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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Genova » Pomeriggio 5, la denuncia di ‘Francesca’: “Don Marino ha abusato di me”. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

Pomeriggio 5, la denuncia di ‘Francesca’: “Don Marino ha abusato di me”. Un caso seguito dalla Rete L’ABUSO

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Gennaio 2014
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 2 mins read
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 MILANO. Un volo a Milano, il tempo di entrare in studio e raccontare la sua storia. Questo è appena accaduto in diretta televisiva su Pomeriggio 5, trasmissione d’intrattenimento di Canale 5 condotta da Barbara D’Urso, sul tema dell’ormai nazionale vicenda“don Marino Genova”.

Spazio allo share, quindi, per una vicenda che piomba nelle case di oltre tre milioni di spettatori, come specificato dalla conduttrice, ed aggiunge sempre più protagonisti alla cronaca delle pagine web a non solo e così, dopo Repubblica, che ha pubblicato un’intervista in cartaceo sul numero di ieri, e le decine di articoli dei portali d’informazione locali, con le dichiarazioni divicinanza pubblicate da noi in esclusiva nei giorni scorsi, l’approdo a Mediaset è preceduto da mille polemiche legate al binomio “Chiesa e pedofilia” e a quello “Chiesa e omertà”, ma anche alle tante frasi pubblicate tra facebook e blog con anche la lettera-testimonianza della stessa ragazza chiamata “Francesca” per l’occasione.

Ma torniamo ai fatti. Da Barbara D’Urso ha sfilato un lato della verità, quella della giovane donna che senza mezzi termini e con lacrime agli occhi ha affermato: “Il prete si è approfittato del fatto che mi mancavano il papà e la nonna da poco morta. La prima volta c’è stata quando avevo 13 anni (oggi ne ha 18) e lui mi portò in sacrestia, mi sbattè contro un muro e mi violentò”.

Quattro anni di rapporti sessuali con don Marino che avrebbe plagiato la giovane donna: “Mi diceva parole dolci, mi scriveva e mandava decine di sms. Per era tutto normale, non riuscivo a capire. Non diceva di amarmi ma sia a casa mia che in sacrestia mi violentava. Diceva di volere un figlio da me”.In diretta tv spunta anche una e-mail di monsignor De Luca alla stessa D’Urso che afferma l’aver “riscontrato l’attendibilità dei fatti” contenuti nelle oltre 50 pagine di denuncia depositata dalla ragazza.

Eppure si è tentato di dare voce anche a parte della cittadinanza di Portocannone che, intervistata, continua a “non credere alla veridicità dei fatti” ipotizzando un suo “esser stata costruita” quasi ad hoc per un semplice motivo: “soldi”.

“La mia casa è accanto a quella del prete, io stessa pulivo la sua casa e non è assolutamente vera la denuncia”, sostiene una donna del paese e, poco dopo, ecco apparire in diretta Tv da Portocannone anche il sindaco Mascio che ha evidenziato “l’ottima attività pastorale del parroco a sostegno di tutti” … “eppure – lo interrompe la D’urso – aiutava anche sè stesso: è facile violentare una ragazzina”.

E lì segue l’rvm con le voci di paese che sostengono pienamente don Marino: ”Non ci crediamo, don Marino è una persona speciale”. E così la replica della giovane e irritata Francesca che afferma: “Don Marino ha una doppia personalità e io voglio giustizia e rivolgo un appello alle altre vittime di parlare e denunciare”.

La D’Urso ha proposto tutto come se fosse vero e appurato e don Marino già condannato mentre stringeva in mano la pagina del quotidiano “La Repubblica” denunciante il caso.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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