pur essendo a conoscenza che aveva abusato di minori. Anziché interdirlo dal ministero preferì spostarlo di parrocchia, dove il sacerdote molestò altri ragazzini. Don Giraudo è stato ultimamente rinviato a giudizio, mentre Domenico Calcagno, nominato da Ratzinger presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa) e creato cardinale nel 2012, continua a esercitare tale incarico con la piena fiducia di Papa Francesco.

Ci sono procedimenti giudiziari a suo carico?
Per queste coperture, queste leggerezze per così dire, non c’è nulla.

Un altro nome illustre è quello di Godfried Danneels…

L’arcivescovo emerito di Bruxelles è un altro dei cardinali, di cui Bergoglio ha fiducia. Ha coperto vari sacerdoti pedofili. Di lui si ha inoltre una conversazione telefonica con una vittima che, abusata in passato da un vescovo belga, è invitata a non fare il nome del violentatore. Intercettazioni, queste, che non sono mai state pubblicate a eccezione d’un piccolo giornale belga, da cui le ho riportate.

Il caso  forse più complesso è quello del card. Philippe Barbarin, che lo scorso anno ha sospeso dal ministero sei preti accusati di pedofilia e ha chiesto pubblicamente scusa nella cattedrale di Lione. Che cosa ne pensi al riguardo?

Le scuse sono sempre accette ma la gravità sta nell’aver mantenuto nell’incarico un sacerdote pedofilo, che gli aveva confidato d’aver abusato di ragazzini in passato. La gravità della vicenda sta nel fatto di non averlo denunciato alle autorità civili né d’aver avviato un procedimento canonico. Secondo l’ordinamento giuridico francese i contestati reati di pedofilia (per l’abusante) e di omesso controllo (per il porporato)  erano caduti in prescrizione. Ma a me interessa l’aspetto etico più che quello giudiziario.

Sulla base d’una fonte interna della Congregazione per la Dottrina della Fede hai parlato di oltre 1200 denunce pervenute nell’ultimo triennio allo stesso dicastero vaticano. Eppure esse non comprovano di per sé l’effettiva colpevolezza dell’accusato, anche perché in non pochi casi si sono rivelate gonfiate se non addirittura infondate…

Indubbiamente. Ma si parla comunque di denunce giudicate verosimili dai singoli vescovi, che hanno inoltrato alla Cdf gli incartamenti delle prime istruttorie avviate a carico dei denunciati nei rispettivi tribunali diocesani di competenza La cautela è d’obbligo ma le cifre stanno comunque a testimoniare un fenomeno molto forte. Il vero problema sta nel fatto che tutti gli incartamenti restano riservati. Per cui nei casi di provata colpevolezza è impossibile conoscere i nomi dei carnefici. L’impressione è che tutta la normativa vaticana al riguardo è rimasta pressoché immutata. Unica eccezione l’istituto della prescrizione, che da Benedetto XVI è stata portata da 28 a 38 anni.

Non pensi che lo “zelo” dei vescovi nell’inoltrare le denunce al Sant’Uffizio sia anche dettato da paura d’evitare eventuali gogne mediatiche?

In parte. Fino a quando gli incartamenti processuali resteranno nel segreto delle aule dei tribunali diocesani e della Cdf tale rischio è quasi nullo. Al contrario si auspicherebbe che, nel caso di sospetto di pedofilia, i vescovi ne mettano a conoscenza non solo la Cdf ma anche le autorità giudiziarie statali. Ricordo che in Italia non c’è obbligatorietà di denuncia al riguardo per gli ordinari locali.

Altri nomi di porporati “insabbiatori”, di cui parli?

Potrei menzionare Maradiaga, Dolan, Errázuriz Ossa.

Pur non trattandosi di un porporato, un altro nome sotto accusa è quello di mons. Tony Anatrella. Puoi in breve ricostruirne la storia?

Anatrella è un importante teologo francese, stimatissimo in Vaticano tanto da essere consultore presso vari dicasteri. A lui si devono, come ispiratore, le forti prese di posizioni contro l’inesistente “ideologia gender”. Come psicoterapeuta è sostenitore della medicalizzazione dell’omosessualità. Lo scorso anno però è stato ripetutamente accusato di molestie sessuali da alcuni pazienti gay. Trattandosi di denunce anonime, il card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, ha dichiarato di non poter procedere sulla base di tali dichiarazioni. Sarà pur vero ma non si può dimenticare che Anatrella è l’autore di alcune direttive vaticane, secondo le quali i vescovi non sono tenuti a denunciare alle autorità giudiziarie i sacerdoti rei di abusi su minori.

http://www.prideonline.it/2017/01/19/preti-pedofili-omerta-protezione-in-vaticano/

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