“Quello di cui è accusato Claudio Nucci lo ha subito da bambino”. E’ Gianluca De Bonis, legale del pr della Roma Bene arrestato con l’accusa di sfruttamento della prostituzione e di detenzione di materiale pedopornografico, ha lanciare l’accusa dai microfoni di Radio Cusano. “Ha subito violenze. Da bambino è stato ricoverato per aver subito violenze carnali dai preti dai quali si trovava, perché era figlio di ignoti. Aveva subito delle violenze carnali dai preti che lo ospitavano. Questo è documentabile ed è agli atti della struttura sanitaria che lo ha accolto e che ad oggi non posso ancora rivelare”.
Il pubblico ministero, sulla base degli elementi raccolti, ha chiesto il giudizio immediato per Claudio Nucci: 56anni, organizzatore di feste, incontri e serate, secondo l’accusa adescava minori anche a scuola: studenti di 14 e 16 anni comprati per una felpa, un biglietto per un evento sportivo, la promessa di un lavoro intrigante: molte delle vittime di Nucci vivevano a Roma Nord, zona dove lo stesso pierre organizzava le sue feste. Ma il suo legale smentisce in parte questa ricostruzione: “Non era un Pr, aveva una attività di intermediazione immobiliare e poi frequentava anche un certo tipo di ambiente. Non era un Pr, millantava di avere molte conoscenze, ma non era assolutamente un Pr. Al momento i casi che gli vengono addebitati, senza nulla togliere alla gravità dei fatti, sono tre. A dar via alle indagini è stato lo zio di un ragazzo. Quello di cui viene accusato lo ha subito pesantemente lui nella sua infanzia. Ciò non vuol dire che questo dovrebbe portare a diminuire le eventuali sue responsabilità, ma lo porta in qualche modo a non capirne fino in fondo la illiceità. Nucci è da molto tempo sottoposto ad un trattamento psichiatrico, con un dottore che ne ha evidenziato le problematiche e le patologie psicologiche. Si parla di un’altra persona con la quale al telefono si vantava e che potrebbe essere in qualche modo coinvolta nelle indagini? Escludo categoricamente che quest’altra persona possa essere coinvolta”.
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Informazione sui contenuti
La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.
Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.
Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.
Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.
Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.
E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non - seppur condannate nei primi gradi di giudizio.
Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.