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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Adriano Stambè » Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

Orge e pedofilia: frate della parrocchia di San Domenico incastrato da finto camionista gay. La Procura apre un’inchiesta

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Aprile 2015
in Sicilia
Reading Time: 4 mins read
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di Michele Schinella e Palmira Mancuso

“Avevo trovato un padre che per prendersi la cocaina mi ha lasciato il figlioletto che accudivo. Alla fine è rientrato: non aveva soldi per prendersi la cocaina, ha voluto 100 euro e io sono andato a darglieli mi ha risposto “Io non sono mica frocio se vuoi ti faccio leccare due minuti il mio figlioletto”. Infine era carino e l’ho fatto. Aveva cinque o sei anni. Ho fatto due foto anche come dire guarda fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga”.

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Sul suo profilo facebook campeggiano decine di foto che lo ritraggono con papa Francesco. Ma il frate dell’ordine dei predicatori domenicani, Adriano Stambè, 42 anni, originario di Vibo Valentia, in forza da un anno alla parrocchia di San Domenico di Messina, ubicata nel popoloso quartiere di Giostra, aveva pure foto di tutt’altra natura.

Più che mostrare “fino a che punto arriva la gente per prendersi la droga” mostrano, come gli dice chi lo ha smascherato fingendosi su internet camionista gay, che “non ha pietà e fa proprio schifo e ha bisogno di essere curato”.

Le foto del bambino figlio del tossicodipendente, in realtà, sono tre: in una si vede il volto del bambino, in un’altra il culetto e in un’altra ancora il pisellino.

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Sono solo alcune delle foto compromettenti che il frate ha inviato nel corso di chat andate avanti anche su whatsapp per 20 giorni, tra il primo e il 19 aprile 2015, quando Stambè ha tirato fuori le foto del bambino, suscitando l’indignazione del suo interlocutore che lo ha duramente apostrofato.

Le tre foto fanno parte di un dossier che il finto camionista gay, tre giorni  dopo, il 23 aprile 2015, ha allegato ad una querela depositata alla stazione dei carabinieri di Rovigo. I militari hanno ipotizzato il reato di Atti sessuali con minorenni, trasmettendo le carte alla Procura.

Il frate ha chattato con il finto camionista gay raccontandosi e raccontando di se, dei suoi rapporti con i ragazzini e di orge cui – secondo il suo racconto – hanno partecipato altri frati e preti.  Nel dossier ci sono tutti gli sms che il finto camionista ha salvato e ha registrato su un cd, comprese le foto del frate nudo.

Qualche giorno prima il dossier era stato inviato al vescovo di Messina, Calogero La Piana.

Tra le foto inviate, compendiate nel dossier, quelle raccapriccianti di un rapporto di fisting  con un “ragazzo da favola che però ha 17 anni e mezzo”.

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ORGE CON PRETI E FRATI

“Una volta due al mese ci si mette d’accordo di trovarci e si affitta una casa con la scusa di un incontro spirituale, invece si fa sesso: Roma, Torino, Genova, Bari, Taranto, Bergamo, Milano, Brescia. Un sacerdote ha il compito di portarsi dietro uno per fare squadra di puro e sano divertimento, se ci stanchiamo paghiamo qualche escort ragazzo, andiamo sul sito che si chiama pianetaescort.com chiediamo e ne paghiamo uno o due e ci facciamo le cavalcate pazzesche”, ha raccontato fra Adriano.

I partecipanti? “Sempre su 10 circa. A volte usiamo anche delle cose che ti fa sbottare la testa … vai su di giri e godi come una sirena in mare aperto”.

Fra Adriano ha confidato pure di rapporti con sacerdoti, alcuni già beccati: “A dire il vero uno che è già stato beccato… povero scemo. Poi ci sono altri tre preti a Bari e due di Taranto, ma adesso hanno paura, dopo lo scandalo successo sui giornali.”

Come e quanto si pagava? Anche in questo caso fra Adriano non ha peli sulla lingua: “Con le offerte che ci da la gente poi paghiamo, dipende se va ad ora o a notte, ma in media tremila euro”.

LA CHIESA SOTTO SCACCO

Ma è questo che vuole la Chiesa?, gli ha domandato il finto camionista. “Caro mio, anche noi siamo umani, sai. Ma io giuro, esce qualcosa su altro prete su giornali o simili, prendo mi metto in mezzo ad una strada e inizio a dire a voce alta i nomi di preti diocesani e religiosi o frati, perché nelle orge organizzate ci sono preti diocesani che si vestono da donne”.

Queste del frate calabrese potrebbero essere anche millanterie. Agli inquirenti il compito ora di accertarlo.

IL FRATE SCOMPARSO

“Ci dobbiamo sposare, c’è Frate Adriano? ”. E’ la sera del 23 aprile 2015. Nella parrocchia di San Domenico c’è ancora attività. Ma del frate domenicano non c’è traccia. E quando si chiede di lui la risposta di tutti è secca e imbarazzata: “Non c’è, non sappiamo dove si trova”. A nulla vale cercare di parlare, il giorno dopo, con il parroco Francesco D’Agostino per sapere se il frate è già stato allontanato e quali provvedimenti siano stati presi. “E’ tutto il giorno impegnato in riunioni. Non è assolutamente possibile parlarci”, risponde seccamente una voce femminile al telefono della parrocchia.

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“Il clima è surreale. Non c’è nessuno. E’ stato dato l’ordine di chiudere tutte le porte e di non far entrare nessuno”, racconta un parrocchiano.

LA POSIZIONE DELLA CHIESA

“Il frate è stato allontanato nella giornata di ieri. Non è più a Messina”, spiega padre Tanino Tripodo, vicario del Vescovo La Piana, nella tarda serata di venerdì 24. “Il fatto che sia stato denunciato non significa che è colpevole. Una cosa è se navigava su siti porno, altra cosa se ha avuto rapporti sessuali: entrambi sono gravi ma non sono la stessa cosa”, afferma Tripodo. Ma le foto sono eloquenti? “Il dossier è sul mio tavolo da questa mattina ma non l’ho ancora visto. Sono fuori sede”, dice Tripodo.

IDENTIKIT DI UN FINTO CAMIONISTA

“Non sono né un camionista, né un gay. Sono solo un cattolico credente che vuole smascherare coloro che tradiscono la legge di Dio e attentano ai bambini”. Raggiunto al telefono, il finto camionista che ha smascherato frate Adriano spiega le ragioni del suo agire. Si chiama Andrea Baldon e non è nuovo a denunce di pedofilia nei confronti dei preti. Qualche mese fa aveva smascherato un sacerdote carmelitano di Taranto, finito sotto inchiesta. Ironia della sorte, il carmelitano altri non è se non il “povero scemo beccato a Taranto”, di cui si faceva beffa fra Adriano.

(www.micheleschinella)

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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