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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » IL POPOLO DELLA SANITA’ DIFENDE IL SUO PARROCO ‘IL RAGAZZO E’ UN INFAME

IL POPOLO DELLA SANITA’ DIFENDE IL SUO PARROCO ‘IL RAGAZZO E’ UN INFAME

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Luglio 1990
in Campania
Reading Time: 4 mins read
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NAPOLI Infame, mostro, giuda. Insulti come stilettate per Tonino, il popolo della Sanità non gli dà tregua, non lo perdona per il suo clamoroso atto d’ accusa contro padre Giuseppe Rassello, il parroco simbolo del rione più degradato di Napoli, il prete dei disperati, dei tossicomani, delle sfide alla camorra.

Da ieri alla sbarra per violenza carnale e atti di libidine nei confronti di Antonio B., quattordici anni appena compiuti.

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Inizia così, in un clima di apertà ostilità verso il ragazzino, il processo al sacerdote. E’ quasi mezzogiorno nell’ aula sotto i porticati del vecchio palazzo di giustizia partenopeo quando il cancelliere legge le accuse. La gente della Sanità, oltre duecento persone, ha un sussulto. In rapida successione il cancelliere riepiloga: …per aver toccato in parti intime e masturbato il ragazzo, facendosi masturbare, tentando rapporti anali, inducendolo a commettere atti di libidine sulla sua persona, dal novembre ‘ 89 al 23 marzo ‘ 90. Don Rassello sembra una statua di marmo. Impassibile, completo grigio, cravatta allentata, occhiali scuri, il religioso tradisce il nervosismo fumando una sigaretta dopo l’ altra.

E’ stato in silenzio per tutta la fase iniziale del processo, ricca di richieste di rinvio, sospensioni, riprese. Poi, improvvisamente, Rassello chiede la parola. E legge una clamorosa memoria, due pagine scritte a mano. Ho aperto le porte a tutti Dopo la prima fase di smarrimento, seguita all’ arresto, ho riflettuto. Particolari che avevo dimenticato acquistano ora nuova evidenza… ho aperto le porte della mia chiesa a tutti, anche ad Antonio. Se alcune circostanze del mio interrogatorio sono state oggetto di equivoco, questo è dovuto al fatto che parte di esse erano legate al sigillo sacramentale.

La gente rumoreggia: il sacerdote, dopo aver parlato nel primo interrogatorio di un complotto contro di lui, ordito da politici e camorra per le sue denunce a tutto campo, nel secondo interrogatorio aveva corretto il tiro. Mai, però, aveva affermato come ieri di conoscere altre verità scottanti sulla torbida vicenda che lo vede protagonista. Notizie fondamentali per il processo, ma che non può rivelare perchè apprese nel segreto della confessione. Di più: Tengo a precisare che alcune frasi verbalizzate nell’ interrogatorio e a me attribuite non sono mie. Il parroco, con una sibillina dichiarazione, lancia ombre sulle prime battute dell’ inchiesta condotta dal pm Aldo Policastro. Continua di getto: Ripeto, all’ inizio ero in stato confusionale.

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E in quelle condizioni il prete aveva accusato di congiura persino tre frati francescani, suoi predecessori nella chiesa di Santa Maria, con i quali Tonino viveva prima del suo arrivo alla Sanità. In quel momento avevo formulato al pm tutte le ipotesi che potevo immaginare. Oggi non mi sento di escluderle, ma passano in secondo piano di fronte alle accuse precise che mi ha lanciato il ragazzo. E conclude quasi urlando, gli occhi lucidi per la commozione: Mi sento addolorato, signori giudici, colpito al cuore in ciò che avevo di più caro e che ha sempre ispirato la mia vita: la promozione e la santificazione dei più piccoli e indifesi.

Rassello lascia l’ aula, la gente gli si stringe attorno, i ragazzi lo abbracciano, le donne gli baciano la mano. E qualcuno ripete: Quel guaglione infame, che mostro. Sono le stesse persone che hanno affollato Castelcapuano dalle otto di ieri mattina. Un tribunale assediato: Tonino raggiunge l’ aula alle nove e mezza protetto da una nutrita scorta di agenti. Gli occhi sbarrati, saluta le uniche persone che gli sono vicine, due professoresse che lo conoscono da sempre. Anche loro saranno insultate.

Antonio ha fatto una scelta coraggiosa: si è costituito parte civile tramite un’ anziana zia. Adesso ha un avvocato, Salvatore Pane. Ma la sua scelta lo ha allontanato ancora di più dalla sua famiglia, dove non vuole tornare, dalla madre Maria, che ripete ossessivamente: Non conosco i fatti, ma rivoglio Tonino, che gli abbiamo fatto?. Il processo si fa subito difficile. Ci si mette anche il cronico sfascio della macchina giudiziaria napoletana: non si trova un perito per trascrivere la registrazione dell’ udienza.

Per due ore il dibattimento rischia di saltare. Soltanto intorno alle dodici il presidente Pietro Lignola apre ufficialmente il processo. L’ inchiesta giudiziaria Il pubblico ministero Domenico Zeuli espone le tesi accusatorie, l’ indagine della squadra mobile scattata nel maggio scorso sulla base di una soffiata: Un prete in jeans si fa un ragazzo. Gli agenti rintracciano Antonio nella scuola Benedetto Croce, nel cuore della Sanità. Tonino è reticente, confessa soltanto dopo alcune ore. Si apre l’ inchiesta giudiziaria, il ragazzino conferma davanti al pm, e rivela di avere già raccontato tutto all’ anziano frate Michele.

Le sue accuse, nel corso di successivi interrogatori, si fanno sempre più precise, Tonino descrive addirittura un particolare intimo del corpo di don Rassello, un anomalo rigonfiamento inguinale. Tocca alla difesa. Il penalista Enrico Tuccillo parla di contraddizioni nel racconto di Antonio. Il ragazzo ha vissuto in stato di abbandono, poi era diventato il pupillo degli anziani frati della Sanità. Ma questi dovevano andar via per far posto a Rassello. Il ragazzino non l’ aveva presa bene, arrivò addirittura a raccogliere firme contro il nuovo parroco. Il risentimento ha prodotto tutto il resto. E poi c’ è stato un matrimonio tra consanguinei nella famiglia di Tonino. Il nonno, gli zii e il padre sono in manicomio. Oggi, a porte chiuse, la deposizione di Tonino.

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

di GIOVANNI MARINO e PIERO MELATI

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/07/18/il-popolo-della-sanita-difende-il-suo.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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